Rassegna storica del Risorgimento

SISMONDI JEAN CHARLES LEONARD SIMONDE DE
anno <1981>   pagina <143>
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Sul pensiero del Sismondi
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nali, vagliando la capacità di ciascuno ad assicurare ai vari gruppi sociali facenti parte del popolo francese una pronta salvaguardia da ogni sorta di arbitrio o tirannia.
Ma questo Examen voleva però essere prima di tutto un'opera polemica, perché si trattava di dimostrare che il nuovo corso politico instaurato nel 1795 era inscindibilmente legato alla recente storia francese, e quindi viziato all'ori­gine. Diffidente nella capacità di una rivoluzione nel portare a termine i suoi obiettivi, sia perché basata su di una visione mono croma della società, sia perché solo il tempo e quindi la storia poteva modificare i costumi, sui quali in ultima istanza si fondava la stabilità di un regime politico,5,) tutta l'analisi era impegnata nel verificare la corrispondenza di ogni innovazione, non solo istitu­zionale, ma anche economica, legislativa, ecc., alle aspettative del popolo fran­cese, e nella capacità di garantire quella libertà, formulata qui in termini così teorici. D'altra parte, la storia nazionale in questo caso non poteva essere d'ausi­lio, dal momento che le innovazioni istituzionali si presentavano come radical­mente opposte alle antiche consuetudini di assolutismo, che avevano distinto la Francia fino al 1789.52) Era semmai possibile rifarsi alla storia più recente, quella rivoluzionaria, che però Sismondi come abbiamo avuto modo di far notare, rifiutava in blocco.
Coloro che avevano promosso la reazione termidoriana, pur divisi in mo­narchico-costituzionali e repubblicani, rappresentavano tutti egualmente la stessa ala moderata: bisognava chiudere la parentesi giacobina e rifarsi alla Costi­tuente, instaurare un governo libero ed elettivo, affidando la direzione politica ed economica ai notabili . Se nel 1789 il modello era stato l'Inghilterra, ora, dal momento che si era coscienti dell'impossibilità di ripristinare un potere monarchico, si guardava all'America. Ma i principi che dovevano regolare gli organi di governo, rimanevano quelli classici alla meccanica costituzionale del tempo, così come erano stati codificati dalla pubblicistica politica moderata: divisione dei poteri e bicameralismo.531 Sismondi non risparmierà le critiche proprio a questi postulati che, ottimi in teoria, nell'applicazione alla realtà dovevano corrispondere a precisi poteri di fatto. H suo pensiero su questi punti è chiarissimo; nella parte introduttiva di questo Examen confessa a chiare let­tere di dubitare sia delle mode in materia di costituzioni, sia della necessità di modellare tutti i governi allo stesso modo. Inoltre la costituzione era stata ideata per la Francia: il problema delle repubbliche sorelle gli è completamente
51) In verità, questo concetto sarà formulato chiaramente solo più. tardi. Cr. a titolo d'esempio la lettera a Bianca Milesi Mojon, Chene, febbraio 1835, in Epistolario cit., voi. Ili, n. 517, p. 262: ce Toute oeuvre de liberto a besoin du temps; car il faut toujours remplacer ou avec la baionette ou avec la guillotine, tonte la force que Forare eznpruntait au respect ou à Fhabitudc . ÀI momento di redigere queste Recherches, accenni in questo senso erano già presenti, dovuti forse alla lettura di Hume. Cfr. il cap. XI De la solidité du pouvoir du Rai d'Angleterre nello Examen de Ut constitutìon d'Angleterre, in cui la solidità della costituzione britannica viene paragonata alla caducità di quella francese del 1791, proprio perché la balance negli organi di governo non era l'elemento qualificante della libertà inglese.
52) SISMONDI, Examen de la constitutìon frangane de Van III, p. 136.
53} Sulla costituzione dell'anno III, cfr. tra l'altro A. MATHIEZ, Le Directoire, Parigi, 1934; A. SAITTA, Le costituenti francesi del periodo rivoluzionario (17'89-1795:J4 Firenze, 1946, pp. 203-254, e G. LEFEBVRE, La revolution francaise, Parigi, 1951, p. 442 sgg.