Rassegna storica del Risorgimento

FERRARI GIUSEPPE; LOVETT CLARA MARIA SCRITTI
anno <1980>   pagina <282>
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Giuseppe Monsagrati
federale*),,04) avrebbe dichiarato: Noi siamo il Governo più libero che abbia mai avuto l'Italia da cinquecento anni; se io esco da questo Parlamento, io cesso di appartenere alla rivoluzione ordinata, legale, ufficiale.105*
Lo stesso suo federalismo, pur se incrollabile come convincimento per­sonale, venne lentamente impallidendo, alle prese con una realtà che ne aveva sancito la sconfitta; l'Unità gli apparve allora anche nel suo senso rivoluzio­nario 106> e lo Stato a cui essa aveva dato vita riscosse parecchie sue approva­zioni, se non in linea di principio almeno perché si era incamminato sulla strada della scienza, era uscito legittimato dalla lotta con la Chiesa m) e coltivava gli intelletti invece di costringerli ad emigrare come era accaduto in precedenza: ." fuori d'Italia scrisse un giorno Ferrari ad un amico che era stato premiato per una pubblicazione invece di medaglie d'oro, avreste avuto scherni, per­secuzioni, ogni genere di noie e per giunta una classificazione d'impotenza dalla quale non avreste potuto liberarvi senza un decennio di improbi lavori.108* Quanto al concetto di rivoluzione, esso, formalmente mai rinnegato, aveva comunque finito per farsi meno minaccioso dal momento che, come ebbe modo di scrivere, poteva comprendere tutto, dalla soppressione di un seminario fino alla convocazione di una costituente : per essere ancora più esplicito aggiun­geva che per lui la rivoluzione era quel complesso di princìpi che dopo 1*89 muta il mondo rovesciando davvero papi e imperatori [...] la traduzione di questi princìpi nelle forme economiche dell'Italia >; ma, passando a definire i cambiamenti che riteneva inderogabili, delle forme economiche non faceva più parola e si acquietava in una domanda di puro riformismo dove c'era anche posto per la richiesta di una politica adeguata all'altezza dell'Italia, sempre regina anche nel fango .109) Preso questo indirizzo, il suo itinerario si sarebbe concluso con quell'auspicio, da Chabod definito di stampo giolittiano ,1W> di fare il socialismo col Governo e con i conservatori ,W). secondo una solu­zione, dunque, che eliminava per sempre qualunque tipo di conflittualità.
E del mito della Francia cosa ne era stato? Pur continuando ad esercitare i
104) FERRARI, TI governo a Firenze, in SP, p. 945. ... non intendo come in quell'ac­cozzaglia di affermazioni che si contradicono, gli Italiani vedano una potenza di filosofìa , aveva scritto Mazzini appena conclusa la lettura di questo opuscolo (lettera a V. Brusco Onnis del 24 ottobre 1865, in GIUSEPPE MAZZINI, Scritti editi e inediti, 100 voli., Imola, Galeati, 1906-1943, voi. LXXLI, p. 195).
105) La dichiarazione, del 10 novembre 1864, è riportata in A. LEVI, XI pensiero poli­tico ... cit., p. 253.
J06) FERRARI, II Governo a Firenze, in SP, p. 945.
107) È in tal senso che anche l'Unità poteva essere considerata rivoluzione, come sostenne 1*11 aprile 1870 in Parlamento (A. LEVI, Il pensiero politico... cit., p. 252). Il grido di Roma capitale scriverà di li a poco ripetuto da cento città, ha già preso il senso di una conquista morale [...] e presto l'Italia, trasformando sé stessa, si vedrà redento il mondo cattolico (FERRARI, I disastri della Francia, in Nuova Antologia, voi. XV (ottobre 1870), ora in SP, p. 985).
io) Ferrari ad A. Mazzolerò, 1 ottobre 1870, in FERRARI, Carteggio, p. 247. Per una riflessione molto più politicizzala sul libro di Mazzoleni si veda la lettera che gli inviava Mazzini da Gaeta il 10 settembre 1870 (in MAZZINI, Scritti editi e inediti cit., voi. XC, pp. 33-35).
IW) FERRARI, Il Governo a Firenze, in SP, p. 955.
no) F. CHABOD, Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1896 cit., voi. I, p. 390.
ili) FERRARI, L'incendio di Parigi, in SP, p. 1045.