Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI VINCENZO; MAZZINI GIUSEPPE
anno <1981>   pagina <171>
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Crispi e Mazzini 171
il distinguo tra i due temi del trasferimento della Capitale e della Con­venzione, afferma che questa feriva i plebisciti del 21 ottobre 1860. Dopo aver ribadito la propria fedeltà alla bandiera, innalzata al momento dello sbarco a Marsala Italia una con Vittorio Emanuele , pronunzia le parole, che, non nuove, acquistarono in questa occasione solennità e fama esplosiva: l'ho detto più volte, l'ho ripetuto ultimamente nei Comuni in cui sono stato durante il mio viaggio in Sicilia, che la monarchia ci unisce e la repubblica ci divide* rebbe. Noi unitari innanzitutto siamo monarchici, e sosterremo la monarchia meglio dei monarchici antichi . 13*
Crispi, che la stampa della sua parte accredita ancora in settembre di teorie rivoluzionarie 14) e che in dicembre scioglierà una riunione, in cui era stata richiesta al più presto possibile la soppressione completa di tutti i corpi morali religiosi , con il grido Viva l'Unità Italiana e Viva Vittorio Ema­nuele ,15> pone ora nella maniera più esplicita la sua candidatura alla guida di un partito di alternativa costituzionale. Questo disegno era e non poteva non essere il coronamento di una scelta ideologica operata sul terreno ammi­nistrativo con ampi e ripetuti richiami al modello inglese. All'accesa e gene­ralizzata gallofobia faceva e farà sempre da contrappunto in Crispi una lucida quanto globale ammirazione per il sistema britannico, da imitare, come sicura panacea dei mali strutturali della nazione.
L'obiettivo, indicato ormai palesemente, sarà sottolineato con compiaci­mento dai giornali governativi; e quanto a Mazzini, costituirà il fulcro della clamorosa polemica e della rottura, che, non ci stancheremo di sottolinearlo, fu drastica e definitiva soltanto da parte dell'esule.
L'Opinione, per fare un esempio, si dice lieta per la così esplicita e leale dichiarazione dei principi costituzionali fatta da Crispi.16* Mazzini, invece, defi­nisce il 21 novembre, trista e non richiesta la affermazione di Crispi.17 Nel frattempo, e lo diciamo per chiudere sulla discussione parlamentare, la Camera il 19 novembre, aveva approvato con 317 voti favorevoli, 70 contrari e 2 astenuti, il progetto sul trasferimento della Capitale: Crispi era schierato con la mino­ranza, tra cui erano i deputati piemontesi offesi per il torto fatto a Torino, Mordini aveva appoggiato la maggioranza.18)
Spostiamo ora decisamente l'attenzione ai campo democratico, all'interno del quale si stava preparando l'agitata polemica.
Mazzini, nonostante l'ennesimo fallimento dei movimenti insurrezionali (in quei giorni era addolorato per l'esito del moto del Friuli),19J non aveva certamente desistito dal lavoro di costruzione della base popolare del partito, lavoro che gli lasciava intravvedere prospettive positive e tranquillizzanti. 20> La frase di Crispi gli offri il destro per puntualizzare definitivamente i rapporti
* Ivi, p. 6760.
H) Il Diritto* n. 256 di domenica 18 settembre 1864.
15) /tri, n. 338 di sabato 10 dicembre 1864.
tó) L'Opinione, n. 820 di sabato 19 novembre 1864.
17) sL, voi. LXXIX, p. 220.
l) AJP., Camera* legùl. Vili, sess. 1863-65, Disi., voi. IX, p. 6810.
19) SJSJ., Introduzione al voi. LXXXIIT, p. XIII.
20) A. SCHIOCCO, op. cit., pp. 284-285.