Rassegna storica del Risorgimento

FERRARI GIUSEPPE; LOVETT CLARA MARIA SCRITTI
anno <1980>   pagina <284>
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Giuseppe Monsagrati
molo che Roma liberata dal Papato avrebbe avuto nell'aprire una nuova fase nella storia del mondo .I19).
Ma il colpo di grazia glielo diede la Comune e proprio nel momento in cui professava quasi alla lettera la sua filosofia della rivoluzione : al fido Mazzo-leni scriveva da Parigi che i capi della comune, di follia in follia, erano caduti nell'idiotismo, ultima fase delle alienazioni mentali , e soggiungeva impieto­samente: Meritano di cadere: n0) tutte espressioni che qualche acceso soste­nitore di un socialismo ferrarìano ha preferito sopprimere pudicamente dalla citazione che ne ha fatto.I21) All'origine di un simile giudizio c*era l'idea che i lavoratori parigini, più zotici dei Romani prima di Menenio Agrippa, avevano sbagliato portando l'attacco alle istituzioni statali invece di pensare esclu­sivamente agli interessi economici del proletariato. L'urgenza di conoscere gli sviluppi di una situazione che lo aveva lasciato senza fiato Io spingeva a cercare conforto nella storia del passato, a studiare le tante trasformazioni già avvenute, nella certezza che da quei fatti fosse possibile dedurre l'avvenire della Fran­cia a,123) un avvenire che, secondo quei suggerimenti appunto, configurava senza esitazione in un ritorno della monarchia.m) Gli eventi del '70 ebbero perciò su di lui questo effetto, di accentuare il fatalismo di una concezione che sin dalle sue origini si era illusa di poter trarre, per dirla con Cattaneo, la istoria dalle istorie s*,125* di potere cioè trovare le leggi che regolavano la vita dell'uma­nità. I fatti storici, non più esaminati nelle loro caratteristiche individualizzanti, ma ammassati con pretese di scientificità in una serie di conflitti, omicidi, bat­taglie e colpi di stato, gli dicevano tra l'altro che, posta una media di 65 anni di guerra in ogni secolo, la Francia aveva davanti a sé nel trentennio che la divideva dalla fine dell'Ottocento altri 19 anni di guerra, dentro o fuori dei suoi confinin6) Prigioniero dei suoi schemi mentali, sembrava non capire che, in base a ragionamenti del genere e incatenando, come faceva lui, ogni na­zione sul letto della sua tradizione , 127> tutti i popoli, tutti gli Stati erano indissolubilmente legati al proprio passato: la Francia condannata per sempre
119> FERRARI, I disastri détta Francia, in SP, p. 980 e p. 987.
Ferrari ad À. Mazzolerò, 25 giugno 1871, in FERRABI, Carteggio, p. 257.
121) ROTA GHTBAUDI, Ferrari, p. 310. Non si capisce come la Rota GMbaudi possa affermare che da Ferrari la Comune fu vista ce come espressione del movimento socialista {Introduzione a SP, p. 20), quando si tengano presenti i duri giudizi di Ferrari nell'articolo inserito nel volume da lei stessa curato: a Di mezzo ai furori del Comune non scopriamo che idee moderatissime , scrive infatti Ferrari nell'incendio di Parigi {SP, p. 1041); e subito dopo demolisce legge per legge tutta l'operato dei Comunardi.
*22) FERRASI, L'incendio di Parigi, in SP, p. 1035. In questa stessa pagina Ferrari non risparmia la espressioni di sdegno verso i rivoltosi parigini, a proposito dei quali parla di atrocità , a scelleratezza , bestiale vandalismo , <c scempia crudeltà .
123} FERRARI, Il destino della repubblica in Francia, in Nuova Antologia, a. XVI (marzo 1871), pp. 517-541, ora in SP, p. 997.
124) Si vedano soprattutto i più volte citati articoli del 1870-71, in SP, specie alle pp. 986, 1007, 1010, 1032. La storia francese diceva a Ferrari che alla repubblica sarebbe seguita una dittatura sociale che di colpo ne avrebbe cancellato tutti i controsensi: era la stessa tesi presentata (ed ora rivendicata) nell'Italia dopo il colpo di stato del 2 dicem­bre 1851, Capolago, Tip. Elvetica, 1852.
125) Citato da U. Puccio, Cariò Cattaneo storico ed ideologo della borghesia cit., p. 707.
126) FERRARI, Il destino della repubblica in Francia, in SP, pp. 996-997.
127) JD J disastri della Francia, in SP, p. 966.