Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI VINCENZO; MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1981
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pagina
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182
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182 Vincenzo G. Pacifici
Quanto mai esplicito ed eloquente su questa linea, Crispi è nel corso dell'intervento sull'unificazione legislativa, pronunziato alla Camera il 16 febbraio 1865. Dopo aver respinto l'idea obbligata di una conquista di Roma attraverso la violenza, afferma con una solennità non certo occasionale e di maniera: io vorrei che le rivoluzioni armate cessassero in Italia, e che il progresso nel paese venisse dalla legge con mezzi che non impongano sacrifizi di sangue, e che non portino grandi scosse alla società. Guai a quel popolo che deve ripetere ad ogni istante la rivoluzione! .61)
Anche la corrispondenza privata, quella in cui Crispi ha mostrato veramente se stesso senza veli retorici, testimonia e del travaglio prima e della sicurezza d'animo dopo il passo solenne e traumatico.
In una lettera del 27 dicembre 1864, nel lamentarsi con Bertoni degli ingiustificati e incomprensibili attacchi del Dovere, respinge le voci correnti di un suo avvicinamento a Corte e sottolinea la necessità di rimanere uniti in un tempo in cui ogni divisione è funesta all'Italia . Crispi non si può certo sottrarre, nella situazione in cui si trova, dall'esprimere un giudizio, che nell'occasione è incisivamente figurato. Cotesti signori dice, alludendo ai giornalisti del Dovere somigliano ai Bizantini, che discutono d'ipotesi inattuabili, mentre c'incalza la scimitarra del Musulmano .62)
Anche dopo aver elaborato la piattaforma politica, sintetizzata nelle parole la monarchia ci unisce e la repubblica ci dividerebbe , Crispi non si illude di avere al suo fianco uno schieramento organico e compatto. Si è accorto che l'Italia non ha ancora un centro politico , che non si può dominare da una città tutti i collegi elettorali del Regno e che soprattutto occorre riunire i vari rappresentanti per fissare le basi, i mezzi e le vie necessarie pel vantaggio comune . Non è certo privo di significato il fatto che Crispi parli sempre e senza sottintesi degli interessi della democrazia italiana e miri a concentrare le forze democratiche della penisola nel solco costituzionale ed istituzionale tì>
Lo stato d'animo non è certo dei più sereni, tanto che ad una lettera polemica dei vecchi amici Bertoni e Mosto, ribatte con forzata ironia e trasparen-tissimo nervosismo: Per voi puritani il povero D. Ciccio il quale è un codinone di prima forza è creduto addormentarsi e non partecipare negli affari al vostro fuoco democratico*.6**
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Dall'archivio di Crispi, il nipote Tommaso Palamenghi-Crispi, nel curare l'importante volume dei Carteggi politici inediti, ha estratto per la fase riguar-
6-) F. CRISPI, Discorsi parlamentari cit., voi. I, p. 601.
62) A.CJ5., Carte Crispi, Archivio di Stato di Palermo, fase. 114/XLH Lettera n. 67 del 27 dicembre 1864 ad Agostino Bertanl.
6 Iviy lettere senza numero dell'I 1 e del 24 marzo 1865 ad Agostino Bertani. Entrambe le lettere sono segnalate da A. SCIROCCO, op. cit., p. 327, nota 37. Agli stessi concetti Crispi aveva fatto riferimento nella lettera a Vincenzo Favara, ricordata precedente* mente (F. CRISPI, Carteggi politici cit., pp. 214*215).
> A.C.S., Carte Crispi, Archivio di Stato di Palermo, fase. 114/XLII Lettera senza numero del 4 aprile 1865 ad Agostino Bertani.