Rassegna storica del Risorgimento

BELGIO RELAZIONI CON L'ITALIA 1861-1885; ITALIA RELAZIONI CON I
anno <1981>   pagina <163>
immagine non disponibile

Belgio e Italia dopo il 1861 163
stampa, già evocato in altri tempi. D'Aspremont Lvnden insisteva ani fatto che votre residence réelle doit ètre fixée à Rome. Si vous continuiez à séjourner à Florence tout en vous rendant dans la capitale nos intentions ne seraient pas remplies >.80 Lo abbiamo ricordato* Solvijns tornò in congedo a Bruxelles ed era già trasferito a Londra quando andò a Roma a presentare le sue lettere di richiamo. Gli incidenti di cui il diplomatico fu, indubbiamente, la causa effi­ciente ebbero allora fine e le relazioni divennero normali, specie quando le elezioni dell'I 1 giugno 1878 diedero la maggioranza ai liberali e permisero a Frère-Orban di costituire un governo nettamente anticlericale, che rimase ce lebre per la rosi detta guerra scolastica .
Avvenuta la presa di Roma, La Revue Generale dedicò un lunghissimo arti­colo alla situazione della Santa Sede. Dopo una breve introduzione, in cui si dichiara che l'emozione è viva in tutte le regioni nelle quali ci si preoccupa d'altri interessi che non di interessi materiali e che nella schiera di coloro che difesero Roma figuravano uomini di tutti i paesi, si rileva che quest'ultimo fatto rappresenta una forza morale contro la quale la teoria del fatto compiuto non prevarrà presto.
La Francia è stata castigata perché ha permesso lo smembramento degli Stati pontifici e poi la spoliazione.
L'occupazione della Città eterna è il risultato della politica di Cavour che, fondandosi sugli scritti di grandi precursori, volle l'unità d'Italia con Roma capitale. Ma non si trova da nessuna parte la ragion d'essere dell'unità d'Italia: né nella storia, né nelle tradizioni, né nella geografia, né nell'origine delle razze, né nella religione giacché per realizzarla si è fatta la guerra al suo capo né nella lingua. L'idea nacque nel secolo XIX, con varie ipotesi (Gioberti, Mazzini).
Il Piemonte prese la direzione del movimento; Cavour uomo di un'intel­ligenza notevole e di un'incontestabile abilità seguì il sistema che dice che il fine giustifica i mezzi, con il suo inserimento nella politica internazionale e la Francia permise che gli anticlericali si scagliassero contro il Pontefice. H risul­tato dei compromessi fu che pur di ottenere Nizza e la Savoia, la Francia lasciasse fare l'Italia.
Napoleone III trovò alleati fra i suoi avversari che pensavano che si trat­tasse solo di cacciare gli Austriaci. In fondo la politica imperiale era caratteriz­zata dalla mancanza di decisione e da difetto di schiettezza. Lasciava invadere l'Emilia e la Romagna, abbandonando la Lombardia (?) e il Veneto agli Austriaci; permetteva l'arruolamento di zuavi per difendere la Santa Sede, ma tollerava l'invasione di 6.000 Italiani; e lo scrivente continua ad enunciare le contraddi­zioni nell'atteggiamento francese, ricordando la frase di Napoleone al duca di Grammont: Faites mais faites vite .
L'imperatore è rimasto impassibile davanti all'occupazione di Roma. I cattolici speravano in un suo intervento. Ma la guerra dello Schleswig.Holstein aveva dimostrato la potenza della Prussia e così si giunse alla Convenzione di settembre.
Lo sgombero delle truppe francesi dalla città eterna ha permesso al governo di Firenze di attuare il suo programma nazionale. Gli ordini dati al generale Dumont erano ambigui; il discorso di Napoleone all'apertura del Parlamento
8) La Neutralité de la Belgique à propoa de la question romaine, in Revue generale, VIIIa Année, Nouvelle Serie, t. I, 2, 15 febbraio 1871, p. 205.