Rassegna storica del Risorgimento
FERRARI GIUSEPPE; LOVETT CLARA MARIA SCRITTI
anno
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1980
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pagina
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283
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A proposito di Giuseppe Ferrari 283
suoi stimoli ad intermittenza, anch'esso aveva subito un graduale declino. Quando era ancora fresco il ricordo dei comuni trionfi c'erano state da parte di Ferrari profezie sul fulgido destino di glorie militari IU) che Italia e Francia si erano preparato sconfìggendo l'Austria in Lombardia: il ruolo della Francia come madre di ogni rivoluzione europea era cioè uscito per Ferrari ribadito anche dagli ultimi avvenimenti, 113> nonostante la presenza di Napoleone III, imbarazzante per tutti tranne che per lui che restava sordo alle critiche dei democratici e di Mazzini. Come ebbe occasione di dire in Parlamento rivendicando a sé il merito [...] d'aver associato il progresso dell'Italia a quello della Francia ,1W) anche la rivoluzione del 1848 era partita sotto la spinta francese: una analisi, la sua, che all'amico Cavaleri pareva travisasse sostanzialmente la realtà dei fatti perché ignorava tatto il lavoro di preparazione intellettuale svolto nella penisola prima e dopo l'elezione di Pio IX e dimenticava, per il caso particolare di Milano, la funzione esercitatavi dalla nobiltà lombarda alla vigilia della insurrezione del 18 marzo.I,5) Ma Ferrari non sarebbe stato tale se non fosse rimasto fermo nelle sue certezze. Sviluppando un concetto già enunziato, presto si sarebbe detto disposto a sostenere in faccia a chicchessia che Francia ed Italia dovevano proseguire il cammino intrapreso nel 1859, fondando questo suo convincimento sul fatto che Napoleone III aveva bisogno dell'alleanza italiana per uscire dall'isolamento, per fare la guerra all'Austria sua vera nemica , e perché era tradizione francese che ogni soldato italiano aggiunto all'armata francese valesse quanto un francese il che non si può dire di nessun altro popolo .116) Fra disposto a sostenerlo, ma l'esponente della Sinistra a cui queste parole erano indirizzate non aveva la minima intenzione di farsi persuadere.
Nel giro ó*i pochi anni il suo entusiasmo si attenuò: ed eccolo rimproverare, a chi si attende molto dalla Francia che un popolo sì monarchico non sarà mai liberale , 117) eccolo criticare l'attuale situazione di Parigi, l'apatia, l'indifferenza inaudita per ogni discussione scientifica, la volgarità delle sue polemiche, il servilismo dei suoi giornali, la perfidia poliziesca dei primi giornali dell'opposizione, l'abituale disordine della sua democrazia , 11S> quasi che gli altri, e non lui, avessero fatto di Parigi il centro dell'universo. E anche nel momento in cui sotto l'impressione della terribile sconfitta del 1870 tornava a proclamare, mettendo in atto una serie di meccanismi autoconsolatòri, la propria fede nella Francia e nelle sue capacità di risorgere, qualcosa era mutato in quel suo poggiare non più su Parigi ma sul Mondo latino rivoluzionario e sul
112) Ferrari a M. Cavaleri, 29 marzo 1861, in FERRARI, Carteggio, p. 140.
M3) Lo stesso allo stesso, 3 aprile 1862, ivi, p. 176. Una dolente autocritica in FERRARI, / disastri della Francia, in SP, p. 968: Abituati a non considerare che noi stessi e il mondo latino come solo nell'universo, noi crediamo che la rivoluzione del 1789 sia stata tipica, promotrice di ogni altra rivoluzione contemporanea [...]. Ma questo è mero pregiudizio; perché la rivoluzione del 1789 è una traduzione del moto anglo-americano del 1775 in guisa che ogni principio inaugurato a Parigi trovasi proclamato anticipatamente dairUnione americana .
H4) Discorso del 26 marzo 1862, citato da A. LEVI, Il pensiero politico... cit.,
p. 374.
US) Cavaleri a Ferrari, marzo-aprile 1862, in FERRARI, Carteggio, p. 181.
116) Ferrari a A. Bargoni, 27 agosto 1863, in Archivio del Museo centrale del Risorgimento di Roma, busta 239/59/3.
117) Ferrari a F. Cardani, 25 agosto 1868, in FERRARI, Carteggio, p. 229. H8) Lo stesso allo stesso, 11 ottobre 1868, ivi, p. 233.