Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI VINCENZO; MAZZINI GIUSEPPE
anno <1981>   pagina <176>
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Vincenzo G. Pacifici
verno cui vi dirigevate rammenta Crispi era il piemontese, ed esso non era di popolo, ma aveva Vittorio Emanuele per suo capo . H che era veramente un forzare rinterprctazione del manifesto del Comitato nazionale e della frase: Sorgerà un governo che lo faccia suo? che col popolo e pel popolo mova guerra senza tregua ai privilegi, ai pregiudizi, alle divisioni dell'interno e alle usurpazioni dello straniero? Le forze raccolte gli saranno aiuto all'impresa. Non sorgerà? faremo da noi .
Un forzare l'interpretazione, quasi fosse da intendersi come anticipazione del Se no, no di Manin, davvero volto ad una fattiva intesa con il governo di Vittorio Emanuele. Dopo le delusioni degli anni successivi continua Crispi e le amarezze patite per l'accordo con la Francia di Napoleone, tutti furono unanimi nel suscitare nelle Provincie della penisola ancora schiave una insur­rezione generale e Mazzini stesso si mise completamente a disposizione per­ché le Provincie allora libere si fossero unite al Piemonte . Nel marzo 1860, e Crispi entra nei dettagli, ai siciliani Mazzini ripeteva che l'unità nazionale precedeva ogni preoccupazione istituzionale e che se l'Italia voleva essere mo* narchia sotto Casa Savoia, sia pure , a condizione che prima fosse una.
Nel 1860, come nel 1831, come nel 1848, come nel 1859, come sempre sintetizza Crispi con la forza delle prove addotte chiedevate che all'unità, a questo grande idolo d'una nazione compatta, si sacrificasse la forma . Mazzini per Crispi aveva intuito che gli ideali repubblicani sarebbero stati fatalmente ma inevitabilmente fattore di divisione e di scontro. Nell'accantonarli, Mazzini moltiplicò, però, giustamente, l'impegno contro gli autonomisti >, i veri nemici della battaglia patriottica.37)
Crispi avverte che sarebbe stato assurdo non unire il Meridione al regno di Vittorio Emanuele, nonostante ostacoli e contrarietà, e riporta la dichiara­zione di Mazzini, pubblicata sull'Iride, giornale di Napoli, con la quale i repub­blicani, accorsi a combattere, accettavano il programma monarchico di Gari­baldi. Dopo aver ricostruito la parte avuta in seno al governo dittatoriale, Crispi afferma che i partigiani del conte di Cavour si studiavano a descrivere con falsi colori i nostri propositi >, facendo loro carico del disegno di una costituente e di un lavorio sordo per la costruzione della repubblica. Il plebiscito procla­mava certamente l'annessione ma non la voleva immediata perché occorreva passare attraverso l'intervento mediatore dei Parlamenti locali. Ci fu allora il contrasto tra coloro che, capeggiati da Cavour, volevano l'assorbimento nel regno sardo e coloro che, guidati da Garibaldi, erano impegnati per uno Stato nazio­nale unito ma totalmente nuovo.
Garibaldi, Crispi e i meridionali nel loro assieme si battevano per l'orga­namento d'Italia , considerando che nella penisola non v'erano né primi né ultimi e che non vi era uno Stato modello del quale potersi adottare senza esami le leggi ed accettare l'egemonia .
Vinsero gli annessionisti puri, che agirono sulla scorta di un metodo, la cui ideazione è da Crispi fatta risalire a Mazzini. Mazzini sbagliò anche la strategia insurrezionale, non avendo condiviso il suggerimento di quanti consideravano il mezzogiorno della penisola la base di operazione per le forze locali, dalle quali doveva essere sviluppato il moto unitario. Il regno
37) Ivi, pp. 312-325. Il manifesto del a Comitato nazionale italiano , svisato da Crispi, è in S,E.l. voi. XLIII, pp. 217-227.