Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI VINCENZO; MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1981
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pagina
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174
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174 Vincenzo G. Pacifici
La risposta ad un attacco meditato non poteva non essere, nonostante fiL carattere della persona interessata, altrettanto seria e ragionata. Crispi pone mano subito alla replica, sulla cui lentezza, alla fine di marzo, Mazzini celia.27' L*impostazione sicura e priva di nostalgie e rammarichi è anticipata in una lettera all'amico Favara del 19 gennaio. È tutto un programma politico avverte che io svolgerò; è necessario di farlo per togliere tutti gli equivoci. Se gli amici crederanno che sia nel vero, mi segnano. Se saranno di opposto avviso, spieghino francamente il vessillo repubblicano e vedremo a che riusciranno. Io per me opino che non potremo uscire dalla monarchia senza romperci la testa. Da parte mia non voglio esser causa d'una sciagura nazionale 2. Esprime, quindi, con rispetto ma con altrettanto amor proprio, un giudizio sullo scritto di Mazzini: quello che mi ha colpito nell'anima è il modo incivile col quale fui trattato da un uomo, che avrà sempre il mio affetto perché so aver fatto grandi coso per l'unità italiana. E me ne rincrebbe non per le ingiurie, che so di non meritare ma per l'individuo che le ha lanciate. Poteva combattere le mie opinioni, farsi avversario delle mie idee, dichiarare non degna di lode la mia condotta. Gli era però vietato versar contumelie sopra un suo amico, ed accusarlo di sentimenti indegni di un onest'uomo .
Qualche giorno più tardi, nel rettificare le interpretazioni date al discorso fatto alla Camera il 30 gennaio sull'unificazione amministrativa, lamentava ancora in privato i rilievi dei giornali democratici, che trasparente allusione al clima che seguì all'attacco di Mazzini non avrebbero sortito alcun effetto, essendo egli un uomo di granito .
Mazzini, nel frattempo, in lettere a Cairoli e Bagnasco, mostrava rincrescimento per il passo, che, comunque, riteneva, direbbero i giuristi, come atto dovuto , necessario ed indispensabile.
Al di là delle battute sarcastiche, non riusciva a nascondere l'impazienza per la risposta, impazienza crescente mano a mano che il tempo trascorreva. Alla fine di marzo, ritorna sull' anatema e ne ricapitola i motivi. A torto o a ragione scrive a Musolino io voleva separarmi politicamente dalla Sinistra collettiva: scelsi lui, perché tenuto per capo, e perché le parole ch'ei proferiva in risposta a Mordini mi ferirono il cuore. Le cose dette dagli avversi non mi sfiorano neanche, ma vedere da Bixio e Medici fino a lui, uomini che m'erano fratelli, teorizzare contro la fede che avevamo comune, m'irrita. Odo ch'ei scrive un volume, e dopo tre mesi non può essere altro. Secondo ogni probabilità non risponderò. Non intendo sostenere polemiche. A te poi dirò che v'è nel mio sdegno più dolore che non pensi .
Dopo aver tanto esaurientemente spiegato le ragioni generali e quella occasionale, che lo hanno portato ad una presa di posizione così clamorosa, Mazzini confessa ancora più apertamente il proprio stato d'animo e puntualizza la contrapposizione con Crispi. Non ho ombra di passione nell'anima contro alcuno, m'accosto alla fine e Dio m'è testimone che mi sento più puro che mai, né
27) Scriveva, infatti, il 27 marzo a Madame Marie D'AgouIt : Après Irois mois, Crispi va m'éerascr d'un gros volume (S.E.I., voi. LXXX, p. 169).
2*) F. CKISPI, Carteggi polìtici cit., p. 211 - Lettera a Vincenzo Favara del 19 gennaio 1865.
29 /, pp, 211-213 Lettera a Giorgio Asproni del 2 febbraio 1865.
30) S.E.I., voi. LXXX, p. 47 e p. 60.