Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI VINCENZO; MAZZINI GIUSEPPE
anno <1981>   pagina <173>
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Crispi e Mazzini 173
lori plebei d'anni sono, ha chioso con sette chiavi le sacre audacie delle antiche congiure, per assumere il gelato contegno dei parlamentari inglesi.
Mette a confronto due diverse ed opposte terapie sulle necessità della na­zione: l'Italia nascente ha bisogno di fortificarsi acquistando conoscenza dei proprii doveri, della propria forza, della virtù scossa del sagrificio, della certezza di trionfo che è nella logica: e voi le date una teorica d'interessi, d'opportunità, di finzioni; un machiavellismo male inteso e rifatto . Per dare prova di obiet­tività, Mazzini sostiene: io non so se la Repubblica ci unirebbe... so che la Monarchia, tale quale oggi l'abbiamo, ci corrompe; e so che la corruzione è principio di dissolvimento supremo e reca a riprova la situazione caotica e preoccupante, esistente nel Mezzogiorno.
Termina, e nella serietà del momento non può essere altrimenti, sfidando Crispi a rivelare senza indugio una Monarchia pronta a risolvere la que­stione veneta e quella romana, a dare maggiore ascolto alle esigenze ed alle istanze popolari, priva di condizionamenti stranieri e rispettosa delle liberta essenziali. A siffatta Nazione Mazzini offrirebbe la sua adesione ma, in caso contrario, esorta Crispi ad un atteggiamento più prudente o addirittura al silenzio.
Le ultime frasi sono tra lo sferzante e l'ironico: altri potrà ammirare sublime la vostra costanza intorno a una illusione, fondata sopra un equivoco. Io richiamerò alla vostra mente la vecchia sentenza, che dal sublime al ridicolo non corre se non un passo. E panni che voi e i miei ex-amici v'affrettiate a varcarlo > 22)
L'articolo non rappresenta che l'ennesima sintesi del pensiero mazziniano, che considera solo un mezzo, e neanche dei più importanti, l'attività parlamen­tare. I democratici non la dovevano rifiutare ma dovevano insistere essenzial­mente sull'iniziativa popolare, chiave vincente per il raggiungimento dell'unità.
Su questo terreno, sul rigore di tali impostazioni, non poteva certo essere sanata la frattura con Crispi, lanciato in pieno su una strada del tutto diversa.
Mazzini impartì disposizioni affinché alla lettera, apparsa anche su altri organi democratici,23* fosse data la massima diffusione specie nel Mezzogiorno.24) Giunse poi a domandarsi la ragione del mancato sequestro della Crispiade non avvenuto, a suo dire, per la convinzione del governo di avere una prova sicura dell'indebolimento della Sinistra. 25)
Crispi, come primissima reazione, nello stesso giorno della pubblicazione, confessa che malgrado l'ultima stampa di Mazzini che mi abbevera di contu­melie, non sarò io che diserterò il partito e che mi negherò a ricomporlo , ma insiste sulle sue idee politiche, alle quali non rinunzierà e delle quali si farà forte per riordinare le file democratiche.26*
22) SJS.L, voi. LXXXIII, pp. 2341.
23) II Popolo d'Italia di Napoli, il Proletario di Lodi, il Crepuscolo di Modena, lo Zenzero di Firenze, il Propugnatore di Lecce e il Primo Settembre di Messina (S.E.I., voi. LXXIX, p. 354). Anche il quotidiano, vicino a Crispi, Il Precursore pubblicò la lettera.
24) J voi. LXXIX, p. 337 e p. 344.
2 Ivi, p. 350.
26) p, CRISPI, Carteggi politici cit., p. 210 - Lettera a Nicola FabrM del 3 [gennaio]
1865.