Rassegna storica del Risorgimento
COSTA ANDREA; KULISCIOFF ANNA MICHAJLOVNA
anno
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1981
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pagina
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67
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Andrea Costa e Anna Kuliscioff 67
ali. Ed ecco tale conclusione: Andrea irruppe nell'Aldilà fasciato della stola massonica, Anna preceduta dall'eco del nome di Dio .
Ma l'A. prende inoltre motivo e coraggio per giungere a questa conclusione dei documenti che ha raccolto pazientemente e non senza difficoltà, e che riguardano non solo Andreina, ma altri discendenti della coppia . La bimba Andreina fu sempre curata con indicibile amore dalla madre la quale doveva sempre attendere anche al suo lavoro di medico, essendo stata abilitata a quella professione che le consentiva di vivere. Era aiutata nelle cure per la figliuoletta dalla sorella di Andrea, di nome Mariuccia, donna molto religiosa (e Andreina allora non era battezzata).
Giovinetta, essa conobbe uno studente Luigi Gavazzi, fervente cattolico, di famiglia cattolica e borghese, il quale innamoratosi di Andreina, superando difficoltà ed opposizioni che è facile immaginare, l'ebbe come fidanzata e battezzata e cresimata (1904); poi il 3 settembre dello stesso anno i due si sposarono. Questa è l'altra coppia; religiosissima, onesta nel pensare e nell'agire e citata ad esempio.
Venne al mondo, per primo, Guido Gavazzi che fu poi abate benedettino, distinto per le sue virtù; poi nacque (1907) Anna Maria che, ubbidendo alla sua vocazione, divenne monaca carmelitana e poi priora. Seguirono altri figli: Ernestina (1908), Egidia (1910) e Pietro (1913) tutti degni di appartenere a quella esemplare famiglia. Si può dire, seguendo i documenti, che la storia di quella famiglia è una storia di vocazioni. Ancor giovane assai moriva Luigi Gavazzi, il padre di quei figli; e fu la morte di un onesto borghese cristiano. Andreina aveva 36 anni, e Pietro, il figliuoletto minore, ne aveva 4.
Non si possono leggere le pagine che l'A. dedica documentando ad Andreina senza commuoversi ed ammirare. In un suo diario che è piuttosto un interrogare, un fidente rispondere, un parlare insomma con se stessa, si avverte il respiro in più spirabil aere . E poi la perdita di parenti, i dolori, la lunghissima e straziante malattia che la conduce alla tomba, sono i momenti e i motivi del suo ascendere, del sentirsi sempre più lontana dalla terra. Le ultime sua parole scritte con la mano stanca sono queste: Accetto l'annichilimento . È il fiat voluntas tua: parole che suppongono una certezza: la fede. Sua madre Anna aveva negli ultimi istanti invocato Dio, superando l'angoscia della disperazione ed affidandosi alla speranza.
Riconosciamo, dunque, e doverosamente, che Mino Martelli ci ha offerto la visione di un panorama dove una famiglia appare in un aspetto che era ignoto, o, per lo meno, trascurato. In quel panorama non abbiamo veduto Angelina Cicognani, l'ultima moglie ufficialmente riconosciuta col solito rito di Andrea Costa. Di lei appare solo il nome tanto per dire che i due si videro a Nizza, ed il 26 febbraio 1906 combinarono di vivere insieme decisamente.
Non è per dimenticanza, e quindi non è per errore, che l'ultimo connubio non abbia avuto il solito posto. Fu di breve durata (4 anni) e Andrea, pur essendo eletto deputato dimola nel giugno di quell'anno, già era precocemente invecchiato, e salvo errore influenze coniugali subite od esercitate, spirituali o no, ci sembrano piuttosto difficili e quasi impensabili. Piuttosto è da rilevare che la signora Angelina, di Faenza, pur essendo di famiglia molto religiosa ed anche lei cattolica, con o senza il fascino di lui , aveva qui varcato il Rubicone, senza sogni e senza rimpianti, cioè si era allontanata dalla Chiesa. Piuttosto attendeva al suo lavoro di sarta (e sarta di molto grido) poiché doveva