Rassegna storica del Risorgimento

FERRARI GIUSEPPE; LOVETT CLARA MARIA SCRITTI
anno <1980>   pagina <275>
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A proposito di Giuseppe Ferrari
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recchio successiva, dell'attenzione per il socialismo prescientìfico, un'attenzione che non si può contestare ma che può essere raffigurata come preminente solo mediante un sostanziale capovolgimento della realtà storica.
In tale ottica può capitare che anche gli scritti del periodo intorno al 1844, che sono quelli più moderati, perfino aperti alle tesi unitarie mazzi­niane, quelli in cui Ferrari, pur di trovare un contraltare a Gioberti, non esita a tirar fuori il nome di Rosmini e a prendere le parti di Cousin, lo stesso Cousin che di lì a poco chiamerà filosofo della corruzione ,7I) quelli nei quali, se­condo la Rota Ghibaudi, per ragioni di opportunità personale ,72) come dire per opportunismo, Ferrari deve dimostrare il proprio ossequio alla cultura do­minante in Francia, siano accreditati di un contenuto più radicale di quanto non fosse nella realtà. Chi voglia a tutti i costi disegnarci un Ferrari in cam­mino verso il socialismo sottolineando la sua opposizione al movimento nazio­nale, è inevitabilmente costretto a smarrire il motivo conduttore di una delle teorie essenziali della filosofia ferrarìana, una teoria di pretto stampo liberale, la teoria della circolazione europea dello spirito rinascimentale che, emigrato dall'Italia per incompatibilità con il clima della controriforma, vi faceva ritorno, auspice il liberalismo, dopo aver dato frutti copiosi in Germania ed in Fran­cia.73)
Queste linee interpretative tratteggiano il contorno dell'altra faccia di Fer­rari, quella che certi suoi estimatori hanno messo in ombra nel momento in cui hanno rivolto il loro interesse a ricavare dai suoi scritti proclami e squilli di tromba a favore del socialismo e della rivoluzione di popolo, concetti che in Ferrari sono assai labili ed a fronte dei quali si potrebbero collocare lo stile di vita non esattamente popolaresco e quell'episodio del febbraio del 1848 allor­ché, in piena rivoluzione parigina, a Ferrari viene affidato dal ministero del­l'Interno il comando di una pattuglia di guardie nazionali con l'incarico di sal­vare dall'incendio e difendere da un possibile saccheggio degli insorti il castello di una madame Decayla non meglio identificata ma che ha tutta l'aria di non appartenere né al terzo né al quarto stato: un episodio74) che non impedirà in seguito a Ferrari di indicare tra i veri nemici della rivoluzione quei borghesi che vegliano inesorabili alla difesa della proprietà e della religione 75) e per il quale a più di due anni di distanza Cattaneo punzecchierà ancora l'amico
70) Si vedano soprattutto gli articoli La philosopkie catholique en Italie, in Revue des deux Mondes, marzo-maggio 1844 (in proposito rinvio a FERRARI, SP, pp. 79-81) e La revolution et les révolutionrudres en Italie, apparso sulla stessa rivista nei fascicoli novembre 1844-gennaio 1845 (un'analisi del suo conteunto in A. LEVI, Il pensiero politico... cit., pp. 240-241).
7l> FERRARI, Filosofia della rivoluzione, in SP, p. 742.
72) ROTA GHIBAUDI, Ferrari, p. 168. Cfr. anche Opere di Romagnosi, Cattaneo, Ferrari cit., p. 1142, nota 1.
73) Cfr. sull'argomento C. D'AMATO, Ideologia e politica in Giuseppe Ferrari cit., p. 753. La tesi fu compiutamente esposta da Ferrari con lo scrìtto La Renaissance italienne, in Revue indépendante, 10 novembre 1847.
74) fi ricostruito in tutti i dettagli da ROTA GHIBAUDI, Ferrari, p. 174; la Lovett lo riferisce invece in modo molto vago: At tbe first signs of scrious unrest in Paris, he reported for duty with the National Guard, as was expeeted of any good bourgeois (p. 52). Successivamente la Rota Ghibaudi parlerà dell'episodio come di un incarico di scarsa importanza (Introduzione a SP, p. 11).
75) FERRARI, Filosofia della rivoluzione, in SP, p. 888.