Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI VINCENZO; MAZZINI GIUSEPPE
anno <1981>   pagina <177>
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Crispi e Mazzini
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d'Italia, pur incompleto, continua Crispi, è opera vostra, nostra e di coloro che erano nel campo avverso e che parteciparono alla rivoluzione.38*
Colpisce di nuovo Mazzini con un'affermazione decisa e una domanda assai maliziosa: Dal 1831 in poi voi non foste sempre sposo fedele della repubblica. Saprete rivelarmi perché, di quando in quando disertandola, vi siete avvici­nato alla monarchia? ,X)
Crispi ammetteva, por peccando in logica e in lealtà, dopo averli sostenuti, il tentativo di lacerare i plebisciti. Io non rinnego il mio passato afferma con fermezza Crispi e mi onoro delle antiche convinzioni ma vinto dai fatti, il 18 febbraio 1861 entrai in Parlamento, e mi tenni fedele ai nuovi im­pegni . *D La Sinistra se non fosse stata scissa ed è la nuova denunzia del-l'atteggiamento che avrebbe auspicato Mazzini per opera di coloro che segui­vano i vostri consigli, sarebbe stata un argine potente a molti errori ed a parec­chie ingiustizie, e sarebbero stati convertiti in legge molti dei suoi concetti .
Rimprovera ancora Mazzini per aver consigliato ai suoi amici una tattica ipocrita, che Crispi respinge con grande decisione. Ho dato all'Italia il mio essere, ho sacrificato per lei i principi politici che avevano sorriso alla mia niente sino dai giovani anni; non voglio, non devo immolare sul suo altare la purità della mia coscienza .41J Fermandosi poi ad analizzare il rapporto con la monarchia, Crispi ricorda la posizione del re estranea e neutrale nella compe­tizione politica e sostiene che la gestione del potere, negli errori e nei difetti, dipende dal Parlamento e dal governo. Monarchie costituzionali o repubbliche precisa dopo l'ennesimo paragone con la situazione inglese appena gl'in-dividui che la reggono sian vinti dalla paura, si tramutano in tirannide. Pertanto io vi diceva che il bene o il male di una istituzione dipende da coloro in cui s'incarna . In Italia tanto per non lasciare l'affermazione nel vago le colpe e gli errori di questi ultimi anni devono imputarsi ai partiti .
Il comportamento di Mazzini, oscillante tra accostamenti e polemiche, era stato d'imbarazzo e non di aiuto al paese e questo atteggiamento ha finito col danneggiare Crispi ed i suoi pochi amici, desiderosi di ricondurre tatti nell'orbita della legge e della libertà . Lancia quindi un appello a Mazzini, sulla cui risposta negativa Crispi non ha dubbi: non riversiamo sulla monarchia er­rori e delitti non suoi. Riaffratelliamoci ancora una volta e mettiamoci compatti sulla medesima via per compiere il riscatto della nazione .42) Anche sullo Statuto la posizione di Crispi non è irrigidita in una difesa sorda ed illimitata: la carta costituzionale non è un modello di perfezione e neppure la migliore concessa nel 1848. Gli Statuti riconosce regolano ma non creano i diritti del popolo, i quali sono anteriori ad ogni legge scritta, incisa da Dio nel cuore dell'uomo. Sono barriere contro il passato per impedirci d'indietreggiare; ma non sono barriere contro l'avvenire che possano impedire il progresso .
Fatta questa premessa di ordine generale, Crispi, però, segnala che il regno d'Italia ha uno Statuto il quale, comunque esso sia, è base ad un sistema politico che dobbiamo migliorare . E il miglioramento, su posizioni di rigorosa ortodossia democratica, doveva passare attraverso l'approfondita cura delle cosciènze e il trionfo elettorale dei principi da usare a fondamento delle leggi.
3 Ivi, pp. 325-345.
*> Ivi, p. 346.
*> Ivi, p. 347.
) Ivi, pp. 347-349.
9 IvU pp. 349-353.