Rassegna storica del Risorgimento

FERRARI GIUSEPPE; LOVETT CLARA MARIA SCRITTI
anno <1980>   pagina <276>
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276 Giuseppe Monsagrati
e in Cattaneo le punzecchiature non sono per niente casuali domandandogli: Sei tu ancora guardia nazionale della contrada aristocratica? .76
Interpretazioni soggettive l'una e l'altra si potrebbe obbiettare , sia quella che tende a riportare Ferrari nell'alveo del liberalismo, seppure di un liberalismo solcato da frequenti lampi di eresia, sia quella che mira a mo­strare una sua lenta evoluzione verso l'elaborazione di un disegno rivoluzionario di tipo giacobino.78) Ma a mio parere contro quest'ultima ipotesi si leva, a parte ogni altra considerazione sui suoi limiti temporali, la stessa Filosofia della rivo-luzione con il suo primato della scienza nel governo dell'umanità, con la sua concezione dualistica della realtà, con il suo sottoporre al principio di neces­sità senza tuttavia eliminarli gli elementi costitutivi della proprietà borghese la rendita e l'eredità r,- con il suo rifarsi a Locke, con il suo esaltare il ruolo di una Francia che non è solo la Francia dell'89 ma anche quella di Napoleone I. Proporre la legge agraria non significa affatto elevare le masse al ruolo di prota­goniste della storia, come sarà per Pisacane, ma solo condurre a compimento la rivoluzione il cui corso era stato interrotto dalla restaurazione europea.
Fuori di tali premesse è impossibile intendere in pieno, senza procedere a forzature, l'ultimo Ferrari, il Ferrari che si riaffaccia in Italia dopo la guerra del 1859. Proviamo quindi a guardare agli scritti del 1849-1851 non come alle tavole di una nuova legge ma come ad una serie di testi in cui il radicalismo rivoluzionario è occasionale, quasi una risposta ad una società che gli ha ucciso l'aspirazione più grande negandogli la carriera universitaria. Ferrari non è nuovo a questo tipo di ripicche: abbiamo visto come a suo tempo, pur di attaccare Gioberti, non abbia esitato ad elogiare Rosmini; sappiamo pure che per tanti anni ha dovuto mandare giù amari bocconi a base di senso comune e di juste milieu per non compromettere le possibilità di ottenere una cattedra.79> Tramon­tata definitivamente tale opportunità e non avendo più nulla da perdere, può finalmente sbizzarrirsi ad attaccare la società borghese, di cui ha fatto e farà parte, investendola con una raffica di dubbi, di contraddizioni, di ragionamenti
76> Lettera del 27 giugno 1850 in CATTANEO, Epistolario cit., voi. H, p. 26. Tuttavia quando un anno più tardi l'episodio provocherà qualche maliziosa allusione nell'opuscolo di PIETRO PERECO ed ENRICO LAVELLI, I misteri repubblicani e la Ditta Brofferio, Catta­neo, Cernuschi e Ferrari, Torino, Ferrerò e Franco, 1851, Cattaneo prenderà le difese dell'amico per negare che egli <c avesse combattuto contro gli insorti (CATTANEO, Un errata corrige ai Misteri repubblicani, ora in Tutte le opere di CARLO CATTANEO, a cura di LUIGI AMBROSOLI, voi. IV: Scrìtti dal 1848 al 1852, Milano, Mondadori, 1967, p. 843).
"W LUIGI SALVATORELLI, Pensiero e azione del Risorgimento, Torino, Piccola Biblioteca Einaudi, 1974 (VII ediz.)), p. 106, inserisce Ferrari nel filone del liberalismo radicale .
78) Contro questa interpretazione, che la Lovett fa sua (p. 52), si era pronunziato LEO VALIANI, Questioni di storia del socialismo, Torino, Piccola Biblioteca Einaudi, 1975, p. 306. Riferendosi al significato storico del termine giacobino, Valiani parla di un Ferrari che ripugnava al Terrore . Ma anche nell'altra accezione, quella gramsciana, mi pare che il giacobinismo mal si attagli al pensatore milanese. Lui stesso del resto un giorno aveva scritto: Je ne rcsscmble pas aux Jacobins; je suis philosophe et assez sceptique... (lettera a Proudhon, [aprile 1856?], in F. DELLA PBRUTA, Lettere di Giuseppe Ferrari a Pierre-Joseph Proudhon (1854-1861), in Annali dell'Istituto G. G. Fel­trinelli, a. IV (1961), p. 271).
79) Tale l'ipotesi di ROTA GHIBAUDI, Ferrari, pp. 200-206 (contra C. D'AMATO, Ideologia e politica in Giuseppe Ferrari cit., p. 748: il che ha provocato una lieve rettifica in Introduzione a SP, p. 13).