Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DI STATO DI MODENA ARCHIVIO FINZI; FINZI GIUSEPPE CART
anno <1981>   pagina <200>
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Vanio Campagnoli
della lettera, erano il dottor Giuseppe Finzi7) ed il dottor Enrico B esana,8) ai quali, con atto in data 5 gennaio 1860, stilato avanti il notaio Alberto Parola di Milano con numero 4070 di repertorio, Giuseppe Garibaldi aveva affidato, con amplissima procura, il compito e la responsabilità di unificare in un organismo centrale (la Direzione ) la raccolta e la gestione dei fondi per l'acquisto del­l'ideale milione di fucili.
Non sembri fatto strano la stesura di un atto notarile per un incarico tanto al di fuori della normalità: esso era stato preteso da Finzi e da Besana, assistiti da Enrico Guastalla in veste di segretario, al fine di avere in mano uno stru­mento di almeno apparente validità giuridica nel tentativo di mettere un poco di ordine nella disorganizzatissima raccolta e nell'amministrazione delle obla­zioni che l'amor patrio degli Italiani ed il fascino del Nizzardo avevano susci­tato in Italia ed all'estero; ed anche un documento, quasi un certificato di primogenitura, da opporre a quanti altri, magari per incarico verbale di Gari­baldi, avessero preteso, come poi avvenne, di maneggiare le somme destinate all'armamento dei garibaldini; una carta, infine, se non proprio per se stessa ufficiale, con la quale presentare richieste, sollecitare oblazioni ed intrattenere rapporti con enti d'ogni ordine e grado, dai più piccoli comuni fino al governo di Torino.
I due direttori erano ben consci della straordinarietà dell'azione a cui colla­boravano. Già allora la formazione, il sostentamento e la gestione di un esercito privato (poiché tale era quanto, sia pure in nome di un eroe nazionale, si andava costituendo) apparve ai politici ed ai legulei un fatto inconcepibile, un mostro giuridico impensabile nella cosiddetta patria del diritto, e per di più in uno Stato ancora strutturalmente non ben definito e di assai dubbia forza di coesione interiore. Alcuni anni più tardi, lo stesso Finzi, che pure vi spese tanto di sé in passione e sacrifici, lo definì ... una delle più grandi violazioni dell'ordina­mento interno di un paese, [che] lasciava sospesa sulla società una minaccia di perturbazione .9)
Ma già prima che l'epopea di Sicilia avesse inizio, i diplomatici accreditati a Torino ... hanno significato al Re che non intendevano che vi fosse nello Stato: autre force, ou pouvoir ou personne armée que l'armée du Roi , come il 5 gennaio 1860 lo stesso Garibaldi, evidentemente chiamato in causa, scrisse a Giacomo Medici.
I politici italiani (anche i piemontesi, talora), da parte loro, data la scarsa fiducia che nutrivano nell' avventuriero Garibaldi , cercarono di ostacolare l'affi u 880 delle offerte verso i centri a lui più fedeli. Ricasoli, in Toscana, con­fiscò l'intera sottoscrizione e fece confluire a Firenze sotto il suo controllo tutto quanto era stato raccolto nell'ambito della sua giurisdizione. A Milano Massimo d'Azeglio giunse a vietare ogni manifestazione pubblica progettata in favore della Sicilia. Per sostenere ed orientare secondo i propri criteri la spedizione garibal­dina Cavour ebbe certamente un ben duro lavoro, tanto all'interno con i non
7) Giuseppe Finzi era reduce dal suo difficile Regio Commissariato straordinario della zona libera del mantovano. V.: R. GIUSTI, // 1859 nel Mantovano - Il commissariato straordinario di Giuseppe Finsi, in Figure e momenti del Risorgimento italiano, Mantova, 1968.
8) V.s GIUSEPPE CASTELLI, Enrico Besana, Milano, 1949.
9) Lettera ad Emanuele Dina, in minuta, senza data, in A.S.M., arch. Finzi, b. 9. Un'annotazione, probabilmente di pugno di Ernesto Pinzi, avverte che essa venne pubbli­cata da L'Opinione nel 1869.