Rassegna storica del Risorgimento
FERRARI GIUSEPPE; LOVETT CLARA MARIA SCRITTI
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1980
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A proposito di Giuseppe Ferrari
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una gabbia per tutte le complesse realtà dei vari stati nazionali, realtà che venivano appiattite, fino a smarrire le proprie peculiarità, in una successione senza senso di nomi di regnanti e di eventi più o meno catastrofici.
Ancora più singolare era poi l'articolazione del periodo: la prima fase, quella preparatoria, vedeva una generazione consacrata al lavoro esclusivamente intellettuale ,141ì a conferma del vecchio assunto ferrariano per cui all'origine di tutte le rivoluzioni ci sono i filosofi: sono loro i precursori che propongono il principio che impronterà di sé il periodo, sono loro che lavorano in silenzio per minare le basi dell1establishment. I frutti di questa azione li coglie la generazione successiva sotto la quale ha luogo l'esplosione: sono tempi chiarisce Ferrari in cui
leggi, costumi, governo, tutto si rinova e spesso fino a rovesciare gli edifizj, a profanare i tempj, a demolire i monumenti; sono tempi in cui le preparazioni danno il loro risultato, ma questa volta non si pensa, non si discute, si opera sotto capi che sono uomini d'azione, illuminati e arditi e che traducono in leggi e in fatti le idee della generazione anteriore.,42*
Passano altri 31 anni, e siamo alla reazione: il principio, ormai affermato, non viene più contrastato ma incanalato in modo che l'innovazione proceda ordinata, regolare, a nome del re, della Corte, dei Ministri .143J A chiudere il periodo viene la fase detta della risoluzione: il principio è ormai decrepito, è diventato patrimonio di tutti (Ferrari, per essere precisi, dice che è caduto in balia delle moltitudini ),144) i contrasti sono sopiti: parlano solo il cieco interesse, il bisogno urgente, l'utilità conosciuta, il guadagno certo e si procede colla forza muta degli avvenimenti .145)
La Lovett ci offre un'ampia sintesi di queste teorie indicandocene con precisione le fonti,146) che anche in questo caso sono francesi, a dispetto del fatto che, prontissimo a far nomi quando si tratta di criticare o di polemizzare, Ferrari mantiene il massimo riserbo sulle ricerche di cui la sua attività è tributaria, in modo da fare apparire ogni sua scoperta come l'effetto di una lunga, originale meditazione. Ma dall'esposizione della Lovett non risulta il sostrato meccanicistico, avulso dal dominio dell'uomo, della concezione di Ferrari; né risulta quell'impressione di desolante inutilità di ogni sforzo che ci comunica la lettura della Teoria dei periodi politici; la studiosa americana parla spesso di mas-ses ,ÌA1) ma ciò non toglie che il ruolo dei veri protagonisti sia da Ferrari assegnato ai soli filosofi e agli utopisti: gli altri entrano in scena quando il principio ha già preso piede e si collocano in una posizione di esecutori passivi. Pure assente è nella Lovett, il rilievo sul gallo centrismo mi si consenta questa parola della costruzione ideata da Ferrari, che ha un bel verificare sulla storia dei tanti paesi i suoi calcoli: il modello è unico, ed è quello a lui ben noto, la Francia,148' ed è la storia francese che Ferrari ha sempre presente, è
M Ivi, p. 115. i) Ivi, p. 135. M Ivi, p. 151.
144) Ivi, p. 167.
145) /t, pp. 167-168.
1*6) LOVETT, Giuseppe Ferrari and the li aliati Revolution cit., pp. 206-208.
147) /y? p. 212. La citazione di Ferrari in Teoria dei periodi politici, cit., p. 167.
148) Si pensi che tutta la teoria delle generazioni è esemplificata su avvenimenti della storia francese a perché più vasta, più semplice, più familiare (Ivi, p. 117).