Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI VINCENZO; MAZZINI GIUSEPPE
anno
<
1981
>
pagina
<
192
>
192 Vincenzo G. Pacifici
Crispi non poteva non conservare i numeri de L'Unità Italiana* che avevano sviluppato le tesi dell'ortodossia repubblicana prima e dopo la replica di Mazzini del 12 giugno.
L'11 giugno sostiene che la monarchia ha quasi uniti gli italiani al papa e che è in corso un processo di avvicinamento all'Austria. Da tutto ciò e, all'opposto, dalla vicenda bellica americana trae lo spunto per mostrare i meriti della repubblica in senso unitario e pacificatore e invita, sfida quasi Crispi a citare un solo caso di nazione nel mondo, così intimamente fusa da una monarchia e con essa capace di superare fratture di tale portata.
Nel n. 168 del successivo 21 giugno, dopo la lettera di Crispi al Diritto, la cui apparizione l'episodio è stato dianzi rammentato provocò l'allontanamento del responsabile, il giornale accusa Crispi di risposte inesatte e principalmente sfuggenti e si offre di presentare in un unico opuscolo sia l' indigesta prima lettera di Crispi sia la fulminante replica con l'aggiunta di qualche altra considerazione. Dopo aver confessato il desiderio iniziale di astenersi dalla contesa, desiderio causato da deferenza verso Mazzini, da cortesia verso i lettori e da quella stessa paura che viene ai marinai di bagnarsi in certe acque infestate da un pesce-cane e il timore di un analogo atteggiamento da parte di Mazzini già naturalmente ripugnante da polemica che abbia apparenza di motivi personali , l'organo sottolinea che in un'ipotesi del genere i lettori sarebbero stati privati di un eloquentissimo scritto, splendido nello stile, robusto per ragioni, inconfutabile per verità logica e storica e forte per contenuta indignazione . Sentito il dovere di chiarire che il termine pescecane andava riferito al fisco, una delle parti integranti della monarchia , al servizio anche di Crispi, il giornale ricostruisce le varie fasi della polemica con toni notevolmente energici, da un verso critici e dall'altro apologetici.
Con la prima lettera Mazzini aveva polverizzato la stolida tesi e la menzogna storica sfoderata da Crispi in Parlamento . H siciliano, a sua volta, rifocillato > dalla nuova Dea Madre, era ritornato al combattimento col pesante opuscolo con il quale aveva rovesciato quasi dal turcasso d'un Parto, un nembo di bugìe, d'insulti e di calunnie sopra Mazzini. L'opuscolo in definitiva cera un'arma così pesante, che tutti ì colpi non ferivan che Paria, e i circostanti guardavano annoiati e sbadigliando .
Mazzini ribattè, riducendolo in frantumi con un brevissimo scritto di sole otto pagine. Intervenne allora, prosegue L'Unità Italiana, la monarchia con una arma specifica, quella del fìsco, che significò il sequestro, la soppressione della risposta .
Crispi, non contento e non soddisfatto, tornò alla battaglia colla sua lettera del 5 giugno al Diritto , certo della protezione del foro monarchico . Citando, quindi, alcuni brani di un libricciolo anonimo e stampato alla macchia per timore del fisco amico di Crispi ed intitolato Alcune osservazioni all'Opuscolo Repubblica e Monarchia del deputato Crispi, respinge duramente le tesi salienti di Crispi e lo stigmatizza, perché, a guisa di pappagallo , ripete, senza inquietarsi di addurre prova , l'accusa a Mazzini di cospirare con due bandiere e di offrire i suoi servigi ai principi .
A giudizio del giornale, sia dai giorni in cui, dicembre 1863, nello schieramento di Sinistra si era sostenuta l'opportunità di dimissioni in massa dei deputati, il lealismo unitario di Crispi aveva provocato il suo mutamento e