Rassegna storica del Risorgimento
BELGIO RELAZIONI CON L'ITALIA 1861-1885; ITALIA RELAZIONI CON I
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Robert OJ. Van Nuffel
nel '66 lo era altrettanto: al jamaìs risposto a Thiers e a Berryer s'oppose la frase le gouvernement ne se croit pas engagé de facon definitive (p. 552). Tutti i dirìgenti francesi hanno creduto alle esigenze dell'alleanza franco-italiana, la Francia è la causa principale degli avvenimenti accaduti di recente in Italia.
La disfatta di Sedan ha permesso agli Italiani di attuare i loro piani; si mostrano però prudenti per il caso che si avverasse un rovesciamento di situa* zione. Ciò nondimeno dopo la vittoria tedesca, l'agitazione fu accresciuta dalla massoneria: on ne se lassa pas de dire au Roi que, entre les désordres de l'émeute et la violation des promesses formelles. il fallait choisir la seconde alternative (sic) (p. 557). L'articolista alludeva alle missioni di conciliazione mandate presso il Santo Padre.
Segue un breve riassunto dei fatti avvenuti dopo il 20 settembre e delle disposizioni prese dal ministero di Firenze. La questione romana non è però risolta: il Papa ha sempre rivendicato il diritto di proteggere la sua indipendenza spirituale con la sovranità temporale. Vittorio Emanuele esita a recarsi a Roma: infatti la presenza del Papa non riconciliato sarebbe per lui una difficoltà insormontabile. Gli uomini politici si domandano cosa fare perché il mondo creda che il capo della Chiesa gode della pienezza della sua indipendenza spirituale. Gli uni dicono: Libera Chiesa in Libero Stato; gli altri vorrebbero rimettere il Pontefice nella situazione in cui si trovava sotto gli Imperatori d'Oriente. Gli uomini di Stato di Firenze pensano che la sanzione concessa dall'Europa basti ad averla vinta sul rifiuto del Papa e la protesta dei cattolici: onde le circolari del 29 agosto e del 7 settembre. Dopo aver alluso all'opuscolo Le Pape et le Congres lo scrivente esamina le reazioni possibili degli altri paesi: l'Inghilterra, impacciata in Oriente, non vorrà dispiacere ai cattolici; la Russia non vede di buon occhio il trionfo della rivoluzione; l'Austria che denunciava sì il concordato ma non vorrà aiutare i cattolici nel momento in cui le questioni d'Oriente entrano in una nuova fase. Belgio, Baviera e Paesi Bassi non possono far altro che mettersi dalla parte della giustizia. La Spagna è retta da un principe italiano e come il Portogallo il suo contegno rimane dubbio. La Francia si è piegata ad accettare il fatto compiuto; vi sono state reazioni all'interno. All'estero un'altra potenza si sostituirà a lei e già la Prussia ha fatto conoscere la sua posizione: Guglielmo ha dichiarato che è incontestabile che la Prussia avrebbe, dal suo proprio punto di vista, un interesse di primo ordine a soppiantare la Francia nella protezione della Santa Sede (p. 567). Segue un'interpretazione della missione di von Arnim presso Cadorna: ricordare che fu Bismarck a permettere agli Italiani di andare a Roma; chiedere una specie d'armistizio; esigere di avere voce in capitolo, re Guglielmo avendo molto rispetto per il Papa; infine, sottolineare che il Gran Quartiere Generale prussiano non ha apprezzato l'intervento di Garibaldi in Francia.
Ma gli avvenimenti non sono capaci di distruggere le speranze. Dopo aver elencato la serie di monarchi che avevano attaccato, senza successo, il Pontefice, il saggista se la prende ancora una volta con Napoleone III e conclude che il segreto della sua fiducia e della sua speranza risiede nel fatto che la giustizia di Dio è eterna.
Questo studio non poteva per ragioni evidenti essere obiettivo né evitare d'incorrere in certi errori. Un fatto però è notevole: meno di due mesi dopo il XX settembre la rivista cattolica belga poteva stampare un saggio ponderoso e documentato su fatti recenti. L'ispirazione era nettamente antinapoleonica, conglobando la Francia intera nella politica del suo imperatore: lo si capisce