Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI VINCENZO; MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1981
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Crispi e Mazzini
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d'Italia, pur incompleto, continua Crispi, è opera vostra, nostra e di coloro che erano nel campo avverso e che parteciparono alla rivoluzione.38*
Colpisce di nuovo Mazzini con un'affermazione decisa e una domanda assai maliziosa: Dal 1831 in poi voi non foste sempre sposo fedele della repubblica. Saprete rivelarmi perché, di quando in quando disertandola, vi siete avvicinato alla monarchia? ,X)
Crispi ammetteva, por peccando in logica e in lealtà, dopo averli sostenuti, il tentativo di lacerare i plebisciti. Io non rinnego il mio passato afferma con fermezza Crispi e mi onoro delle antiche convinzioni ma vinto dai fatti, il 18 febbraio 1861 entrai in Parlamento, e mi tenni fedele ai nuovi impegni . *D La Sinistra se non fosse stata scissa ed è la nuova denunzia del-l'atteggiamento che avrebbe auspicato Mazzini per opera di coloro che seguivano i vostri consigli, sarebbe stata un argine potente a molti errori ed a parecchie ingiustizie, e sarebbero stati convertiti in legge molti dei suoi concetti .
Rimprovera ancora Mazzini per aver consigliato ai suoi amici una tattica ipocrita, che Crispi respinge con grande decisione. Ho dato all'Italia il mio essere, ho sacrificato per lei i principi politici che avevano sorriso alla mia niente sino dai giovani anni; non voglio, non devo immolare sul suo altare la purità della mia coscienza .41J Fermandosi poi ad analizzare il rapporto con la monarchia, Crispi ricorda la posizione del re estranea e neutrale nella competizione politica e sostiene che la gestione del potere, negli errori e nei difetti, dipende dal Parlamento e dal governo. Monarchie costituzionali o repubbliche precisa dopo l'ennesimo paragone con la situazione inglese appena gl'in-dividui che la reggono sian vinti dalla paura, si tramutano in tirannide. Pertanto io vi diceva che il bene o il male di una istituzione dipende da coloro in cui s'incarna . In Italia tanto per non lasciare l'affermazione nel vago le colpe e gli errori di questi ultimi anni devono imputarsi ai partiti .
Il comportamento di Mazzini, oscillante tra accostamenti e polemiche, era stato d'imbarazzo e non di aiuto al paese e questo atteggiamento ha finito col danneggiare Crispi ed i suoi pochi amici, desiderosi di ricondurre tatti nell'orbita della legge e della libertà . Lancia quindi un appello a Mazzini, sulla cui risposta negativa Crispi non ha dubbi: non riversiamo sulla monarchia errori e delitti non suoi. Riaffratelliamoci ancora una volta e mettiamoci compatti sulla medesima via per compiere il riscatto della nazione .42) Anche sullo Statuto la posizione di Crispi non è irrigidita in una difesa sorda ed illimitata: la carta costituzionale non è un modello di perfezione e neppure la migliore concessa nel 1848. Gli Statuti riconosce regolano ma non creano i diritti del popolo, i quali sono anteriori ad ogni legge scritta, incisa da Dio nel cuore dell'uomo. Sono barriere contro il passato per impedirci d'indietreggiare; ma non sono barriere contro l'avvenire che possano impedire il progresso .
Fatta questa premessa di ordine generale, Crispi, però, segnala che il regno d'Italia ha uno Statuto il quale, comunque esso sia, è base ad un sistema politico che dobbiamo migliorare . E il miglioramento, su posizioni di rigorosa ortodossia democratica, doveva passare attraverso l'approfondita cura delle cosciènze e il trionfo elettorale dei principi da usare a fondamento delle leggi.
3 Ivi, pp. 325-345.
*> Ivi, p. 346.
*> Ivi, p. 347.
) Ivi, pp. 347-349.
9 IvU pp. 349-353.