Rassegna storica del Risorgimento

BELGIO RELAZIONI CON L'ITALIA 1861-1885; ITALIA RELAZIONI CON I
anno <1981>   pagina <166>
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166 Robert OJ. Vati Nuffel
conduceva a formulare un giudizio diverso ma nous n'emettono celui-ci qu'avec un violent serrement de coeur (p. 97).
Ma d'Anethan non poteva agire diversamente. Esiste una differenza tra grandi Potenze e piccoli Stati. Le prime hanno, col loro contegno, imposto la loro decisione al governo belga. Ora, esse non dovevano mandare i loro diplo matici a Roma, anzi dovevano impedire agl'Italiani di arrivarci. Responsabili soprattutto la Francia, parecchio indebolita però, e l'Austria.
Le Potenze dovevano accompagnare Vittorio Emanuele a Roma: a loro apparterrà la missione di difendere il diritto contro l'ingiustizia, i deboli contro i forti. L'autore si dilunga su questo argomento, constatando che lo Stato ponti­ficio non costituiva una minaccia contro l'Italia.
Ma i grandi avendo agito come avevano fatto, poteva il Belgio reagire da solo? Se si fosse prodotta una differenza nel loro modo di comportarsi, i Belgi avrebbero potuto astenersi: rimangono, infatti, liberi delle loro scelte quando i loro garanti non sono unanimi.
D'Anethan l'ha mostrato nel suo dispaccio a Solvijns: Si l'un ou plusieurs de vos collègues demandent des congés ou s'abstiennent d'aller à Rome, vous voudrez bien m'en informer immédiatement . w>
Il Belgio è un piccolo paese; la difesa del diritto fuori dal suo territorio non gli compete, perché non ha in mano la forza necessaria per questa missione. Essendo uno Stato neutro non può avere altra politica di quella delle potenze che lo proteggono e garantiscono la sua indipendenza, specie se esse hanno una politica d'insieme.
Se il nostro diplomatico, peraltro, non si fosse recato a Roma, sarebbe stato compiere un atto di ostilità verso l'Italia, con la conseguenza della rottura e quindi dell'interruzione dei rapporti commerciali. Spingendo un po' di più il ragionamento, l'autore dell'articolo vede la possibilità perfino di una guerra!
Avremmo, peraltro, creato un precedente pericoloso: separandoci dal resto dell'Europa avremmo rinunciato al beneficio della nostra neutralità. Tale era la visuale di d'Anethan, che agendo come agiva non intendeva approvare ciò che era avvenuto in Italia; se il governo italiano interpretava diversamente il suo contegno, il diplomatico doveva astenersi di muoversi prima di avere riferito.
Il Ministro degli Esteri non poteva comportarsi in altro modo da quello che aveva adottato. Lo scrivente, che si rallegra che il Solvijns non abbia fatto presenziare il Belgio au triomphe insolent du roi prévaricateur , approva la condotta di d'Anethan. Con una riserva però: se la Francia ha dato congedo al suo Ministro a Firenze, sostituendolo con un incaricato d'affari il Belgio avrebbe potuto fare altrettanto (p. 103). Terminando il suo articolo, l'autore ringrazia la stampa belga di avere aiutato il governo a fare il suo dovere.
In una nota a pie di pagina, l'articolista rimandava all'opuscolo che abbiamo già citato. Questo polemizzava con il Bien Public che aveva criticato violente­mente il trasferimento della legazione a Roma, concludendo: Quant à nous, avec la gràce de Dieu, nona voulons rester fidèles au Pontife-Roi, et gravir avec lui les dernières stations de son calvaire. Aux défaillances et aux trahisons des gouvernements nona opposerons les acclamations des peuples, au cortège insolent de l'iniquité victorieuse, nous répondons par les cortèges de la prióre, et au
*) Cfr. sopra l'interpellanza di Casier al Senato e À.A.E.B., Serie non rilegata, dispacci del 26 dicembre 1871 e 29 gennaio 1872. 85> La Bélgique, Rome et l'Italie, cit.