Rassegna storica del Risorgimento

FERRARI GIUSEPPE; LOVETT CLARA MARIA SCRITTI
anno <1980>   pagina <272>
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Giuseppe Monsagrati
resto. E allora viene spontaneo obbiettare che una simile dicotomia non dura alla prova dei fatti, anche se a Ferrari poteva far comodo per evitare di essere messo alle strette da chi in Parlamento arrivasse a coglierlo in contraddizione: non dura, perché il politico democratico non è che vuota apparenza se a sorreg­gerlo non c'è il pensatore democratico, e così sembro anche a Levi che di Fer­rari non accettò la separazione fra la sua attività scientifica e la sua attività politica . *)
D'altro canto è proprio la Lovett che, in un apprezzabile sforzo di obbietti­vità e di onestà intellettuale, giunge a riconoscere l'indeterminatezza del socia­lismo ferrariano e ad indicarci nel suo lifelong commitment to the secnlari-zation of Italian society un contributo senz'altro more originai than his socialist beliefs . È questo uno spunto che non si deve lasciar cadere e sul quale è a mio parere lecito imperniare una ricerca volta a cogliere il vero signi­ficato della personalità di Ferrari; ed è uno spunto al quale gli elementi di soste­gno non mancano davvero, ove si tenga presente che tutta la formazione culturale di Ferrari aveva ruotato intorno al problema della presenza della Chiesa in Italia ed al grado di arretratezza che un simile fenomeno aveva prodotto nella vita intellettuale italiana. Di qui il suo interesse per la figura di Machiavelli,58) di qui la genesi della Filosofia della rivoluzione, un'opera che in origine era stata pensata come uno studio su La religion oVaprès la révélation naturelle, di qui anche l'individuazione nella lotta tra Guelfi e Ghibellini del principio uni­ficante della storia italiana. In lui di veramente sentito ed istintivo c'era stato il senso del laicismo l'irreligione con tutte le sue implicazioni culturali molto prima che sociali. Ai lavori del 1851 le necessità ideologiche e politiche immediate avevano imposto un taglio particolare, ed è perciò comprensibile che in quel clima polemico egli arrivasse a sostenere in buona fede come la cause de la science et de la demo era tie fossero per lui identiques ;60) ma nel contatto diretto, quando gli era stato possibile esprimersi più liberamente, Ferrari aveva predicato che se non si fosse scossa la società italiana nel suo Cristo, nel suo Dio , nessun programma politico, per quanto incendiario , sarebbe riuscito a trasformarla.6,) Questa è a mio parere la chiave giusta per intendere come mai nell'attività di storico di Ferrari i principii rivoluzionari del suo programma politico post-quarantottesco non fossero in pratica mai ado­perati come metodo ermeneutico e lasciassero ampio spazio alle visioni mecca­nicistiche in cui non le forze umane dominavano ma l'oscuro concetto del Fato:
5W A. LEVI, Il pensiero politico... cit., p. 226.
57) LOVETT, Giuseppe Ferrari and the italian Revolution cit., p. 219.
58) Al quale dedicò il saggio su Machiavelli giudice delle rivoluzioni dei nostri tempi, pubblicato in francese nel 1849 e ora in FERRARI, SP, pp. 161-268.
Cr. C. D'AMATO, Ideologia e politica in Giuseppe Ferrari cit., p. 746, e la lettera di Ferrari del 17 agosto 1849 che pubblico più oltre. GASTONE MANACORDA cu­rando l'antologia II socialismo nella storia d'Italia, Bari, Universale Laterza, 1970, voi. I, pp. 27-31, ha visto in Ferrari unicamente la componente socialista, che del resto limita anche lui agli anni '49-'52, ignorando del tutto il peso che sulle idee sociali di Ferrari ha la visione laica.
60) L'espressione in una protesta pubblicata l'I dicembre 1851 sul National di Parigi contro una lettera scritta da DalFOngaro allo stesso giornale e apparsa in un numero precedente (riportata in CATTANEO, Epistolario cit., voi. I, p. 491).
61) Ferrari a Montanelli, 26 luglio 1851, in ALESSANDRO D'ANCONA, Ricordi starici del Risorgimento italiano, Firenze, Sansoni, 1914, p. 285.