Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DI STATO DI MODENA ARCHIVIO FINZI; FINZI GIUSEPPE CART
anno
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1981
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pagina
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201
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Il 1860 nelle carte di Giuseppe Finzi 201
pochi reazionari miopi, anche nell'ambito della sua stessa corrente politica, quanto all'estero, con i corpi diplomatici ed i governi tutt'altro che concordi nel-l'accettare passivamente la prospettiva di un nuovo Stato nazionale nel centro del Mediterraneo. Secondo quanto ne scriveva Nigra a Cavour il 13 luglio 1860, ufficialmente l'Inghilterra era assai tiepida a questo proposito, anche se la stampa inglese non esitava ad esprimere spesso entusiastici apprezzamenti in favore di Garibaldi, contro quello che in seguito ad un'indagine parlamentare veniva definito il peggior Stato d'Europa ; l'orientamento inglese non avrebbe tardato a mutare, tuttavia, con la considerazione che certamente un possibile Stato unitario italiano (anziché una confederazione di staterelli) sarebbe presto sfuggito alla tutela francese. Sempre secondo Nigra, la Prussia manifestava la propria preferenza verso il mantenimento dell'integrità dello Stato delle Due Sicilie; la Russia, a mezzo del suo ambasciatore a Parigi, affermava che non avrebbe mai permesso l'annessione della Sicilia al Piemonte, non nascondendo la propria intenzione di rompere le relazioni diplomatiche con Torino nel caso che l'annessione si attuasse. Sono noti a questo proposito i tempestosi incontri avvenuti in quell'epoca fra l'ambasciatore russo a Torino, conte Stakelberg, e Vittorio Emanuele, impegnatissimo quest'ultimo nel diplomatico lavoro, a lui così poco congeniale, di dissimulare i suoi rapporti ed impegni con Garibaldi. Fra le altre potenze che potevano interferire nei moti italiani, ovviamente l'Austria, già preoccupata per la ferrea ristrutturazione militare della Prussia, era assolutamente contraria all'espansione del perenne nemico piemontese e, peggio ancora, alla formazione di una potenza vivificata da ampie e calde rivendicazioni nazionali, proprio sul limite meridionale dei suoi confini.
Napoleone III, sperando forse ancora di salvare il suo effimero progetto di una confederazione italiana (Sardegna, Stato della Chiesa, Regno di Napoli) facilmente da lui controllabile, insisteva perché Torino e Napoli, liquidato in un modo o nell'altro Garibaldi, trovassero la strada per un accordo, anzi per una vera e propria alleanza, e raccomandava a Nigra: Ne me mettez pas dans l'impossibilité de vous défendre .10) In sostanza, alla base del pensiero dell'imperatore francese rimaneva il principio, acquisito nelle sue esperienze giovanili, di una necessaria soluzione nazionale globale dei problemi della penisola italiana; ma non era accettabile dalla sua politica di supremazia europea uno Stato italiano unico ed indipendente. n)
A questi fatti ed a questi orientamenti politici si riferiva evidentemente Cressini all'inizio della sua lettera riportata sopra.
In quei tempi ribollenti ed assolutamente straordinari, la raccolta delle offerte, l'acquisto di un enorme quantitativo di materiale bellico e la spedizione di uomini e di armi, di cui si occupava la Direzione di Finzi e di Besana con una cerchia di abili ed indefessi collaboratori, con il sostegno dell'entusiasmo dei patrioti e con la positiva solidarietà di Cavour e del suo re, si svolsero comunque come fatti legittimi e dalla stragrande maggioranza vennero accettati come indispensabili, anche se eccezionali.
A tentare un sistematico lavoro di accentramento nella raccolta delle offerte per il milione di facili, si era provato ' prima, nel 1859, anche il dottor
W) Nella lettera di Nigra a Cavour, partieulière n. 56, le 13 jullìet 1860.
il) V,: CHARLES H. POUTHAS, La mediatimi de Napoleon ìli entra le roi de Naples, les SicMìens et le gouvernement jfiemontain, in Rassegna storica del Risorgimento a. XXXIX (1952), pp. 762-779.