Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI VINCENZO; MAZZINI GIUSEPPE
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1981
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Crispi e Mazzini
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andare travolti nell'obblio ed invece di spingere avanti l'arca della libertà, finiremo per essere mancipi dei governi stranieri e del prete di Roma .
Pur nell'ottica particolare da cui muove, intelligenti e attente sono le considerazioni svolte sull'interpretazione comunemente data alla Lettera. Voi pel vostro passato scrive Clarenza sempre ossequioso siete posto in tale una condizione che l'Italia dei moderati oscilla ancora, ad onta delle vostre dichiarazioni, e non sa dire a se stessa se voi siete Repubblicano o Monarchico. Essa vi guarda e vi sorride, ma sta allerta e dubbiosa, non sapendo se debba considerarvi un amico oppure un avversario potente, quind'è che gli uomini che poco vi conoscono o che non sanno apprezzare il disinteresse vostro e la vostra rettitudine, credono che voi scriviate contro il Mazzini non per altro che perché agognate al portafogli e soggiungono che volentieri voi vi assidereste oggi sul banco dei Ministri in compagnia di coloro che ieri dall'alto della tri* buna stigmatizzaste coll'epiteto di peste oVItalia .
Dopo una disamina delle esperienze rivoluzionarie inglesi e francesi, torna, con netto mutamento di tono, a Mazzini: voi nell'offendere Mazzini offendeste voi stesso, bruttate la veneranda canizie di un uomo che fu iniziatore di una società che ad onta di tutte le persecuzioni, di tutti i travagli, di tutti i pericoli, si fé strada nelle giovani nienti del popolo italiano e rese possibile l'unità della Patria . Batte, poi, per confutare le accuse per le lettere a Carlo Alberto e Pio IX, sul privilegio dato da Mazzini ai grandi obiettivi dell'indipendenza e dell'unita nazionali.
A dir di Clarenza Crispi fu nel giusto nel momento in cui lasciò le spoglie del cospiratore innanzi la porta del Palazzo Carignano e fu nell'errore Mazzini a proseguire imperterrito nel solco di una repubblica, al momento inattuabile e irrealizzabile per le ostilità interne e internazionali. Crispi, comunque, ha sbagliato quando è passato all'ingiuria, che ha offerto il fianco alle insinuazioni, ai pettegolezzi e alle malevolenze degli avversari lieti per la contesa esplosa tanto pesantemente in casa democratica. Crispi doveva cessare dall'oltre spingere una controversia svantaggiosissima e sulla quale gli stessi amici, a suo dire ancora, erano quanto meno perplessi. Suggerisce una riconciliazione, dato che l'attacco ingiustificato di Mazzini è nato da una prima, impetuosa interpretazione delle famose parole del 18 novembre; conclude, ricordando le questioni irrisolte per la creazione dello Stato libero ed indipendente, per vincere le quali occorreva principalmente la concordia degli animi. m
Nello stesso fascicolo Bono state raccolte copie dei numerosi giornali, che seguirono con commenti e note le varie fasi della polemica. La prima in ordine dì tempo è quella de // Dovere del 28 gennaio 1865, in cui vengono spiegate le ragioni del ritardo nella presentazione della lettera di Mazzini, già apparsa su tutti i giornali democratici e in circolazione a profusione per ogni dove col mezzo della posta. Si provvedeva ora alla pubblicazione solo perché era circolata la voce maliziosa che il silenzio volesse costituire un riguardo per gli nomini della Sinistra parlamentare.
Cronologicamente seguono II Conte Cavour (a. I, n. 57) e II Pungolo (a. VII, n. 100), ambedue del 10 aprile; si limitano a riassumere, senza commenti, l'opuscolo.
A martedì 11 aprile risalgono le copie del giornale politico economico letterario torinese Le Alpi, de La Perseveranza, della Gazzetta di Torino e
M> Ivi, sottofasc. 24.