Rassegna storica del Risorgimento
CRISPI VINCENZO; MAZZINI GIUSEPPE
anno
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1981
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pagina
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196
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196 Vincenzo G. Pacifici
Crispi considera che era impossibile provare quali furono i motivi che volsero a convincere i deputati , tanto più. che le stesse tesi a sostegno sono state svolte in modo incompleto. Non è davvero senza significato il commento conclusivo: secondo Crispi, dopo quel giorno, le condizioni politiche del paese erano interamente mutate .,00)
Nelle prime pagine abbiamo anticipato che l'atteggiamento di Crispi e di Mazzini, dopo i momenti della polemica, fu completamente diverso.
Crispi più dopo, tentò una via di rappacificazione, nella quale il Mazzini non volle entrare .10I) Il genovese infatti parlò una sola volta di conciliazione, subordinandola ad una condizione così precisa e gravosa, da apparire ai suoi stessi occhi irrealizzabile. Crispi si sarebbe potuto riaccostare, soltanto dopo essere sceso in piazza a fare le barricate .102)
Mazzini mette in luce la sua vera posizione in due altre occasioni. Nel 1868, scrivendo a Maurizio Quadrio, accusa Crispi e Mordini di aver abbandonato il campo popolare per amor di danaro o di potere 103> e nel 1871, nel commentare la condotta di Crispi in occasione della discussione della interrogazione presentata dallo stesso Crispi con Fabrizi, Asproni, Nicotera, Cucchi, Avezzana ed altri, riguardante le ragioni dei divieti di polizia per le celebrazioni del 22 anniversario del vittorioso scontro romano con i francesi e per lo scoprimento di una lapide a Ciceruacchio , esprime, e in pratica è l'ultimo della vita, un giudizio di meschinità.1(M)
In effetti Crispi, senza nascondere di considerare la Repubblica romana, come quella veneta, degli anacronismi , non si è posto tra coloro che non amano Mazzini, guida dell'esperienza rivoluzionaria nella capitale e ha censurato le decisioni del questore contro una manifestazione libera ed aperta.105)
Del tutto diverso, dicevamo, è il comportamento di Crispi, improntato a doveroso rispetto per colui che aveva perseguito con tanta costanza il comune obiettivo, ma questo dopo la morte di Mazzini, quando, vecchio, ritorna al passato. Nel 1879, lo elogiò per la proclamazione del dovere al lavoro in durissimo contrasto con quanti nel 1848 e soprattutto nel 1871 avevano esaltato la teoria del diritto al lavoro. Bisogna afferma Crispi ricordando l'insegnamento del più logico, più accanito avversario degli Internazionalisti educare le plebi al principio che il lavoro nobilita e che esse se lo debbono procacciare per SI dovere che noi abbiamo tutti di vivere dell'opera nostra .106) Clamorosa senza dubbia è l'esaltazione del 1882, quando definisce Mazzini, il primo tra gli artefici del Risorgimento, il più grande di tutti , al nome del quale doveva essere intitolato il secolo.107) Alcuni anni più tardi, nella solennità dell'aula
Parlarono in senso analogo a quello di Crispi Nicotera, Guerrazzi e Zanardelli. Per altre indicazioni sull'argomento, v. P. AMATO -R. BATTAGLIA, art. cit., pp. 413-445.
,00> A.C.S., Carte Crispi, Archivio di Stato di Palermo, fase. 141/1.
) S.E.I., Introduzione al voi. LXXXIII, p. XXVIII.
> S.E.I., voi. LXXXV, p. 280.
* S.E.I., voi. LXXXVn, pp. 97-98.
W SJE.J., voi. XCI, p. 44.
H A.P., Camera, legUl. XI, sess. 1870-71, Diss., voi. II, pp. 1972-1975. Replicò, per dichiarare la propria insoddisfazione al ministro dell'interno Lanza, alle pp. 1980-1982.
,06> F. CBISPI, Discorsi parlamentari oit., voi. II, Roma, 1915, p. 395.
107) f. MASTINI, Due dell'Estrema, Il Guerrazzi e il Brofferio - Carteggi inediti (1859-1866), Faenze, 1920, pp. XI-XII.