Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DI STATO DI MODENA ARCHIVIO FINZI; FINZI GIUSEPPE CART
anno <1981>   pagina <204>
immagine non disponibile

204 Vardo Campagnari
l'Austria ed ai suoi satelliti. Giuseppe Finzi, ad esempio, sapeva benissimo, che malgrado la cosiddetta emancipazione di fine '700, per gli oltre 2200 ebrei residenti allora nella città di Mantova18) vigeva il regime discriminatorio im­posto dalle i.r. autorità: per disposizioni rinnovate rispettivamente nel 1820 e nel 1825 ai loro bambini era vietata la frequenza nelle scuole elementari regolari ed i giovani per sposarsi dovevano chiedere ed ottenere il permesso del delegato provinciale; tutti erano esclusi dai pubblici uffici di qualsiasi genere e grado; perfino per i funerali i capi delle Compagnie (necrofori) dovevano seguire un regolamento particolare destinato ai defunti ebrei. Nei momenti di gravi diffi­coltà nazionali o sociali, inoltre, le prime ad essere assoggettate alle più pesanti contribuzioni finanziarie erano sempre le comunità israelitiche.
Alla Direzione affluivano subito molte centinaia di migliaia di lire ed essa, a mezzo dei propri esperti, iniziò sul mercato l'incetta di fucili e di muni­zioni. Solo in un secondo tempo furono acquistate tutte le altre innumerevoli cose che occorrono agli uomini che combattono: la preoccupazione di procurare armi, tante buone armi, era così impellente che il bravo Besana non nascose la propria meraviglia quando da Genova, già a metà giugno, gli vennero richie­ste camicie e mutande per i volontari che stavano per partire e per quelli che da oltre un mese si battevano in Sicilia.
Con l'acquisto dei fucili (francesi, prussiani, svizzeri; perfino il grande Colt1'' dall'America ne mandò in dono cento modernissimi, seguito da al­tri ammiratori francesi, inglesi, svizzeri ed italiani) sorsero per la Dire­zione > due problemi: come pagare gli ingenti dazi d'entrata e dove trovare magazzini per conservare il prezioso materiale bellico. Entrambi, con pazienza e tenacia, furono risolti dai direttori seguendo quelle vie semiufficiali su cui era imperniata ormai quasi tutta la loro attività: il ministero delle Finanze, le dogane e gli uffici daziari, per velato, ma preciso intervento di Cavour non applicarono alcun balzello per le armi entrate in Milano o preparate direttamente a Genova dall'Associazione dei Comitati di provvedimento guidata da Bertani. Il comune di Milano, poi, col consenso del ministero dell'Interno, mise a disposizione sufficienti locali nella caserma di S. Teresa che, per essere in parte occupata dai reali carabinieri, dava ottime garanzie per la buona conservazione di tutto il materiale.
Questa particolare precauzione, tuttavia, fu causa della mancata tempestiva spedizione delle armi da Milano a Genova, quando Garibaldi, con decisione che la Direzione > non si aspettava in quel momento, si risolse ad accorrere con i suoi primi mille volontari in aiuto agli insortì siciliani. Secondo quanto il Finzi nove anni dopo ne scrisse ad Emanuele Dina per difendere l'operato di Cavour nei confronti di Garibaldi, ad impedire il prelevamento dei fucili dal magazzino di S. Teresa furono gli stessi carabinieri per ordine del governatore di Milano, Massimo d'Azeglio, il quale, se come politico era un quadrato patriota ed nomo di governo, e come artista era un dinamico ed estroso indivi-
'*) A.S.M. - Delegazione provine. Atti riscrv. B. n. 130. Nel 1854 risultavano pre­senti in Mantova 2222 ebrei.
W Per Samuel Colt (1814-1862) e la sua offerta di armi, v. anche HOWARD R. MAR-RABO, Documenti italiani e americani rulla spedizione garibaldina in Sicilia, in Rassegna storica del Risorgimento, a. XUV (1957), pp. 12-58.
2) Lo stesso Finzi, in una sua lettera da Canicossa in data 4 maggio 1860, mostrava di non essere assolutamente a giorno sul l'ìm niinenza della storica partenza da Quarto.