Rassegna storica del Risorgimento
COSTA ANDREA; KULISCIOFF ANNA MICHAJLOVNA
anno
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1981
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68
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Piero Zama
provvedere anche per il marito che era diventato il suo ideale, ma che mangiava, beveva e vestiva panni.
Ho conosciuto personalmente la Signora, quando parecchi anni dopo la morte di Andrea, ritornò nella sua Faenza, e facendo vita quasi di clausura, prese alloggio in due camerette all'ultimo piano dell'albergo Vittoria, e d'estate in una modesta villa di Formellino, a pochi chilometri dalla citta. Passava il tempo ricamando, e anche nel ricamo era abilissima. La nostra amicizia nacque casualmente, ed ebbe vita nella sincera cordialità e nel dovuto reciproco rispetto in quelle visite che io facevo a Lei.
Mi limito a dire che la Signora ricordava di rado Andrea lasciando l'impressione della sua costante ammirazione, e aggiungo che era di intelletto vivacissimo, e che nel parlare era incline all'umorismo. Ne dava prova quando (vizio o virtù dei vecchi) faceva il confronto fra gli eventi ed i personaggi dei tempi di Andrea, e gli eventi e personaggi dei tempi novelli. Non si parlò mai di religione; appariva tranquilla; forse non avrebbe gradito il tema, e non ebbi occasione di vedere i suoi parenti nelle mie visite. Poi avvertendo in se stessa che la sua fine era prossima, ed essendo oramai consumati i suoi piccoli risparmi, abbandonò Faenza, e prese dimora a Imola, dove povero e nell'ospedale era spirato lui.
Pensai allora che la signora Angelina desiderasse quella sua ultima cella , per non essere tediata o influenzata nella sua città natale; voleva insomma anche lei morire dove e come era morto lui.
Mi recai a Imola (giugno 1936) per i funerali; e quando il feretro ebbe posto nel carro funebre si formò il corteo: io ero a due passi dietro il carro medesimo. Fiori rossi in abbondanza arrivati anche da altri luoghi; alcune insegne massoniche, e rappresentanti della massoneria, del socialismo, in parte forestieri che non conoscevo. Naturalmente nessun prete ed assente la croce.
Il corteo si era appena mosso, dalla casa n. 23 di via Emilia, quando notai che lungo il marciapiedi alla mia sinistra sopraggiungeva un giovane frate francescano, e quindi curiosai un poco per vedere come se la cavava. Raggiunse il carro, volgendosi verso il medesimo sostò, alzò il braccio destro e volgendo gli occhi al cielo, disegnò con la mano, verso il carro, un devoto segno di croce. Quindi si mosse compunto, a testa china, come se camminasse in Chiesa, a funzione finita.
Povera e cara signora Angelina, eri benedetta!
Avevo udito poco lontano un certo mormorio che non era preghiera: non fu per me una sorpresa, ma mi dispiacque.
Anna Kuliscioff negli ultimi istanti aveva appassionatamente invocato Dio, sperando di essere ascoltata; Andreina era morta offrendo a Dio la sua rassegnazione e l'ultima testimonianza della sua fede in Lui; il fraticello sperava, anzi credeva, che un avvicinamento a Dio fosse possibile anche oltre la morte, nell'aldilà.
PIERO ZAMA