Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI VINCENZO; MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1981
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pagina
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180
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Vincenza G. Pacifici
velenosa verso Mazzini e con un attestato, tutto cuore e sentimento verso Garibaldi. Comprendo dice che Garibaldi non lo farà certo Mazzini, il quale ha solo l'arte di restare repubblicano offrendo i suoi servigi ai principi, levi il popolo in massa, abbatta tutti gli ostacoli ed entri trionfante in Roma.55
Crispi mostra, nei giorni successivi, l'intenzione di non desistere, tanto da scrivere con toni agitati a Fabrizi: Bisogna finirla con Mazzini, e ci vada di mezzo la mia testa! Gli ho scritto privatamente e crudelmente; ov'egli non mi dia convincente risposta, per un mese lascerò da banda ogni privato interesse, e lo batterò finché egli e i suoi si taceranno come fecero con Mario .53) Alcune ore più tardi, l'idea è già rientrata e la lettera terribile , pur scritta per recidere ogni questione, non è spedita, nonostante la stesso Crispi preveda di pentirsi e si attenda una rinnovata serie di attacchi giornalistici.541
La frase Mazzini, il quale ha solo l'arte di restare repubblicano offrendo i suoi servigi ai principi . rome era naturale, colpisce particolarmente l'esule, il quale risponde con una lettera ai direttori dell'Unità Italiana, preoccupato non tanto di replicare alle indegne parole e all'* oltraggio quanto di smentirne la sostanza ai giovani, sui quali si poteva speculare.
Mazzini ricorda di essere stato raggiunto, nel novembre del 1863, da un messaggio del re, che lo invitava ad un'azione comune per la conquista del Veneto. Nonostante la questione fosse ormai nazionale e non politica, rifiutò la proposta perché subordinava l'impresa bellica ad alcune condizioni, quali il rifiuto dell'appoggio straniero, l'iniziativa popolare e la presenza attiva di Garibaldi e dei suoi volontari, condizioni sulle quali il governo non era né sarebbe mai stato d'accordo.
Ripete, per rafforzare la dimostrazione della sua inflessibilità, le dichiarazioni fatte nel 1864 di insanabile opposizione per l'operato governatvo anche in campo internazionale.
L'addebito era stato tanto grave ed offensivo, che la chiusura è addirittura sprezzante: nauseato oggimai delle pazze accuse che l'immoralità dei nemici e degli ex-amici m'avventa, io dichiaro esser questa l'ultima volta ch'io scendo, di fronte alla causa d'un popolo, a parlare di me e a giustificare o spiegare la mia condotta .55)
Dopo aver visto lo scontro nella botta, nella risposta, nella controreplica e nell'ultimo, non meno agitato strascico, è indispensabile esaminare le ripercussioni nelle loro linee generali, trattare la reazione e la posizione di Crispi
5?) 11 Diritto, n. 154 di martedì 6 giugno 1865. La pubblicazione della lettera costituì un autentico infortunio per la direzione del giornale, che, il giorno successivo, adducendo motivi logistici (la confusione per il trasferimento della sede), doveva addebitarla all'iniziativa individuale di un redattore, allontanato senza esitazione. L'occasione, però, servi alla direzione stessa a per dichiarare che alle polemiche personali tra il sig. G. Mazzini e A sig. F. Crispi, rimarrà, come fu sin qui, completamente estranea .
L'indomani, 8 giugno, l'organo democratico ospitava di buon grado una lettera di Crispi, nella quale il deputato siciliano dichiarava che avrebbe scelto un altro giornale se avesse saputo delle remore del Diritto, La direzione puntualizzava ancora la propria disapprovazione olla disputa con l'esule genovese.
53) F. CRISPI, Carteggi politici cit., p. 221 Lettera a Nicola Fabrizi del 7 giugno
1865.
50 Ivi, pp. 222-223.
55) S.E.I., voi. LXXXIH, pp. 119-124.