Rassegna storica del Risorgimento

CONGRESSI MACERATA 1980; MUSEI DEL RISORGIMENTO; MUSEO CENTRALE
anno <1981>   pagina <84>
immagine non disponibile

84
Libri e periodici
LUIGI DE ROSA., Emigrati, capitali e banche (1896-1906); Napoli. Banco di Napoli, 1980, in 8, pp. XII-708, f.c.
H grosso volume di De Rosa offre un indubbio contributo alla chiarificazione di molti aspetti del complesso fenomeno dell'emigrazione italiana. Nucleo centrale della trattazione vuol essere l'analisi della genesi e degli effetti del progetto di legge che il Ministro del Te­soro Luigi Luzzatti presentò il 1 dicembre 1887 con l'intento di raccogliere, tutelare e tra­smettere i risparmi degli emigrati. Lo studio, però, non si limita all'esame di fatti economico-finanziari, ma descrive con l'ausilio di un'ampia documentatone la vita delle colonie italiane, la loro distribuzione all'estero, le loro organizzazioni.
Dai numerosi dati statistici che l'A. usa per presentare quella che egli chiama la diaspora degli Italiani nelle Americhe , si evidenzia, infatti, l'esistenza di un fenomeno ricco di sfaccettature che si evolve nel tempo e che dà origine a una vasta tipologia di comu­nità. Sappiamo, così, che la meta preferita degli Italiani fu l'America Latina dove le ana­logie con l'Italia permettevano un più facile inserimento nella vita economica e sociale. Sarà solo la crisi degli anni 1892-93 a dirottare il flusso migratorio verso gli Stati Uniti, dove gli Italiani si distribuiranno in maniera non uniforme. Alla grande concentrazione di Meridio­nali negli Stati atlantici fa riscontro in quelli dell'est, l'insediamento di numerosi Veneti, Toscani, Piemontesi e Liguri dediti, in gran parte, e spesso con successo, ad attività agri­cole.
Per quanto non fossero rari i casi di Italiani che si costituirono una posizione econo­mica, la precarietà della grande massa degli emigrati favoriva lo svilupparsi di violenze e di soprusi. Le organizzazioni di mutuo soccorso, le camere di commercio, le banche italo-ameri­cane, istituzioni che, come sottolinea De Rosa, erano nate su iniziativa privata, non erano in grado di svolgere una efficace azione di tutela che richiedeva un impegno sociale di cui solo lo Stato poteva farsi promotore.
In questo senso, il progetto del Luzzatti rappresenta una presa di coscienza delle auto­rità sulla necessità anche morale, di proteggere uno degli interessi più vulnerabili, quello delle rimesse degli emigrati. Del resto lo Stato non poteva più ignorare che il grosso volume di capitali che tanta parte aveva nel risanamento del bilancio, era oggetto di speculazioni, di abusi, di truffe da parte di chi aveva buon gioco sull'ignoranza e sulla miseria degli emi­grati.
I risparmi potevano arrivare in Italia in vario modo, con i vaglia internazionali, ' i vaglia consolari, l'invio di biglietti italiani sia di Stato che dei banchi di emissione, ma il ricorso a banchieri italiani privati era il mezzo più efficace. Si trattava per lo più di pic­cole banche sorte numerose là dove, come negli Stati Uniti, non si chiedevano capitali per aprire. Fallimenti, truffe, fughe, legami con ambigue figure erano una realtà diffusa.
Era quindi logico che un progetto di legge, che toccava alle radici interessi cospicui e vari, non era fatto per essere accolto senza critiche . Le polemiche, infatti, furono subito numerose come dimostrano le fonti giornalistiche riportate da De Rosa.
La proposta Luzzatti, divenuta poi la legge 1 febbraio 1901, n. 24, prevedeva l'affida­mento della gestione delle rimesse al Banco di Napoli che, come istituto di emissione, non avrebbe mirato a scopi di lucro. L'operazione si sarebbe dovuta svolgere con un'azione combi­nata con il Ministero delle Poste per la sua fitta rete di uffici postali e con corrispondenti del Banco, ritenendosi troppo onerosa l'apertura di filiali in America. Le somme sarebbero state trasmesse tramite vaglia dal Banco di Napoli e acquistati presso i corrispondenti ame­ricani al cambio più favorevole*
Venendo in questo modo ad essere intaccato il monopolio dei cambi, anche le banche italiane scelte come agenti del Banco si adoperarono perché il nuovo sistema delle rimesse non raggiungesse la funzionalità necessaria per prendere credito. Del resto il ricorso a solide banche americane era ostacolato dal poco vantaggio che a loro veniva dall'assunzione di personale di lingua italiana e dalla cauzione da versare al Banco di Napoli.
L'analitico esame che De Rosa fa di questi aspetti del problema, fa si che emerga un ampio squarcio del mondo bancario italo-americano. Si riscontra in America Latina e in particolare in Argentina, dove le comunità italiane riescono ad amalgamarsi meglio col paese di adozione e quindi ad elevarsi sulla scala sociale, l'esistenza di grossi istituti di credito che ottengono spesso il riconoscimento dei governi locali. Negli Stati Uniti, invece, si assiste