Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI VINCENZO; MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1981
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pagina
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191
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Crispi e Mazzini
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nel collegio di Castelvetrano. Dopo aver accennato a questo pettegolezzo, il giornale, vicino a De Boni e a Saffi, respinge il parallelismo, sostenuto da Crispi, fra Italia e Inghilterra e, pur non celando grande stima e antico e inalterabile affetto, si augura che il prestigio di un glorioso passato, e la riverenza del nome non inoculino la peste del dottrinarismo politico nella generazione chiamata dai cieli a compiere il riscatto dell'Italia e rigenerarla non nella bastarda, ma nella vera e intiera libertà .
Il quotidiano napoletano, poi, svolge un'accurata quanto interessante rassegna della stampa moderata , che aveva osato consacrare pagine di lode all'opuscolo e alle massime di conservazione e di ordine ivi professate . La conclusione è pessimistica, quasi senz'appello: Crispi si trova su una china pericolosa, lungo la quale forse il soffermarsi non è più in poter suo .
Un altro giornale di provincia, il liberale anticlericale cuneense La sentinella delle Alpi, il 26 aprile afferma di condividere le tesi cruciali di Crispi sull'impossibilità di realizzare in Italia la repubblica, tenuto conto che questo ideale aveva uno scarsissimo numero di seguaci. Oltretutto ritiene non propizie le condizioni sia storiche quanto geografiche e etnografiche ma principalmente morali. Non rifiuta aprioristicamente l'idea ma individua la colpa di tale irrealizzabilità nel secolare despotismo civile ed ecclesiastico, che con infernale astuzia volendo rendere impossibile il risorgimento, corruppe la nativa indole italiana .
D'avviso esattamente opposto è La Farfalla, che a più riprese, 1*8 e il 20 maggio e il 12 giugno, torna sull'argomento, nutrendo dubbi, prima di tutto, sulla consistenza e sulla saldezza degli ideali monarchici, professati ufficialmente dalla stragrande maggioranza degli italiani, e sull'opportunità di consolidare lo Stato attraverso un'espansione verso il Mezzogiorno. Sostiene, inoltre, che la replica di Mazzini, del grande italiano , contiene sì grandi verità , degne di essere anzi predicate, poi ribadite in mente a tutti gli Italiani e denunzia le autorità fiscali censorie, responsabili del sequestro dello scritto di Mazzini, perché l'apostolo aveva purtroppo posto il dito nel vivo della piaga . Dopo aver segnalato la stringatezza della replica, la analizza, mettendo in primo piano la sua accortezza nel provare la linea di costante coerenza e la necessità di realizzare dall'interno la grande meta nazionale.
L'articolo, nel suo insieme, è improntato ad una lirica ammirazione per quell'invitto ed indomito apostolo dell'unità e dell'indipendenza , dal quale si sono distaccati, l'allusione non è davvero confusa, uomini abbarbagliati dalla lucentezza dell'oro .
Le bordate contro Crispi raggiungono il loro culmine nel numero del 12 giugno: con trasparentissimo sarcasmo si dà peso alle voci, per le quali negli eccessi di delirio a cui va soggetto da alcuni mesi, detta lettere da inserirsi nel Diritto e sogna portafogli .
Anche il bisettimanale aquilano, Corriere degli Abruzzi, dice la sua in termini non certo banali e scontati. Non concede credito alla interpretazione che voleva una frattura netta ed insanabile nelle file democratiche, a suo avviso, affiatate e accomunate nel criticare gli istituti realizzati dalla monarchia. Alla monarchia stessa viene mosso il rimprovero, contingente quanti altri mai, di avere avuto guide politiche come il conte di Cavour e il generale La Marmora, sotto le quali nulla di serio si sarebbe potuto costruire. Consiglia una via di totale rinnovamento, che bandisca a voce alta il programma della Unità e della Indipendenza nazionale, appellando alla grande opera tutte le forze, tutti i partiti onesti, per fonderli in uno, e vincere .