Rassegna storica del Risorgimento
FERRARI GIUSEPPE; LOVETT CLARA MARIA SCRITTI
anno
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1980
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pagina
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268
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268 Giuseppe Monsagrati
ria, ebbero un contenuto più innocuo e limitato di quanto facesse intendere il titolo dell'opera che le svolgeva, la Filosofia della rivoluzione. A me sembra inoltre che, a ben guardare, i dne punti inseriti nel programma agitatorìo avanzato da Ferrari nella Federazione repubblicana, l'irreligione e la legge agraria, in sostanza finivano per neutralizzarsi l'un l'altro; è vero che con un procedimento tipicamente ferrariano la parte teorica era separata da quella pratica, e l'irreligione, intesa come attuazione del dominio della scienza sul mondo, era affidata ad una élite di filosofi e di intellettuali,41) mentre la legge agraria riguardava le popolazioni contadine; 42> ma Ferrari stesso spiegava che l'una era correlativa4-1 all'altra, e una valutazione appena realistica della situazione sociale italiana, in cui Fopinioine dei ceti inferiori, cioè della stragrande maggioranza ad una élite di filosofi e di intellettuali,41) mentre la legge agraria riguardava molti dubbi sull'impatto che avrebbe potuto avere in Italia un progetto politico, quale quello ferrariano, in cui l'ideale dell'eguaglianza fosse saldamente connesso ma sarebbe più giusto dire subordinato con l'ideale del trionfo dell'ateismo sulla religione.
Che gli entusiasmi per Ferrari venissero fuori in tempi in cui l'indagine sui movimenti ultrademocratici italiani era ancora agli albori si può anche capire; ma a partire da questa ricerca della Lovett si dovrà procedere con maggior cautela, possibilmente astraendo dai bisogni del presente e dalla smania di trovare dovunque precursori. Testi alla mano, tutti i suoi testi alla mano, Ferrari è abbastanza diverso da come alle volte piace rappresentarlo; e se è apprezzabile che ci sia chi, come la Lovett, voglia farlo conoscere fuori dei nostri confini, è anche opportuno valersi dei risultati della sua indagine per andare oltre e tentarne una valutazione più aggiornata e scevra da condizionamenti di natura non scientifica, magari partendo dalla constatazione che un profondo conoscitore della storia delle utopie, per giunta molto sensibile ai problemi della sua epoca, intendo dire Delio Cantimori, ha giudicato il rivoluzionarismo di Ferrari violento assai nelle parole e nelle estrose immagini, ma assai moderato nei fatti [...] e soprattutto rimasto su un piano assai lontano dall'azione organizzatrice
41) a Per irreligione intendo la propagazione progressiva della scienza che si sostituisca alle favole del culto ed alle contradizioni fatali della metafisica, per stabilire la divinità dei nostri diritti e l'assoluto della giustizia (FERRARI, La federazione repubblicana, in SP, p. 395). Poche pagine prima aveva affermato: La rivoluzione sociale non è che una rivoluzione di filosofi (ivi, p. 383): un concetto che torna nel celebre attacco della Flosofia della rivoluziona La rivoluzione è il trionfo della filosofia chiamata a governare l'umanità (ivi, p. 410).
42) Presentata nella Federazione repubblicana come il progressivo incremento del principio di necessità (ivi, p. 395), nella Filosofia della rivoluzione la legge agraria era, con un ulteriore sforzo di approfondimento, vista come la combinazione di ce proprietà e comunanza (ivi, p. 573). Non era certo il caso di Ferrari, ma può essere opportuno ricordare le istruzioni che Giuseppe Giusti in un componimento del 1847 metteva sulla bocca di Metternich a colloquio con un suo emissario in partenza per l'Italia ove avrebbe dovuto creare un clima et galiziano : Spargete delle idee repubblicane; / Dite che i ricchi e tutti i ben provvisti / Fan tutt'uno del popolo e del cane, / e son tutti briganti e sanfedisti; / Che la questione significa pane, / Che chi l'intende sono i comunisti; / E che il nemico della legge agraria / Condanna i quattro quinti a campar d'aria (GIUSEPPE GIUSTI, Poesie, a cura di NUNZIO SABATUCCI, Milano, Feltrinelli, 1952, voi. II, p. 414).
43) FERRARI, La federazione repubblicana, in SP, p. 395.