Rassegna storica del Risorgimento

CRISPI VINCENZO; MAZZINI GIUSEPPE
anno <1981>   pagina <194>
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Vincenzo G. Pacifici
avverte, è di avviso che ogni esperimento con la monarchia è fatto e che sola­mente la repubblica può darci Roma e Venezia , eppure ci lascia sperare, che, ove il Re imprendesse la guerra contro l'Austria, sarebbe altra volta col Re.
Passando quindi a riepilogare la propria condotta, ne sottolinea la coe­renza sin dal maggio 1860 e con l'amor sui individuato tante volte dai suoi cri­tici come il difetto più grave e fuorviante del carattere, scandisce quasi che le calunnie non mi colpiscono, vengano esse da antichi avversarli o da nuovi. Costante ne* miei propositi, fedele alla bandiera dell'unità nazionale, l'indo­mani mi ha dato sempre ragione . Cita ad esempio il caso della Sicilia nel 1860 e la cattiva amministrazione da lui denunziata e solo dopo dure prove ammessa da tutti. Con solennità, forte di questo precedente, afferma che avverrà lo stesso da qui a qualche anno per la politica che oggi voglio inaugurata! . Crispi non si limita ad esporre programmi ed ambizioni ma, guardando al pas-1860 e la cattiva amministrazione da lui denuziata e solo dopo dure prove non ho uno stipendio, vivo del mio lavoro. Sarà lo stesso per l'avvenire e non tutti pò tran dire altrettanto .92)
Nella seconda lettera, davvero importante per la rivendicazione di auto­nomia ideologica che contiene, dopo aver ricordato l' indecente camorra , organizzata da Mazzini e dai suoi botoli , Crispi confessa di comprendere che per essere realista bisogna essere col Re e, all'opposto, di non compren­dere affatto che, distaccandosi da Mazzini, un galantuomo debba essere dichia­rato disertore della bandiera popolare, idrofobo monarchico, rinnegato ecc. .
Neanche nel paragone, cui ricorre per disegnare il carattere degli italiani, si sottrae alla polemica. Il carattere, che ben più obiettivamente merita la defini­zione di manicheo, è detto cattolico: o col papa, o all'inferno; e questa bestemmia, dopo essere stata proclamata in religione viene proclamata in poli­tica .
In pochissime parole, come a voler smentire voci diffuse e di forte presa sul pubblico offre il resoconto della sua vicenda politica e dei suoi rapporti con il grande ligure: Io cospirai fino al 1848, e poscia presi la via dell'esilio senza avere contatto con Mazzini. La mia intimità con lui fu dal 1856 al 1860. Dond'è venuto ch'egli sia mio maestro, e che io debba esser con lui come uno schiavo alla catena? .93>
Lo stato d'animo di Crispi, per nulla mutato nella sua animosità nono­stante il periodo di tempo trascorso, è documentato da tre lettere a Bertani del 23 giugno, del 22 luglio 1865 e del 15 gennaio 1866. Nella prima narra l'episodio di una vedova palermitana, che, accortasi di avere subito un furto domestico, ai era posta alla finestra gridando. Tra la folla accorsa si erano inseriti i ladri, rivelatisi tra i più ardenti nello esclamare: povera donna! l'hanno rubata! .. Da questo racconto trae lo spunto per attaccare Mazzini, accusato di una con­dotta analoga a quella dei ladri, dal momento che egli cominciò a dilaniarmi ed or grida che io l'abbia dilaniato ! .
Più concreto e più amaro appare lo scritto del luglio. In esso, escluso per
OT> F. Caispi, Carteggi politici cit, pp. 224-226 - Lettera a Ignazio [?] del 20 giu­gno 1865.
W) lvi pp. 226-227 - Lettera a destinatario non identificabile del 22 giugno 1865.
W) A.C.S., Carte Crispi, Archivio di Stato di Palermo, imo. 114/XLII - Lettera senza numero del 28 giugno 1865 ad Agostino Bertani.