Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI VINCENZO; MAZZINI GIUSEPPE
anno
<
1981
>
pagina
<
189
>
Crispi e Mazzini
189
infine attraverso gli atti, le parole e gli scrìtti cerca di provare la fede non repubblicana di Mazzini. Nel numero successivo, sottolineata l'importanza del dibattito ( c'est l'avenir méme de la patrie qui est en jeu ), esamina con obiettività i meriti di entrambi e per Crispi è in grado di sostenere che una volta deputato a rais constamment sa parole au service dea idées libérales . Il giornale, tanto per respingere preventivamente maliziosi sospetti di parzialità, ricorda di aver avuto difformità di idee con Crispi ma non può che essere unito a lui nella necessità di tutelare il principio monarchico, nel considerare estremamente dannosa per l'unità la repubblica e nel riconoscere i meriti di Vittorio Emanuele. Del giudizio franco e dell'apertura dei moderati è testimonianza assai autorevole La Nazione di giovedì 13 aprile.
L'articolo si apre con la constatazione che Crispi aveva risollevato con la sua replica la gran questione fra la repubblica e la monarchia, che ha tanto occupato il primo periodo della risurrezione italica >. Sin dal 1860, Crispi, secondo il giornale, aveva abbracciato la causa della Monarchia e aveva giurato al Re e allo Statuto senza reticenze, senza riserve, senza secondi fini . La famosa formula poteva ormai stupire solo Mazzini, che poteva rimproverarla come un atto quasi di diserzione e di apostasia . Il dissidio, continua il quotidiano fiorentino, nasceva dalla diversa posizione rispetto alla realtà uscita dai plebisciti: Crispi l'aveva accettata, Mazzini si era tenuto chiuso nella sua vita di cospiratore e di utopista . Interessante è poi la notazione sui programmi: quello dei moderati è assai meno diverso dal suo ch'egli non creda . Significativo dell'orientamento politico del giornale è il modo con cui viene trattato Crispi. Non lo si incoraggia a schierarsi con la maggioranza ma si esprime l'augurio che continui nella via intrapresa con coraggio e con fermezza così da poter dare vita ad un'opposizione parlamentare, forte e degna dei posto che lo spirito della nostra costituzione le attribuisce .
Radicalmente diverse sono le analisi dei giornali conservati il 14 aprile. Per Le Alpi è stata aperta la strada per formare un grande partito monarchico, per La Farfalla - Corriere del piccolo paese - Appiè delle Alpi Crispi non dissente punto sostanzialmente dal suo maestro amico ed è al momento su posizioni monarchiche per potere essere repubblicano domani . Il solo reale punto di dissidio si riscontra nell'importanza attribuita al suffragio popolare, nel quale Crispi crede, al di là delle idee stesse del giornale, secondo cui è vero purtroppo che entro le urne elettorali si racchiudono le nostre sorti future, ma è pure vero che da quelle non può uscire agevolmente quanto il Crispi desidererebbe. Il Dovere, nel numero del 15 aprile, assume una posizione nettamente filomazziniana, anche se la polemica anticrispina viene attutita da alcune considerazioni positive. Si pone come punto di partenza il convincimento comune ad entrambi che solo la monarchia potesse raggiungere il traguardo unitario, ma con i fatti di Aspromonte, prosegue il settimanale per la democrazia , Mazzini considerò < lacerato il patto al contrario dell'altro, le cui credenze acquistarono tale intensità da divenire convinzioni sincere e profonde . Secondo il giornale ha avuto ragione Mazzini nel distaccarsi e nel criticare mentre Crispi ha fornito delle motivazioni così deboli, che non reggono ad un serio esame . Più che negative, sono considerate scarsamente convincenti le argomentazioni portate dal siciliano uomo di un valore politico incontestabile, di cui si possono combattere le opinioni ma non disconoscere l'ingegno, l'onestà, il patriottismo , uno dei più strenui campioni della Democrazia che si deve rammaricare di averlo perduto.
L'organo della Sinistra moderata, Il Pungolo di Leone Fortis (è conservato