Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI VINCENZO; MAZZINI GIUSEPPE
anno <1981>   pagina <169>
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CRISPI E MAZZINI
LA ROTTURA
Dopo la conclusione della Convenzione di settembre e i sanguinosi incidenti di Torino, Minghetti dovette rassegnare le dimissioni e cedere il posto al La Marmora, cui spettava, secondo la stampa conservatrice, il nobile e arduo compito di far accettare il trattato, e di adoperarsi onde questo ottenga Fappro-vazione del Parlamento .
Mazzini, intanto, aveva provveduto a far sapere, e ciò costituisce un punto fermo per le considerazioni sullo schieramento democratico alla vigilia di giorni decisivi, che Crispi e Mordini non erano uomini né suoi né di Gari­baldi. L'impressione, tenuto conto delle posizioni assunte dai due esponenti della Sinistra, è che Mazzini fosse ormai in ritardo e che la sua scomunica > fosse del tutto sterile e assolutamente inascoltata.
La Perseveranza è naturalmente attenta al grande problema sul tappeto e, facendosi interprete dei sentimenti, a suo avviso, diffusi nell'opinione pubblica, giunge ad escludere che la Sinistra avrebbe assunto le andature violente e convulsive sostenute dal Diritto, Si augura che, pur nel suo scetticismo, la minoranza scelga di tenersi addietro come una riserva e decida per un'asten­sione magari non generalizzata. Chiude, fidando nella saviezza dei capi , prevalente sulle disordinate antipatie dei gregari . 3>
Il 24 ottobre sono presentati alla Camera contemporaneamente il disegno di legge per il trasferimento della Capitale e la ratifica della Convenzione di settembre . La discussione inizia ai primi di novembre con interventi di pro­fondo interesse nei due campi.
Visconti Venosta, ministro degli esteri al momento della firma, ricorda le idee di Cavour, sottolineando alcune differenze nella redazione degli articoli e nel protocollo segreto e considerando vano il proposito di quanti negavano che nell'opinione dell'Europa la Convenzione del 15 settembre [apparisse] una consacrazione definitiva dell'unità italiana .4) Di enorme risonanza è, poi, il discorso di Mordini, il quale nutre ormai il proposito di dare vita ad un gruppo autonomo, a quello che più tardi sarà chiamato il Terzo Partito . Illustra un ordine del giorno, sottoscritto da altri 33 deputati, nel quale il trasferimento della sede di governo è valutato come atto di politica interna... che tutela l'indipendenza dello Stato e altresì a una necessità suprema del­l'amministrazione pubblica e il solo grande atto rivoluzionario compiuto dopo il 1860. Nelle parole finali viene deplorato il governo che aveva unito a * questo grande atto una convenzione che, limitando l'esercizio della nostra
' ha Perseveranza del 30 settembre 1864.
a S.E.I., voi. LXXIX, p. 32.
3) La Perseveranza del 16 ottobre 1864.
*) A.P., Camera, legisl. Vili, tesi. 1863-65, Din., voi. IX, pp. 6501-6507.