Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI VINCENZO; MAZZINI GIUSEPPE
anno <1981>   pagina <178>
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178 H Vincenzo G. Pacifici
Reputa giunto il momento di considerare chiuso il perìodo delle rivoluzioni e di avviare la costruzione di un ordinato e progressivo regime costituzionale , nella preoccupazione del lavoro da svolgere e nella convinzione, senza disperare, che nei cinque anni del nuovo regno si poteva far di meglio e di più .
Crispi termina con un accorato appello a Mazzini, la cui rilevanza politica non è stata mai messa in dubbio : Date calma all'anima sdegnata; fidate nelle forze del paese; illuminate il popolo senza agitarlo... Ogni azione ostile contro i poteri costitutivi, ove non giunga a rovesciarli e voi non ne avete i mezzi li irrita e li fa cadere nell'arbitrio. Noi retrocederemmo, e voi avreste un risul­tato contrario ai vostri desideri e al vostro scopo. La nostra bandiera non è e non può essere che quella del progresso . 43>
L'affermazione, solenne ed apodittica, fatta nella seduta del 18 novembre, si sviluppa così ora con un'esposizione organica della funzione prospettata per la Sinistra. II fine altissimo del progresso della Nazione, questa la sintesi saliente del pensiero di Crispi, non poteva essere raggiunto se non con un'onesta ed ope­rosa integrazione di tutte le forze, che avevano lavorato, avevano sofferto e si erano sacrificate in lunghi e sanguinosi decenni.
Mazzini conosce l'opuscolo soltanto il 13 aprile e in una lettera dello stesso giorno a Vincenzo Brusco Onnis, riassume con calma i suoi intendimenti. Respinge innanzitutto una nuova, approfondita discussione dal momento che la distinzione fra i due sistemi fra il tacere quando ogni parola è inutile e il parlare linguaggio contrario al primo fra il non dar di capo nel muro e il farsi muro fra il lavorare all'Unità in ogni circostanza e il mettere condi­zione d'Unità la Monarchia non pare intesa da lui . Mazzini nota inoltre che le accuse rifritte sulle lettere a Pio IX e a C[arlo] A[lberto] furono spie­gate dieci volte da me e ricorda l'opuscolo L'Italia e i Repubblicani, in cui aveva provato la sua adamantina coerenza. Si congeda, invitando lo stesso Brusco Onnis e Quadrio, in caso di eventuale replica a non essere violenti .
La risposta ufficiale, intitolata non senza ironici sottintesi A Francesco Crispi, deputato, porta la data del 21 aprile 1865 ed inizia con un interroga­tivo sul ritardo della risposta di Crispi, basata su accuse ormai vecchie. Il gior­nale che la reca nel suo supplemento al numero del 25 aprile, L'Unità Italiana, viene sequestrato al pari del Movimento di Genova per il numero del 29 aprile. Lo Zenzero ed il Precursore evitano il provvedimento e possono liberamente circolare.
Mazzini fa rilevare la mancata confutazione della tesi più importante, la resa inutile alla monarchia, e nel ribadire le motivazioni delle lettere a Carlo Alberto e a Pio IX, nota di avere allora soltanto taciuto di repubblica e non di avere rinnegato.45* Lancia poi con evidente riferimento al manifesto del Comitato nazionale un'accusa piuttosto pesante a Crispi, quella di avere muti­lato le citazioni, per ottenere effetti fuorviami e lesivi della sua condotta più che lineare; questo sistema non gli avrebbe dato frutto alcuno.46* Contrappone quindi i suoi prìncipi a quelli sostenuti dall'altro.
La parola repubblica avverte superbo può suonare oggi sul mio labbro coU'indipendenza ch'io aveva quando, nel 1832, io la proferiva vaticinio,
*> Ivi, pp. 353-360. > S.E.I., voi. LXXX, pp. 209-210. 9 S.E.I., voi. LXXXIII, pp. 71-73. Ivi, pp. 73-76.