Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI VINCENZO; MAZZINI GIUSEPPE
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1981
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Crispi e Mazzini
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come l'Unità, d'un futuro infallìbile e non remoto. Insistere sul plebiscito, dopo la Convenzione del 15 settembre 1864, seguendo la via perdente e falsa battuta da Crispi, significa condannare il popolo a obbedire a un contratto bilaterale tradito dall'altro contraente . *Q
Reputa inutile una discussione sul valore istituzionale di monarchia e repubblica, essendo ormai agli antipodi nel concetto dell'avvenire italiano, dell'educazione morale da darsi a un popolo, del valore e delle conseguenze inevitabili delle Istituzioni .
Era quello un terreno, afferma Mazzini con parole amare, sul quale non ci riaffralelleremo più mai . * Passa successivamente ad analizzare la situa* zione dalla quale emerge, indiscutibile e preciso, l'atteggiamento della Monarchia, che rinnega Roma e abbandona Venezia. Di fronte a ciò sono possibili soltanto due vie: rassegnarsi, rinunziare al /ine, alla Vita; o cercar di raggiungere l'uno e l'altro con forze nostre con forze di popolo, in nome dell'eterno Dovere, in nome dell'eterno Diritto . Secondo Mazzini, Crispi ha preferito la prima mentre egli ha scelto la seconda. La differenza, quanto mai radicale, è colta in due formule, soltanto apparentemente sbrigative: per Crispi il fine la Monarchia quand'anche... , per Mazzini l'Italia ... avvenga che può . 49> Dopo aver confermato la sua netta quanto severa chiusura alle iniziative dello Stato sabaudo, Mazzini si mostra abile nel trasferire nelle parole conclusive con plastica efficacia il travaglio spirituale, che lo agita, ripensando a tanti anni di sodalizio, a tanti impegni comunemente vissuti.
Io lo scrivo con vero dolore, noi non possiamo riaffratellarci più mai. Io non tenterò con voi l'impossibile. Presso al finire de' miei giorni terrestri, io sento più che mai la necessità di dire non solo il vero io non ho mai proferito sillaba a prò' della Monarchia ma tutto il vero: la Nazione salvi la Nazione . Le ultime battute sono davvero prova e documento della forza dell'animo, intatto nonostante le mille esperienze e le innumerevoli delusioni: aspira a non vedersi più confuso con Crispi e ammette qualsiasi rimprovero, fuorché quello di essere stato contradittorio.50)
II Diritto del 6 giugno pubblica una lettera delT onorevole ed egregio nostro amico Crispi , rivolta a certi giornali che non hanno più per esso le simpatie di un tempo , in cui Crispi promette, innanzitutto, di non occuparsi delle provocazioni di cui mi onorano con affetto fraterno le gazzette ufficiali del signor Mazzini .51) Passa, quindi, ad attaccare l'apostolo, affermando di rifiutare gli equivoci e, se il sig. Mazzini ed alcuni suoi discepoli sostiene con malcelata asprezza sono avvezzi a cospirare con due bandiere, una nascosta ed altra spiegata, cotesti signori vorranno avere la tolleranza che io non sia del loro avviso . Crispi aveva compreso che avrebbe rischiato l'isolamento e la morte politica, se avesse abbandonato pubblicamente anche Garibaldi. Questa intuizione era la ragione, per cui concludeva con una puntata ancora una volta
3 Ivi, p. 79.
< Ivi, p. 80.
*> Ivi, p. 82.
Mazzini oserà la stessa frase, soltanto tradotta in francese, nel definire Francesco Perroni Paladini o come Crispi, monarchico quanti meme (S.E.I., voi. LXXX, p. 295).
S Ivi, pp. 83-84.
91) Si riferiva ad alcune considerazioni polemiche sul suo conto, contenute sull'Unità Italiana nei giorni precedenti e relative all'atteggiamento tenuto da Crispi in occasione di un comizio promosso da un club degli Indipendenti .