Rassegna storica del Risorgimento
FERRARI GIUSEPPE; LOVETT CLARA MARIA SCRITTI
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1980
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280
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280 Giuseppe Monsagrali
ingegno inquieto e da una riflessione di ceppo romagnosiano che aveva avuto come temi centrali una rivoluzione intellettuale molto più che di classe, il trionfo della scienza molto più che del proletariato, il miglioramento della società borghese molto più che il suo ribaltamento.
Ogni possibile equivoco in proposito svanì quando Ferrari tornò in Italia per prender posto nel Parlamento e iniziò uno strano balletto nella sua marcia di avvicinamento alle istituzioni. Forse gli sembrava che per un grand'uomo quale sicuramente era lui non stesse bene palesare tutta l'intima, umanissima soddisfazione che si poteva provare all'idea di entrare in palazzo Carignano; e poi c'era Cattaneo che con la sua posizione di netto rifiuto gli aveva rovinato tutto. Allora per qualche tempo diede a vedere di essere molto indeciso: qualcuno, come Gino Daelli che lo conosceva bene, gli lesse ugualmente dentro un grandissimo desiderio d'andare in Parlamento:935 invece Mauro Macchi rimase per qualche giorno sconcertato di fronte a quel continuo alternarsi di sì e e di no, a quei propositi di restare un semplice cittadino inframmezzati da rapidi esercizi declamatòri, come a prepararsi ad ardui cimenti, e non nascose un certo fastidio. W
È facile immaginare che, quando capì che gli amici cominciavano a stancarsi di essere tenuti sulle spine ed a dare segni di insofferenza, Ferrari ritenne opportuno sciogliere ogni riserva e concedersi finalmente al paese. Dopo i primi fuochi di paglia ci si avvide che il diavolo non era così brutto come lo si era dipinto e come lasciavano temere le esalazioni egualitaristiche di alcuni suoi lavori vecchi di un decennio; e uditi i primi, pur critici, suoi interventi dalla tribuna della Camera, si capì che la sua sarebbe stata una opposizione da filosofo, condotta con vigore ma quasi per un fatto personale che non lo avrebbe spinto a far parte con altri. In qualche modo era chiaro che, non uscendo da quelle quattro pareti, gli attacchi al sistema sarebbero stati anche collaborazione critica con il sistema, la sola che gli fosse consentanea e non gli richiedesse il ricorso all'azione concreta, quell'azione da cui aveva sempre rifuggito. Perciò Ferrari più e più nell'atmosfera parlamentare si ammansì ,95) e tutto sommato si trovò più che bene, appagatissimo per il fatto di essere trattato come l'enfant-gate de la Chambre, l'homme que la majorité écoute avec le plus profond si-lence ) e compiaciuto di aver trovato, diversamente dalle sue attese, un Parlamento cortesÌ8simo 9Ti nei suoi confronti. Inoltre fu presto notorio che tra
925 Si ricordi che all'apice della sua fuga in avanti Ferrari sosterrà che la rivoluzione sociale non è che una rivoluzione di filosofi (Federazione repubblicana, in SP, p. 383). È la sua una nostalgia del dispotismo illuminato? Certo è che un giorno parlerà della rivoluzione come della ce exclusion de la liberté (lettera a Proudhon, maggio 1855, in F. DELLA PERUTA, Lettere di Giuseppe Ferrari a Pierre~Joseph Proudhon cit., p. 269).
93> Daelli a Cattaneo, 8 maggio 1860, in CATTANEO, Epistolario cit., voi. III, p. 343.
94) Macchi a Cattaneo, 14 maggio 1860, ivi, p. 341.
9 E. SESTAN, Opere di Romagnosi, Cattaneo, Ferrari cit., p. 1201.
K) Ferrari a Proudhon, 16 aprile 1861, in F. DELLA PERUTA, Lettere di Giuseppe Ferrari a Pierre-Joseph Proudhon cit., p. 286.
9T) Ferrari a Montanelli, 27 maggio 1860, in F. DELLA PERUTA, Contributo alVepUto-Iorio di Giuseppe Ferrari..., in Rivista storica del socialismo, a. Ili (1960), p. 201. Secondo FERDINANDO PETRUCCELLI DELLA GATTINA, / moribondi di palazzo Carignano, Milano, Pcrelli, 1862, p. 156, il Parlamento rispettava Ferrari a causa forse del suo nome, o a causa della tinta scientifica che l'eminente filosofo-storico da ai suoi sfulguranti paradossi .