Rassegna storica del Risorgimento
FERRARI GIUSEPPE; LOVETT CLARA MARIA SCRITTI
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1980
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pagina
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286
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286 Giuseppe Moiisagrati
avere i suoi buoni motivi per esserne certo, e quindi ravvicinarsi della data fatidica non sarà stato piacevole; con tutto ciò, scaduto quel termine, tirò avanti per altri quattro anni, per niente scosso nei suoi dogmi, anzi sempre più immerso nei calcoli. D'altra parte, anche se sbagliava, come quando nel '70 si era detto sicuro di una vittoria francese,I34* riusciva sempre in qualche modo a far credere che aveva visto giusto e a dimostrare post eventum come la situazione avesse avuto l'unico sbocco possibile.135) Forse non c'era altro modo per consolarsi delle notti e notti di sonno sacrificate a studiarsi le migliaia di rivoluzioni registrate dai cronisti e a fare illuminanti confronti con la storia di Persia, Turchia, Cina, India. Ma, al di là di ogni facile ironia, consentita peraltro proprio dalla assoluta mancanza di flessibilità del suo sistema, non credo che ci si possa sbarazzare di queste teorie ignorandole o considerandole il prodotto di una tarda vecchiaia: Ferrari non è la vittima di un rimbambimento senile; e, tenute presenti la tenacia con cui difende le proprie scoperte e la furia con cui replica alle critiche dei detrattori,13 la conclusione è una sola: l'aritmetica della storia è il punto d'arrivo di una meditazione durata tutta la vita; una meditazione di cui Ferrari in persona ci dice che, iniziata per cercare l'uomo libero , termina con la scoperta dell'* uomo macchina , I37> l'uomo le cui azioni sono sotto il controllo di leggi immutabili.
Carattere di legge immutabile aveva il periodo ,138) quel secolo particolare di cui Ferrari fissò la durata in 125 anni, durante i quali il succedersi di quattro generazioni, una ogni 31 anni e tre mesi, dava vita alle quattro fasi preparazione, esplosione, reazione, risoluzione che con moto incessante scandivano lo storia universale; una scansione sempre convulsa che, derivata con tutta evidenza dall'analisi della storia francese, Ferrari cercò di adattare a tutti gli altri paesi del mondo con l'ambizione di definire, con più precisione di quanto avessero fatto Machiavelli e Vico, la sola norma a cui obbediscono tutte le vicende dell'uomo. In tale ottica anche popoli come quelli anglo-sassoni che il peso della tradizione, un elemento tipicamente fer rari ano, avrebbe dovuto mettere al riparo da ritornanti sconvolgimenti diventavano forzatamente rivoluzionari, tanto che la media delle fasi esplosive (o rivoluzionarie) dell'Inghilterra, calcolata da Ferrari in 35 anni per periodo, superava quella della Francia che risultava essere di 33 anni. M0) Il periodo finiva dunque per essere
***) Ferrari a F. Cardani, 18 luglio 1870, in FERRARI, Carteggio, p. 245: a Io spero, anzi io credo che la Francia sarà vittoriosa nell'imminente suo scontro. Sai che non è abituata alle sconfitte... .
*35) ... il passato, inteso nei suoi grandi periodi, spiega gli attuali successi della Germania... , assicurerà Ferrari nel Destino della repubblica in Francia, in SP, p. 993.
H*) Si vedano le lettere ad A. Mazzolerà, 26 e 31 agosto 1874, in FERRARI, Carteggio, pp. 276-277.
FERRARI, Teoria dei periodi politici cit., p. VHI: è sintomatico che nella Prefazione Ferrari si riallacci all'esperienza incominciata fino dal giorno in cui lasciai l'Italia nella speranza di ritornarvi con la rivoluzione francese (ivi, p. V).
> Ivi, p. 189.
W Ivi, pp. 504-508.
140) Vcd. il diagramma preparato da Ferrari, ivi, p. 255. Con un po' di pazienza si dovrebbe vedere cosa c'è dietro le date e i dati che Ferrari affastella: certo che, nel confronto tra Francia e Inghilterra, non sembra accettabile che la rivoluzione inglese del 1688 abbia il suo corrispettivo nella riforma francese della nobiltà (1715) e che la rivoluzione del 1789 sia messa sul piano della riforma borghese attuata in Inghilterra nel 1760 (ivi, p. 451).