Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DI STATO DI MODENA ARCHIVIO FINZI; FINZI GIUSEPPE CART
anno <1981>   pagina <205>
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Il 1860 nelle carte di Giuseppe Finsd 205
duo,21) come alto funzionario governativo restava pur sempre un rigido buro­crate piemontese, con raggravante delle sue tendenze pubblicamente moderate, ma intimamente conservatrici e comunque avverse a tutta la genìa dei rivolu­zionari, a cui Garibaldi indubbiamente apparteneva.n) Sembra (sempre secondo quanto ne scrisse Finzi) che fosse l'ammiraglio conte Persano ad aggiungere nella mente dell'Azeglio dubbi e scrupoli, facendolo persino sospettare che proprio Finzi e 6esana intendessero far partire le armi per metterle a disposizione di non si sa chi (leggi: Mazzini ed i suoi più accaniti repubblicani).
Finzi, che si trovava a Ganicossa, corse a Milano. Non ottenendo dal gover* natore l'indispensabile svincolo, si recò a Torino con Grispi; ma quando potè incontrare Cavour, che tornava da una visita a Bologna ed a Firenze, già da dieci giorni i Mille erano partiti da Quarto con il Lombardo ed il Piemonte ed erano andati a procurarsi a Talamone almeno una parte di quanto serviva alla spedizione: solo trecento di essi possedevano una camicia rossa, ma eviden­temente bastarono per dare un inconfondibile colore all'intero corpo.
Si disse da molti (repubblicani, socialisti, internazionalisti, ecc.) che il vero responsabile del mancato armamento dei Mille fosse stato lo stesso Cavour, e Garibaldi mostrò di credervi a lungo, anche dopo la morte del grande statista. Fu infatti in occasione di un'ennesima sua espressione di risentimento nei con­fronti del governo e dei liberali cavouriani che Finzi scrisse ad Emanuele Dina la lettera più sopra citata, chiusa con la dolorosa frase: ... ci resta proprio il cuore insanguinato a vedere come tutti in sì breve tempo abbiano smarrito l'in­telletto d'amore che fu pronubo al nostro nazionale risorgimento .
Dalle carte dell'archivio Finzi appare assai evidente la larga misura con coi il governo di Torino sovvenzionò la campagna garibaldina in Sicilia, spesso (come Daniele Cressini, con riferimento alla spedizione Bertani, ricorda nella sua lettera del 20 agosto 1860) senza neppure rispettare quel minimo di cautela e di riservatezza che avrebbe dovuto diplomaticamente salvare le apparenze nei confronti degli altri governi d'Europa.
Il 17 maggio 1860 il Finzi scrisse da Torino ad Enrico Guastalla che, pur essendo la direzione della Rubattino lontanissima dal muovere querelle BJ per la perdita del Lombardo e del Piemonte, era comunque necessario provve­dere altri mezzi navali. Vennero infatti acquistati a Marsiglia i tre vapori Hel-vette, Belgique e Amsterdam i quali, ribattezzati rispettivamente Washington, Oregon e Franklin, furono affidati all'armatore De Rohan che li fece viaggiare sotto bandiera americana.
Il pagamento delle tre navi, dato che la Direzione > per il milione di fu­cili non poteva disporre delle 752.489,55 M) lire occorrenti, fu eseguito con un complicato giuoco di bussolotti: il governo piemontese acquistò dalla Dire-
21) V.; ROLAND MARSHALL, Mommo d'Azeglio. Art artist in Politica (1798-1866), London, 1966.
zy La spedizione in Sicilia non rispondeva al suo bisogno di vedere chiaro fino in fondo in ogni progetto: a ... j'ai une répugnance extréme pour l'incornili , scriveva il 2 gennaio 1858 al barone Michaud.
23) In realtà la Rubattino non si rassegnò cosi pacificamente al danno subito. Prote­stò presso il governo torinese, richiese risarcimenti e se la prose col proprio procuratore a Genova Fauchet, che fu licenziato In tronco come reo d'aver insufficientemente sorvegliato le due navi e di averle lasciate staggire da Garibaldi.
24) Cifra totale riportata da A. Luzio, op, flit., p. 174. Nella corrispondenza della Direzione per il milione di fucili si parla generalmente di 500.000 lire.