Rassegna storica del Risorgimento

FERRARI GIUSEPPE; LOVETT CLARA MARIA SCRITTI
anno <1980>   pagina <287>
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A proposito di Giuseppe Ferrari
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una gabbia per tutte le complesse realtà dei vari stati nazionali, realtà che veni­vano appiattite, fino a smarrire le proprie peculiarità, in una successione senza senso di nomi di regnanti e di eventi più o meno catastrofici.
Ancora più singolare era poi l'articolazione del periodo: la prima fase, quella preparatoria, vedeva una generazione consacrata al lavoro esclusivamente intellettuale ,141ì a conferma del vecchio assunto ferrariano per cui all'origine di tutte le rivoluzioni ci sono i filosofi: sono loro i precursori che propongono il principio che impronterà di sé il periodo, sono loro che lavorano in silenzio per minare le basi dell1establishment. I frutti di questa azione li coglie la generazione successiva sotto la quale ha luogo l'esplosione: sono tempi chiarisce Ferrari in cui
leggi, costumi, governo, tutto si rinova e spesso fino a rovesciare gli edifizj, a profanare i tempj, a demolire i monumenti; sono tempi in cui le preparazioni danno il loro risultato, ma questa volta non si pensa, non si discute, si opera sotto capi che sono uomini d'azione, illuminati e arditi e che traducono in leggi e in fatti le idee della generazione anteriore.,42*
Passano altri 31 anni, e siamo alla reazione: il principio, ormai affermato, non viene più contrastato ma incanalato in modo che l'innovazione proceda ordinata, regolare, a nome del re, della Corte, dei Ministri .143J A chiudere il periodo viene la fase detta della risoluzione: il principio è ormai decrepito, è diventato patrimonio di tutti (Ferrari, per essere precisi, dice che è caduto in balia delle moltitudini ),144) i contrasti sono sopiti: parlano solo il cieco interesse, il bisogno urgente, l'utilità conosciuta, il guadagno certo e si procede colla forza muta degli avvenimenti .145)
La Lovett ci offre un'ampia sintesi di queste teorie indicandocene con pre­cisione le fonti,146) che anche in questo caso sono francesi, a dispetto del fatto che, prontissimo a far nomi quando si tratta di criticare o di polemizzare, Ferrari mantiene il massimo riserbo sulle ricerche di cui la sua attività è tributaria, in modo da fare apparire ogni sua scoperta come l'effetto di una lunga, originale meditazione. Ma dall'esposizione della Lovett non risulta il sostrato meccanici­stico, avulso dal dominio dell'uomo, della concezione di Ferrari; né risulta quell'impressione di desolante inutilità di ogni sforzo che ci comunica la lettura della Teoria dei periodi politici; la studiosa americana parla spesso di mas-ses ,ÌA1) ma ciò non toglie che il ruolo dei veri protagonisti sia da Ferrari asse­gnato ai soli filosofi e agli utopisti: gli altri entrano in scena quando il prin­cipio ha già preso piede e si collocano in una posizione di esecutori passivi. Pure assente è nella Lovett, il rilievo sul gallo centrismo mi si consenta questa parola della costruzione ideata da Ferrari, che ha un bel verificare sulla storia dei tanti paesi i suoi calcoli: il modello è unico, ed è quello a lui ben noto, la Francia,148' ed è la storia francese che Ferrari ha sempre presente, è
M Ivi, p. 115. i) Ivi, p. 135. M Ivi, p. 151.
144) Ivi, p. 167.
145) /t, pp. 167-168.
1*6) LOVETT, Giuseppe Ferrari and the li aliati Revolution cit., pp. 206-208.
147) /y? p. 212. La citazione di Ferrari in Teoria dei periodi politici, cit., p. 167.
148) Si pensi che tutta la teoria delle generazioni è esemplificata su avvenimenti della storia francese a perché più vasta, più semplice, più familiare (Ivi, p. 117).