Rassegna storica del Risorgimento
FERRARI GIUSEPPE; LOVETT CLARA MARIA SCRITTI
anno
<
1980
>
pagina
<
271
>
A proposito di Giuseppe Ferrari
271
un freddo se pur connaturato atteggiamento cerebrale, piuttosto che un prepotente impulso del cuore . S1>
D'altro canto tutte le caratteristiche più specifiche dell'uomo, come l'inguaribile individualismo, la predisposizione all'autocompiacimento ed alla vanità personale, la separazione che sempre volle instaurata tra idee e fatti con il privilegio accordato alle prime sui secondi, la sua stessa vita privata infine, stanno ad indicare con chiarezza il fondo piccolo-borghese o, se si preferisce, tardo-aristocratico della sua personalità umana ed intellettuale. Solo con questa consapevolezza è possibile stabilire un'intima coerenza, un nesso ideale tra il Ferrari dei primi studi su Vico e quello della vecchiaia; ma, ripeto, da questo lungo tragitto deve restare escluso il momento socialista, non casualmente il solo in cui il Milanese sentì l'urgenza d'un forte impegno politico diretto, attivo ed in prima persona.
Per questo motivo, ed anche per altri che dirò più oltre, ritengo che si debba respingere ogni tentativo di riproporre in termini di attualità il pensiero di Ferrari: non come studioso, perché, come avvertiva in anni lontani Giacomo Perticone, la sua meditazione non supera il suo periodo, si svolge e si risolve entro i confini del nostro Risorgimento ; 52> non come socialista, perché in realtà non lo fu e perché, a guardar bene, è possibile addirittura individuare nella sua concezione e molti lo hanno fatto 53i ombre consistenti di conservatorismo e di autoritarismo che possono costituire l'ulteriore spia della verbosità e dell'occaeionalità del suo rivoluzionarismo.
Ma fino a quando non si riterrà di dovere escludere l'esperienza socialista-rivoluzionaria dalla vita di Ferrari e, al contrario, si farà di tutto per amplificarla, come troppe volte è accaduto in questi ultimi anni, dei livelli possibili di conoscenza sarà dato di toccare solo il più epidermico, e l'immagine del pensatore milanese resterà sempre sfocata e ambigua: tutto rivoluzionario in quelle ampie opere di sintesi sulle quali la sua figura aleggerà benefica per provare che in Italia qualcuno che aveva indicato come praticabili soluzioni non moderate del problema nazionale c'era pur stato (colpa del borghese Mazzini se non aveva trovato ascolto); 5*> intimamente tormentato da una dichotomy between Ferrari the democratic politician and Ferrari the philosopher of history 55) in lavori che, come questo della Lovett, non possono ritagliare nel tempo una esperienza particolare, per quanto affascinante, e devono fare i conti con tutto il
51) À. LEVI, Il pensiero politico... cit., p. 226.
52) GIACOMO PERTICONE, La concezione etico-politica di Giuseppe Ferrari, in Rivista internazionale di filosofia del diritto, a. II (1922), p. 272.
53) Questa critica, di cui Ferrari era consapevole (cfr. il testo della sua lettera agli elettori, 8 dicembre 1870, in FERRARI, Carteggio, p. 255) aveva una duplice origine, derivando o dalla sua scelta federalistica (e su ciò si veda STEFANO JACINI, I conservatori e l'evoluzione naturale dei partiti politici in Italia, Milano, Brigola, 1879, p. 13; e A. LEVI, Il pensiero politico... cit., p. 238) o dalla sua giustificazione del dispotismo (e in proposito, oltre che ad A. LEVI, // pensiero politico... cit., p. 225, nota 2 è p. 386, mi permetto di rinviare al mio Federalismo e Unità... cit., pp. 273-274).
54) Una impostazione del genere si riscontra nella Storia d'Italia edita da Einaudi: Ferrari, che nel saggio di STUART J. WOOLF, La storia politica e sociale (ivi, voi. Ili: Dal primo Settecento all'Unità, Torino, 1973, pp. 452-458) figura come un acceso democratico antimazziniano, nei tre tomi che compongono il IV volume, dedicato al periodo postunitario, è ricordato solo tre volte e per di più incidentalmente.
55) LOVETT, Giuseppe Ferrari and the Italian Revolution cil, p. 206.