Rassegna storica del Risorgimento
FERRARI GIUSEPPE; LOVETT CLARA MARIA SCRITTI
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1980
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A proposito di Giuseppe Ferrari
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le sue massime aspirazioni c'era la carriera universitaria che non aveva potuto compiere in Francia e che molto borghesemente pareva intendere come la sanzione ufficiale della bontà del suo sistema: l'Italia moderata fn felice di offrirgliela, ben sapendo che le cattedre degli atenei non erano il luogo più adatto alla formazione dei quadri rivoluzionari. Quanto alla sostanza di questo insegnamento Ferrari, come osserva la Lovett, riscosse molti elogi,98* ma ci fu pure chi paragonò le sue lezioni ad un fuoco d'artifizio molto bello, ma troppo lungo ,W) mentre lo scapigliato Carlo Dossi, spirito di aristocratico lombardo non conformista e fanatico di tutto ciò che era milanese, da Rovani a Cattaneo a Manzoni, volle ricordare malignamente lui e Bonghi come professori negligentissimi alle loro lezioni, benché assai diligenti a papparsi l'annuo stipendio di 5000 lire .100) Soprattutto nei primi anni Ferrari sferrò in Parlamento poderosi attacchi contro la politica governativa: suo argomento preferito era il processo unitario, fatto od in fieri, nei grandi settori della questione meridionale e dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa. Col tempo questo atteggiamento assunse sempre più le forme del rituale ed anche la violenza delle critiche si venne facendo più ovattata, e soprattutto lasciò spazio a qualche riconoscimento per una classe politica che non se lo sarebbe mai aspettato. Il suo ossequio sincero allo Statuto ed il suo disgusto per ogni tipo di cospirazione l0,) lo separarono decisamente dalla Sinistra,1QZ) di cui non condivideva gli obiettivi, non solo quelli unitari, ma anche quelli eversivi. È sorprendente fino ad un certo punto, considerati i suoi gusti aristocratici, che, mentre si trovava a disagio con gli uomini nuovi emersi al seguito di Garibaldi, confessasse di sentirsi felicissimo quando stava coi Lanza, coi Bonghi e coi codinissimi di tutte le razze .I03* Presto sarebbe venuto un segno ancora più tangibile del suo disimpegno dal passato allorché, poco dopo avere votato con la maggioranza a favore della approvazione della Convenzione di settembre e del passaggio della capitale a Firenze (che gli parve un moto
8) LOVETT, Giuseppe Ferrari and the Italian Revolution cit., p. 154.
") PAOLO MANTEGAZZA, Ricordi politici di un fantaccino del Parlamento italiano, Firenze, Bcmporad, 1896, p. 43 (citato da LEVI, Il pensiero politico... cit., p. 397).
10) CARLO DOSSI, Note azzurre a cura di DANTE ISELLA, Milano, Adelphi, 1964, voi. I, p. 215; divertente anche il racconto della sbronza solenne presa da Ferrari quando gli diedero da assaggiare a on vinettin de Brianza (ivi, p. 144). Un ammiratore convinto delle lezioni universitarie di Ferrari si rivela GIORGIO AsPRONI nel recentissimo HI volume del suo Diario politico 1855-1876, a cura di CARLINO SOLE, Milano, Giuffrè, 1980; ma dalle annotazioni del democratico sardo oltre al professore balza fuori anche Hntéllettuale sensibile pila piaggeria (p. 181), ostile ai meridionali sino al limile del razzismo (p. 357), francofilo al di là di ogni delusione (p. 388) e sempre proclive a farsi a lungo pregare prima di concedersi con aristocratica sufficienza; tanto che il buon Asproni alla fine non ne può più: e perché gli chiede già che Parigi è il tuo paradiso, tornasti in Italia? ; ed alla sua risposta (oc dopo il '59 non avrebbe avuto pace né rispetto in Parigi se non fosse rimpatriato per ajutare la rivoluzione , cosa di cui avrebbe fatto volentieri a meno, anche a costo di pagare) fa seguire un desolato commento: H movente suo dunque è l'egoismo e l'amor proprio, che ha in grado superlativo, e lo rende talora gigante e talora bambino (p. 413).
KM) Ferrari ricordava l'uno e l'altro nel suo Governo a Firenze, in SP, rispettivamente alle pp. 911 e 926.
102) Rinvio per questo punto a A. LEVI, Il pensiero politico... cit., pp. 220-221 (e
in questa pagina alla nota 1).
13) Ferrari a M. Cavaleri, 26 aprile 1861, in FERRARI, Carteggio, p. 148.