Rassegna storica del Risorgimento

FERRARI GIUSEPPE; LOVETT CLARA MARIA SCRITTI
anno <1980>   pagina <279>
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A proposito di Giuseppe Ferrari
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Il perìodo successivo ad 1852 è composto di due momenti distinti: il primo va fino al 1859 ed è coperto dall'attività storiografica e dall'amicizia con Prou-dhon; ma soprattutto il secondo, che va fino alla morte ed è caratterizzato dalla presenza in seno al Parlamento italiano, costituisce la parte finale del volume della Lovett. Anche qui la ricostruzione della studiosa americana è efficace ed esauriente, anche qui una messe di dati viene raccolta ed ordinata nel tentativo di restituirci l'immagine più fedele del personaggio che è seguito passo passo in tutte le sue battaglie e in tutte le vicende che segnano questa fase del suo impegno politico. Dei dati esteriori si può dire non manchi niente: i rapporti con Cattaneo, molto mutati rispetto a quelli di ini tempo, tanto da dare l'im­pressione di una ignobile e vile campagna 89) contro colui che un tempo gli era stato molto vicino, i rapporti con la Sinistra, la vita del collegio di Gavirate* Luino, certi aspetti della sua esistenza privata, i suoi lavori, i suoi discorsi, qualche flirt con l'antiunitarismo meridionale precipitosamente troncato, Vinse* gnamento, la chiamata al Consiglio superiore della Pubblica Istruzione, i pochi amici e confidenti, tutto insomma viene esaminato dalla Lovett come meglio forse non si sarebbe potuto fare.
Ma anche in questa seconda parte mi sembra che si possa andare oltre le intenzioni dell'Autrice ed insistere maggiormente sulla rottura di Ferrari con il suo passato di predicatore della rivoluzione. Alla Lovett naturalmente non sfugge che, per il fatto stesso di accettare di sedere in un Parlamento monarchico, Ferrari inaugura un modo diverso di essere, ma ne attribuisce le cause ad una netta distinzione tra teoria e pratica, tra la sua attività di studioso e quella di uomo politico, e crede che i principii ispiratori siano sempre quelli, mai ripudiati,901 della Federazione repubblicana, crede che lo stile rovente della Filosofia della rivoluzione si possa cogliere anche nei discorsi e negli scritti di un decennio più tardi.91) Se il problema è solo di stile e se pensiamo alla posi­zione di Ferrari sulla questione dei rapporti tra Stato e Chiesa, si può anche essere d'accordo; ma per il resto, e quanto alla sostanza, in ogni atto, in ogni pensiero, in ogni presa di posizione pubblica del Ferrari di questo quindicen­nio c'è la smentita di quelle ormai lontane teorizzazioni. È chiaro che se non ci si pone il problema della provvisorietà e della scarsa consequenzialità con il pas­sato delle opere più rivoluzionarie, non ci si può nemmeno porre il problema della loro ininfluenza sulle scelte politiche effettuate da Ferrari nell'arco finale della sua parabola umana e si deve quindi interpretare l'azione del Milanese in chiave fortemente critica verso il sistema, sottolineando quasi unicamente i motivi di opposizione al Governo ed alle istituzioni monarchiche. Sarebbe as­surdo sostenere che in tutto ciò non ci sia del vero: l'errore sta nel credere o nel voler far credere che Ferrari si esaurisca in questi sussulti. A una simile lettura infatti un'altra, più pregnante, se ne può affiancare a farle quasi da contrap­punto, una lettura che, senza sentirsi eccessivamente vincolata ai contenuti della Filosofia della rivoluzione, tenda a darci di Ferrari un ritratto magari meno idealizzato e meno moderno, ma forse più corrispondente a quelle che furono le sue vere caratteristiche, e in definitiva più completo. Il risultato sarà anche quello di ricomporre la sua personalità di pensatore ricollegando l'esperienza di questi suoi ultimi anni alle opere prequarantottesche, che erano nate da un
8') Daelli a Cattaneo, s.d., in CATTANEO, Epistolario cit., voi. Ili, p. 364. 50) LOVETT, Giuseppe Ferrari and the Italian Revolution cit., p. 144. 9D Ivi, p. 171.