Rassegna storica del Risorgimento

CONGRESSI MACERATA 1980; MUSEI DEL RISORGIMENTO; MUSEO CENTRALE
anno <1981>   pagina <83>
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Libri e periodici
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MARIO CASELLA, Democrazia, socialismo, movimento operaio a Roma (1892-1894); Roma, Editrice Elia. 1979, in 8, pp. 448. L. 9.500.
Numerosi sono i contributi di Mario Casella alla storia dei movimenti politici e operai romani della fine dell'ottocento. In questo filone di studi il suo interesse si è prevalente­mente incentrato sul movimento repubblicano, sulla Camera del lavoro di Roma e sulle asso­ciazioni cattoliche della capitale aventi scopi di carattere sociale. L'autore si mantiene fedele a questa tematica ancbe nel suo più recente lavoro nel quale allarga il campo d'indagine ai socialisti e approfondisce il discorso sul movimento operaio. Gli anni presi in esame da Casella sono quelli che vanno dalla fondazione della Camera del lavoro di Roma e dalla successiva costituzione della Sezione di Roma del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani allo scioglimento delle associazioni sovversive voluto da Cri spi alla fine del 1894. È uno spaccato cronologicamente e settorialmente limitato della realtà operaia della capitale, ma estremamente interessante trattandosi degli anni in cui da una parte si definiscono il pro­gramma e la struttura del partito socialista, dall'altra si evidenziano le differenze ideologiche tra radicali, repubblicani, socialisti e anarchici in merito al problema operaio, il tutto calato nella realtà politica romana, nella crisi economica che colpì in quegli anni anche la capitale portando con sé disoccupazione e sottoccupazione con conseguenti scioperi a catena di scal­pellini, vetturini, fornai ecc. oltre al primo esempio di sciopero proclamato da impiegati dello Stato, i telegrafisti, nel novembre del 1893. Ai primi del 1894 la situazione era tale da spin­gere il prefetto di Roma Cavasola a sondare ogni possibilità di creare nuovi posti di lavoro per i disoccupati, per motivi umanitari senza dubbio, ma certo soprattutto per il timore di non poter più controllare la situazione dell'ordine pubblico a Roma dove la tensione per lo stato d'assedio decretato in Sicilia era molto forte, mentre montava la polemica tra sostenitori e oppositori di Crispi.
Analizzando la realtà operaia della capitale Casella pone l'accento sulle condizioni eco­nomiche delle varie classi, sulla consistenza numerica dei diversi ceti e gruppi, sulla compo­sizione sociale delle associazioni e dei partiti politici, sulla provenienza regionale e rionale dei membri delle organizzazioni operaie; tutta una serie di dati se non globali settorialmente significativi che lo portano a contestare l'attribuzione al partito socialista di una leadership in seno al movimento operaio romano di quegli anni data per scontata in molti lavori d'ispi­razione marxista. Secondo Casella infatti l'influenza socialista è chiaramente limitata non soltanto rispetto a quella dei repubblicani e dei radicali [...] ma anche in confronto a quella esercitata dagli stessi cattolici [..,] (p. 17). A suo giudizio inoltre è stata anche esagerata la presenza anarchica nel socialismo romano e in genere nel movimento operaio di fine secolo* La verità è che gli operai romani di fine Ottocento non hanno una particolare educazione rivoluzionaria : alle avventure rivoluzionarie, essi preferiscono la legalità; al­l'estremismo e alla violenza, la moderazione; all'incerto, quel poco che la difficile situa­zione economico-sociale può loro assicurare (p. 44).
Il volume di Casella si basa in buona parte sui fondi prefettura e questura dell'Archi­vio di Stato di Roma integrati e completati dalle ricerche fatte in numerosi altri archivi italiani; dai giornali, dalle riviste, e dalla pubblicistica del tempo. A questa vasta rassegna di fonti si unisce una sicura conoscenza della storiografia sull'argomento che emerge dalle numerose e ben documentate note che completano il volume. Di notevole interesse ci è parsa l'analisi sociologica sui socialisti romani basata sull'Elenco dei soci dei Partito Socialista dà Lavoratori Italiani Sezione di Roma conservato tra le carte della questura romana; indagine dalla quale si rileva tra l'altro che il 26 dei soci della Sezione era formato da intellettuali. Un'analoga analisi è stata fatta anche sulle carte della Camera del lavoro ro­mana del 1895, accompagnata da un raffronto numerico tra i soci delle due associazioni. Un lavoro questo di Casella indubbiamente interessante, stimolante e ben documentato al quale però dobbiamo rivolgere un appunto. Avremmo desiderato una maggiore fusione tra i di­versi argomenti trattati nel volume, analizzati separatamente e quasi indipendentemente l'uno dall'altro.
ANNA MARIA ISASTIA