Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI VINCENZO; MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1981
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pagina
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195
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Crispi e Mazzini
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mille ragioni un addio all'Italia, Crispi manifesta il desiderio di vivere in Svizzera non per rifarmi quello che sono e sarò sempre, ma per vedere se i repubblicani alpini somigliano a coloro che vestiti di democrazia maledicono e bandiscono i rei per crearsi dei capi nella cui parola giurano e dalla cui autocrazia chiedono un raggio per esser a loro volta autocrati in questa nostra povera patria schiava più pei suoi pregiudizi! che per le sue istituzioni. Cosa è mai questa repubblica con un pontefice per capo, senza spirito di uguaglianza, né sentimenti di fratellanza fra' suoi membri [?] .
Termina, accennando polemicamente ad una dichiarazione di Campanella, che aveva escluso durante l'attuale regime candidature amministrative e politiche: 1* errore aveva il merito di rendere le posizioni nette nel campo della democrazia .95)
A gennaio, nella confusa fase postelettorale, dopo aver riconfermato la piena identità tra dichiarazioni private e pubbliche, denunzia molti screzii negli uomini di parte avanzata . A questa situazione, che andava tenuta nascosta agli avversari, si doveva aggiungere che con Mazzini e i superstiti suoi amici siamo in guerra, coi moderati non ci è tregua, dai reazionarii siamo separati, per un abisso .J
Anche se nel novembre del 1866 espresse il desiderio di fuggire la politica e di seppellirsi nel silenzio di una campagna, fuori da ogni contatto pestifero dei grandi uomini che l'Italia ci ha regalato ,97) almeno nell'agone parlamentare Crispi palesa un invidiabile e propagandisticamente utile fair play. H suo intervento nella discussione sull'elezione di Giuseppe Mazzini a deputato per il primo collegio di Messina, il 22 marzo 1866, è una brillante seppure sfortunata testimonianza di questa linea di condotta.
Crispi, oltre a scorgere esattamente le ragioni del successo, dovuto ad una diffusa forma di protesta contro il governo moderato,98' interviene con finezza e profondità di argomentazioni sull'eleggibilità di Mazzini, nei riguardi del quale, sin dalle prime battute, tiene però a riconfermare l'irreversibile distacco, pronunziando con immutata fede la famosa formula. Se è politica la premessa e giuridico lo svolgimento, politica torna ad essere la conclusione. Quasi a voler aprire gli occhi alla maggioranza, Crispi avverte che Mazzini, deputato, rimarrebbe quella splendida individualità, che nessuno può togliergli di essere ma smetterebbe di essere un martire , sarebbe senza l'aureola dello esilio , il grand'uomo solo con le sue virtù, raccolte in un apostolato di trentanni . Lo sforzo di Crispi, come è noto, fu vano: la Camera con una larga maggioranza annullò l'elezione. ")
5) /tri, lettera senza numero del 22 luglio 1865 sempre a Bertani.
96) Ivi, lettera senza numero del 15 gennaio 1866 a Bertani. Ora, in parte, in À. SCIROCCO, op. cit- p. 330.
97) L'anima di Francesco Crispi cit., p. 71.
*> P. AMATO R. BATTAGLIA, art. cit., pp. 423-424.
W A.P., Camera, leghi. IX, sesa. 1865-66, Diss., voi. II, pp. 1569-1573. H dibattito si svolse intenso e vibrante nelle sedute del 21 e del 22 marzo. Numerosi e o.d.g. furono presentati dai deputati della Sinistra a sostegno della eleggibilità: confluirono tutti nel documento, sottoscritto da Bixio, Casaretto, Berti-Picbnt, Giovanni Ricci, Mollino, Di San Donato e Siccardi, che sosteneva la dubbiosità della questione e il rifiuto di ogni interpretazione restrittiva e di ogni ostracismo. Il solo Boggio con un lungo intervento espresse appoggio alla tesi negativa, illustrata anche dal ministro dell'intorno Cliiavcs e da quello della giustizia De Falco, che definì a eloquentissimi 9 i discorsi ascoltati*