Rassegna storica del Risorgimento

FERRARI GIUSEPPE; LOVETT CLARA MARIA SCRITTI
anno <1980>   pagina <270>
immagine non disponibile

270
Giuseppe Monsagrati
per non trovarsi a fare i conti con gli esiti ultimi di quel pensiero. Così Della Peruta ha dovuto circoscrivere il rìvoluzionarismo di Ferrari al periodo 1849-1852; e la Rota Ghibaudi, che nella già ricordata biografia si era fermata al 1860, in una successiva Introduzione alla ristampa di alcune opere di Ferrari, pur propugnandone una interpretazione socialista non limitata nel tempo, non ha ritenuto necessario approfondire la sua indagine, tralasciando per esempio di parlarci del Ferrari che nel 1871 condanna senza remissione la Comune.485 Se quindi abbiamo dovuto aspettare che la prima vera biografia di Ferrari fosse pubblicata negli Stati Uniti un motivo in effetti c'è: come conciliare, infatti, un Ferrari precursore del socialismo , di una dottrina cioè tutta basata sul­l'attivismo e sul volontarismo, con un Ferrari d'altra parte scettico e, negli ultimi anni della sua vita specialmente, portato al fatalismo ed al meccanicismo? Come trovare un seguito degli slogans, con cui nel 1851 aveva saputo tanto bene épater le bourgeois, nella sua presenza in un Parlamento e quindi in un Senato monar­chici e in quegli aridi scritti dell'ultimo decennio della sua esistenza?
Finora la scappatoia era stata appunto quella di centrare tutto il discorso sulle opere del cosiddetto periodo rivoluzionario sfumando molto l'attenzione per la produzione della maturità e della vecchiaia e tralasciando del tutto la sua partecipazione alla vita politica italiana dopo il raggiungimento dell'Unità. Ma è ovvio che impostazioni del genere, metodologicamente molto discutibili, non reggono ad un'analisi che rifugga dall'essere superficiale; la realtà è invece che il vero Ferrari, il più spontaneo, il più sincero, il più coerente con il proprio passato di studioso, è senza dubbio quello della Teoria dei periodi politici, il lavoro che in pratica pone fine alla sua quarantennale carriera di ricercatore; mentre d'altra parte nella linea di sviluppo dalle prime indagini sulla filosofia della storia fino all'elaborazione di un metodo positivistico che si propone l'ap­plicazione dell'aritmetica alla storia in funzione di una conoscenza del passato e insieme di una previsione del futuro sulla base del succedersi di quattro generazioni,X) il socialismo rappresenta per Ferrari una parentesi, qualcosa che, lungi dal rientrare in un autonomo processo della sua mente, è frutto di letture e sa molto di tavolino proprio perché deve rispondere ad una esigenza nuova, quella di passare alla lotta politica attiva. Ha detto bene Alessandro Levi: ... cotesto rìvoluzionarismo era un rìvoluzionarismo meramente intellettuale,
485 FERRARI, SP, pp. 9-30. La Rota Ghihaudi sostiene, purtroppo senza dimostrarlo se non con affermazioni apodittiche, che una limitazione del contenuto socialista nel pen­siero di Ferrari al periodo '49-'52 è infondata, ma per farlo deve sorvolare su parecchi elementi di fatto o alterarne altri: si vedrà più avanti che è molto scorretto dire, come fa la Rota Ghibaudi, che Ferrari vide nella Comune una espressione del movimento socialista con tutte le componenti più avanzate del '48 (ivi, p. 20). Criticando poi l'inter­pretazione riduttiva di Berti, la Rota Ghibaudi ne indica le cause in una lettura poco attenta delle opere del Ferrari (ivi, p. 13): tesi che non sta in piedi se si pensa che A. Levi, che quelle opere conosceva a menadito, era giunto alle stesse conclusioni. Come valu­tare poi il fatto che nella pressoché completa Nota bibliografica che segue la sua Intro­duzione, la Rota Ghibaudi non includa l'articolo in cui D'Amato aveva mosso una serie di puntuali crìtiche al suo lavoro del 1969?
49' Uno dei primi a definirlo tale fu ALDO FERRARI, / precursori del movimento socialista in Italia, in Nuova Rivista Storica, a. X (1962), pp. 2-25.
5) La Teoria dei perìodi politici è del '74; L'aritmetica nella storia, testo di una let­tura tenuta da Ferrari l'I luglio 1875, apparve sui Rendiconti del R Istituto lombarda di scienze e lettere, serie II voi. Vili (1875), pp. 5-12.