Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI VINCENZO; MAZZINI GIUSEPPE
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1981
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Crispi e Mazzini
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soprattutto aveva palesato l'intenzione di violare le promesse e la pluriennale
milizia.
Concluso l'esame della corrispondenza e dei giornali, altro materiale può essere ricavato sia nelle lettere pubblicate sia in quelle tuttora inedite dello stesso Crispi.
Gli sfoghi indirizzati a Fabrizi consentono senza dubbio di seguire dettagliatamente e intimamente le posizioni e le motivazioni di Crispi, che si giusti-ficava coll'amico di tanti anni e di tante esperienze. Abbiamo già esaminato quelli in cui ricostruiva più da vicino lo scontro e considerava la riunione popolare di maggio e gli attacchi della stampa mazziniana.
Ora è necessario un passo indietro per rilevare come l'atteggiamento di Crispi, alla fine di maggio, fosse, anche con Fabrizi, ispirato dal più rigoroso rispetto della legalità e dell'ordinamento costituzionale. Crispi rifiuta le trattative dirette con il Vaticano, che anzi considera una sventura ma si preoccupa notare che esse non sono che il complemento della convenzione del 15 settembre e del trasferimento della Capitale. Chiede, poi, se esiste qualche rimedio e offre la sua collaborazione in caso positivo.
Del resto, sottolinea, sin dal 17 novembre il giudizio sull'accordo italo-francese è addirittura di riprovazione completa ma è proprio dai discorsi di quei giorni che ha avuto origine la fastidiosa diatriba. Dopo essersi posto a disposizione di Fabrizi nell'eventualità di nuove iniziative, subordina il suo intervento all'assenza di Mazzini.
Tra me e quell'uomo puntualizza non ci può essere più amicizia . Crispi, desideroso di sfuggire ogni equivoco anche con gli amici più fidati, non perde occasione per definire la sua condotta. Se sono in sospetto al partito avanzato scrive a Bertatii alla fine di maggio non me ne importa un'acca. Io non pretendo nulla né dal medesimo, né dai conservatori, giacché li ritengo entrambi perniciosi all'Italia .91) In due lettere del 20 e del 22 giugno a destinatari non identificati, riassume i termini della vicenda, confermando in pieno la saldezza dei principii dai quali è mosso e gli errori e la pervicacia con cui l'altro ha agito.
La lotta ebbe cominciamento per iniziativa di Mazzini e Crispi per dignità si vide costretto alla replica, che avrebbe potuto concludere la cosa se colui che il primo diede fuoco alla miccia non avesse continuato co' suoi giornali, non a discutere le mie idee, ma ad ingiuriarmi, a provocarmi, a falsare ogni concetto. L'interlocutore, certamente palermitano, doveva aver proposto, lo deduciamo dalla replica, una riappacificazione alla quale Crispi si sottrae, accusandolo di ignorare gli attacchi dei giornali che si spacciano avere il monopolio della difesa dei diritti del popolo . Il riavvicinamento, a detta di Crispi, non creerebbe che una concordia da Àrcadi .
Crispi tiene anche a sottolineare il fatto che Mazzini, a sua gloria , quale cospiratore non fu mai repubblicano ma, nell'interesse dell'unità nazionale , invocò ora la monarchia ora la repubblica pur di conseguire la meta. Oggi,
"> Ivi, sortola*?. 27.
9B) F. CRISPI, Carteggi politici cit., pp. 218-220 - Lettera a Nicola Fabrizi del 27
maggio 1865.
91) A.C.S., Carte Crispi, Archivio di Stato di Palermo, fase. 114/XLII Lettera senza numero del 30 maggio 1865 ad Agostino Bertoni.