Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI VINCENZO; MAZZINI GIUSEPPE
anno <1981>   pagina <193>
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Crispi e Mazzini
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soprattutto aveva palesato l'intenzione di violare le promesse e la pluriennale
milizia.
Concluso l'esame della corrispondenza e dei giornali, altro materiale può essere ricavato sia nelle lettere pubblicate sia in quelle tuttora inedite dello stesso Crispi.
Gli sfoghi indirizzati a Fabrizi consentono senza dubbio di seguire detta­gliatamente e intimamente le posizioni e le motivazioni di Crispi, che si giusti-ficava coll'amico di tanti anni e di tante esperienze. Abbiamo già esaminato quelli in cui ricostruiva più da vicino lo scontro e considerava la riunione popolare di maggio e gli attacchi della stampa mazziniana.
Ora è necessario un passo indietro per rilevare come l'atteggiamento di Crispi, alla fine di maggio, fosse, anche con Fabrizi, ispirato dal più rigoroso rispetto della legalità e dell'ordinamento costituzionale. Crispi rifiuta le tratta­tive dirette con il Vaticano, che anzi considera una sventura ma si preoc­cupa notare che esse non sono che il complemento della convenzione del 15 settembre e del trasferimento della Capitale. Chiede, poi, se esiste qualche rimedio e offre la sua collaborazione in caso positivo.
Del resto, sottolinea, sin dal 17 novembre il giudizio sull'accordo italo-francese è addirittura di riprovazione completa ma è proprio dai discorsi di quei giorni che ha avuto origine la fastidiosa diatriba. Dopo essersi posto a disposizione di Fabrizi nell'eventualità di nuove iniziative, subordina il suo intervento all'assenza di Mazzini.
Tra me e quell'uomo puntualizza non ci può essere più amici­zia . Crispi, desideroso di sfuggire ogni equivoco anche con gli amici più fidati, non perde occasione per definire la sua condotta. Se sono in sospetto al partito avanzato scrive a Bertatii alla fine di maggio non me ne im­porta un'acca. Io non pretendo nulla né dal medesimo, né dai conservatori, giacché li ritengo entrambi perniciosi all'Italia .91) In due lettere del 20 e del 22 giugno a destinatari non identificati, riassume i termini della vicenda, con­fermando in pieno la saldezza dei principii dai quali è mosso e gli errori e la pervicacia con cui l'altro ha agito.
La lotta ebbe cominciamento per iniziativa di Mazzini e Crispi per dignità si vide costretto alla replica, che avrebbe potuto concludere la cosa se colui che il primo diede fuoco alla miccia non avesse continuato co' suoi giornali, non a discutere le mie idee, ma ad ingiuriarmi, a provocarmi, a fal­sare ogni concetto. L'interlocutore, certamente palermitano, doveva aver pro­posto, lo deduciamo dalla replica, una riappacificazione alla quale Crispi si sottrae, accusandolo di ignorare gli attacchi dei giornali che si spacciano avere il monopolio della difesa dei diritti del popolo . Il riavvicinamento, a detta di Crispi, non creerebbe che una concordia da Àrcadi .
Crispi tiene anche a sottolineare il fatto che Mazzini, a sua gloria , quale cospiratore non fu mai repubblicano ma, nell'interesse dell'unità nazionale , invocò ora la monarchia ora la repubblica pur di conseguire la meta. Oggi,
"> Ivi, sortola*?. 27.
9B) F. CRISPI, Carteggi politici cit., pp. 218-220 - Lettera a Nicola Fabrizi del 27
maggio 1865.
91) A.C.S., Carte Crispi, Archivio di Stato di Palermo, fase. 114/XLII Lettera senza numero del 30 maggio 1865 ad Agostino Bertoni.