Rassegna storica del Risorgimento
CONGRESSI MACERATA 1980; MUSEI DEL RISORGIMENTO; MUSEO CENTRALE
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1981
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I Musei del Risorgimento
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quanto possiede: posso aggiungere, quale contributo personale, alcuni risaltati raggiunti nel Museo Centrale con un gruppo di insegnanti dotati di una gran voglia di lavorare. Questi ultimi, quasi integralmente docenti di 3a media, avevano accettato il principio che la visita al museo non è un fatto sporadico ed eccezionale, ma un momento indispensabile e ripetibile nel corso dell'anno per un adeguata e scientificamente corretta impostazione della didattica della storia. Ovviamente condizione necessaria e preliminare era che gli insegnanti si facessero attenti conoscitori del museo e fossero così in grado non già di svolgere la generica, e non mai sufficientemente deprecata, visita al museo, ma, e la differenza non è di poco conto, di fare lezione di storia all'interno del museo avvalendosi di quanto in esso era stato ordinato e cronologicamente esposto. Nelle ore pomeridiane, nelle ore in cui in Italia scuole e musei sono chiusi, chi scrive era a disposizione degli insegnanti per mostrare loro come il museo era nato, come era stato organizzato e come, volendo, ci si sarebbe potuti avvalere anche dei documenti dell'archivio e delle raccolte della biblioteca. L'insegnante fatte proprie alcune indispensabili conoscenze bibliografiche, archivistiche e museo grafiche programmava il proprio lavoro in tre successive fasi: scelta di un momento di storia risorgimentale e prima spiegazione in classe di questo sul libro di testo, successiva lezione nel museo con il confronto dei documenti e cimeli di quel periodo ed infine di nuovo in classe lezione-verifica. A giudizio degli interessati l'esperienza, se pur limitata nei partecipanti (non più di 200 insegnanti) e nel tempo (un solo anno scolastico), aveva dato dei risultati positivi.
Le già citate tre relazioni dedicate a problemi locali hanno posto in evidenza il fenomeno e la portata delle istituzioni locali; a sottolinearne il peso basti pensare che in Italia ad eccezione del Centrale di Roma e del Nazionale di Torino, tutti gli altri musei del Risorgimento anche quando assumono l'importanza dell'Istituto Mazziniano di Genova o dei Musei di Milano giuridicamente o programmaticamente sono locali.
Adversi, nella sua relazione, ha evidenziato come gli sviluppi socio-culturali del secondo dopoguerra (scolarizzazione di massa e maggior tempo libero) abbiano destato un più diffuso interesse verso le opere d'arte e i musei storici ed ha ricordato che, negli ultimi decenni, un po' ovunque si sono formati musei minori. Opera di studiosi che poi ne hanno fatto dono, il più delle volte, alla comunità, che ha cercato di tutelare il proprio patrimonio di storia e civiltà. Non tutte le Regioni hanno saputo o voluto provvedere in modo adeguato ai musei storici; tra le benemerite Adversi annovera l'Emilia-Romagna e le Marche.
Il dott. Gianluigi Da eco, direttore dei Musei civici di Lecco, con il suo Programma generale di riqualificazione nei musei storici. L'esperienza dei Musei civici di Lecco ha descritto la situazione del Settore Beni Culturali della sua città, che raggruppa una serie di istituti piuttosto disparati come tipologia e funzioni e che versano da parecchi decenni in stato di grave degrado.
Daccò, pur convenendo che un progetto generale che unisca in un solo settore beni storici, artistici, etnografici e naturalistici è una scelta obbligata per consentire una programmazione univoca ed evitare dispersioni, non ha sottaciuto il rischio che una tale operazione comporta: dar vita cioè a un ... imprecisato Centro Culturale Polivalente, sorta di enciclopedia locale concreta, compendio dell*universo provinciale. Con una precisa identificazione dei fini: con il costituire un museo del territorio lecchese, articolato in quattro sezioni specializzate, che documenti le più peculiari particolarità morfologiche, storiche, sociali ed economiche del territorio si è allontanato alquanto il rischio