Rassegna storica del Risorgimento

SISMONDI JEAN CHARLES LEONARD SIMONDE DE
anno <1981>   pagina <134>
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13* Francesca Sofia
universale, ma l'immagine della tradizione, per mezzo della quale il cittadino riscopre il vincolo etico-religioso che lo unisce alla comunità. Si trattava, com'è facile riconoscere, di un mito, che pochi punti di contatto ritrovava nella Gi­nevra del XVIII secolo, dilaniata da innumerevoli conflitti di interessi. Ma che faceva si che ugualmente Rousseau prendesse posizione in questa multiforme realta. Ai teatri, che avrebbero corrotto i costumi, sui quali si basava la salva­guardia di ogni piccolo Stato, il filosofo contrappone i cercles della città bassa, quelle caratteristiche conventicole nelle quali la bourgeoisie si riuniva a discu­tere di politica. Qui, on ose parler de vertu et de patrie sans passer pour raba-cheur,9) affermava il cittadino Rousseau, dimostrando così che questa ripro­posta del mito di Ginevra non era indirizzata soltanto a d'Alembert, ma a tutti coloro che nella piccola Repubblica sostenevano la medesima politica culturale.
Ebbene, questo aderire in fondo alle posizioni della borghesia avrà modo di manifestarsi concretamente sul piano costituzionale, con la condanna emessa dal Petit Conseil del Contrai social e dalTEmiZe. La polemica questa volto inve­stiva le attribuzioni degli organi fondamentali della Repubblica: si trattava di definire a chi spettasse giudicare della legalità della sentenza, se la représenta-tion presentata dalla bourgeoisie contro la condanna, e la richiesta di convoca­zione del Conseil General, come unico interprete dell'uniformità degli atti go­vernativi alle leggi fondamentali della Repubblica, fossero previsti dagli editti. Com'è noto, i Consigli si trincerarono dietro il diritto di veto, garantito dall'ini­ziativa in materia di legislazione, appoggiati in questo dall'autorevole opinione del Procuratore generale J. R. Tronchin; questi, a difesa del droit négatif, era sceso in campo pubblicando le Lettres écrites de la Campagne, in cui ripropo­neva, adeguandola alle circostanze presenti la visione corporativa dello Stato, che era stata propria di Burlamaqui. Nelle Lettres il diritto di veto veniva defi­nito la base fondamentale della costituzione: come in Inghilterra, a Ginevra questo impediva ogni soluzione affrettata in campo legislativo, mantenendo la balance tra gli ordini.10) Rousseau, però, sul momento non volle entrare nella polemica, amareggiato per le innumerevoli quereìles in cui era rimasto coni-volto.u) Le Lettres écrites de la Montagne ebbero una redazione tormentata, e solo per l'insistenza dei membri più attivi dei représentants, Rousseau si de­cise a pubblicarle.12) Pur dirigendo la polemica anche contro il pastore Jacob Vernes, che nell'estate del 1763 aveva pubblicato le Lettres sur le christìanisme de Mr. /.-/. Rousseau, era nei riguardi di Tronchin che il filosofo s'impegnava maggiormente, tanto da sceglierlo come interlocutore principale nella discussione sulla costituzione ginevrina.
Ma Rousseau, per. poter polemizzare con l'autore delle Lettres écrites de la Campagne, doveva muoversi sul suo stesso terreno, e discendere dal piano dei principi generali del Contrai social alla realtà delle istituzioni nel loro
*> J. J. ROUSSEAU, Lettre à M. d'Alembert sur les spectacles, Ginevra, 1758, p. 115.
1Q) J.R. THONCHIN, Lettres écrites de la Campagne, si., (ma Ginevra), s.d. (ma 1763), p. 95. Cito la seconda edizione, perché le lettere, in tutto cinque, non furono pub­blicate insieme, ed a un primo gruppo di tre, seguì l'edizione della quarta, e poi della quinta.
m Cfr. J.J. ROUSSEAU, Confessions, in 0. C, t. I, Parigi, 1959, p. 693 sgg. Com'è noto, il 12 giugno 1763 il filosofo aveva rinunciato al proprio diritto di cittadinanza.
E) Per la storia della redazione e per le fonti utilizzate da Rousseau, cfr. J. D. CAN-DAUX, Introduzione alle Lettres écrites de la Montagne, in O.C., t. III, Parigi, 1967
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