Rassegna storica del Risorgimento
FERRARI GIUSEPPE; LOVETT CLARA MARIA SCRITTI
anno
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1980
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pagina
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285
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A proposito di Giuseppe Ferrari 285
ai suoi 65 anni di guerra ogni secolo e al passaggio meccanico dalla libertà al dispotismo, gli Stati Uniti al contrario sempre pacifici, il mondo latino sempre rivoluzionario e per sempre destinato a cozzare contro quello anglo-assone-ger-manico, la Russia sempre zarista.
In realtà non era così, e Ferrari lo sapeva benissimo; ma le sconfitte della Francia, come lui stesso diceva, in dieci giorni lo avevano fatto invecchiare di dieci anni:128) il bisogno di guardare ad un avvenire di speranza lo aveva sollecitato a quelle elucubrazioni, fatte di medie statistiche, nelle quali solo sapeva riporre fiducia, lui che non credeva in una storia che fosse semplice narrazione e che voleva sollevarla a dignità di scienza applicandole i metodi sicuri e fondati e oggettivi della matematica. In una realtà vischiosa dove perfino l'egemonia francese appariva mobile, irrequieta e capricciosa, esposta a trabalzi che oggi la rendono florida, all'indomani desolata , 129> questo gli sembrava l'unico sistema per poter conservare qualche certezza.
Certamente tutto questo interrrogarsi sul futuro nelle epoche di grandi sconvolgimenti solleticava quella vena profetica 1X) di cui Ferrari si era sempre vantato e che credeva di avere affinato nel corso delle sue contemplazioni metafisiche, quando si era formato in lui il convincimento che la conoscenza del fatto storico in sé e per sé fosse insufficiente se disgiunta dalla percezione del pattern ideale in cui esso si collocava: non a caso in un'opera nata da esigenze non contemplative ma pratiche Ferrari aveva ritenuto metafisico il disegno unico "*) ed aveva recisamente escluso l'esercizio della previsione in un mondo che fosse caratterizzato dalla mobilità progressiva della vita , così giustificandosi:
Se il progresso fosse interamente meccanico, coi dati del momento attuale si potrebbe tracciare il disegno dell'avvenire; c'inganneremmo sui particolari, sui casi, sugli accidenti, sulle catastrofi fortuite, e intanto la scienza potrebbe precorrere al complesso degli eventi futuri. Ma l'avvenire sorge da una vita sconosciuta, da un'ispirazione che non si può antivedere e che ignorasi completamente.132)
A quanto pare ebbe tempo e modo di ripensarci, visto che anni dopo diceva di avere in programma addirittura un volume sull'arte di antivedere gli avvenimenti: uno dei primi esperimenti di tale arte lo compì evidentemente su se stesso, dato che un giorno si spinse sino a sostenere, in tutta serietà e probabilmente nel pieno possesso delle sue facoltà mentali, che gli rimanevano 4 anni di vita giusto giusto, più alcuni giorni, cioè 44 giorni . Doveva
128) Cosi dichiarò alla Camera il 19 agosto 1870 (LOVETT, Giuseppe Femori and the Iialìan Revolution cit., p. 192).
129) FEBBARI, Il destino della repubblica in Francia, in SP, p. 994.
i3a> E. SESTAN, Introduzione alle Opere di Romagnosi, Cattaneo, Ferrari cit., p. XIX
131) FERRARI, Filosofia della rivoluzione, in SP, p. 648.
132) Ivi, p. 680.
133) Ferrari a F. Cardani, 22 gennaio 1868, in FERRARI, Carteggio, p. 228. La certezza di Ferrari derivava probabilmente dall'applicazione meccanica dei suoi calcoli sulla durata delle generazioni: se alla data di stesura di questa lettera si sommano i 4 anni e 44 giorni di cui parla, si arriva al 7 marzo 1872, giorno del suo 61 genetliaco. Del resto proprio Ferrari aveva in passato avuto modo di citare il motto latino nullum magnimi ingenium sine dementia (Filosofia della rivoluzione in SP, p. 710), anche se ovviamente si era ben guardato dal riferirlo a se stesso.