Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DI STATO DI MODENA ARCHIVIO FINZI; FINZI GIUSEPPE CART
anno <1981>   pagina <207>
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Il 1860 nelle carte di Giuseppe Fimi 207
l'autorevole appoggio inglese al momento in cui presentava al Borbone una solenne protesta e la richiesta dell'immediato rilascio delle navi e degli uomini. Forse chi diffuse tale voce fece confusione fra il console inglese ed il ministro americano a Napoli il quale dovette necessariamente prender a cuore la fac­cenda a causa della presenza della bandiera americana del Charles and Jane e del capitano, pure americano; tutto ciò è chiarito in una lettera in data 23 giugno, mandata da Cavour a John 3VL Daniel, ministro americano a Torino, Tre giorni prima (20 giugno 1860) Agostino Plutino scrìsse alla Direzione che la protesta piemontese era sostenuta con i seguenti argomenti: la cattura, secondo il diritto internazionale era illecita perché avvenuta in alto mare, cioè in acque libere; perché il clipper e VUtUe, con il loro carico di passeggeri , erano in rotta per Malta, con tutti i documenti regolari per tale destinazione; perché la nave napoletana al momento del fermo batteva bandiera inglese e non aveva affatto le carte in regola per essere autorizzata alla cattura: tanto più che il clipper era veramente americano, sotto il comando del capitano americano Samuel Donnei. Quest'ultimo argomento aveva una particolare efficacia, sia perché l'opinione pubblica americana era favorevole a Garibaldi, ma soprattutto perché, come l'incaricato d'affari napoletano a Washington Pasquale Massone ricordò in un suo scritto al ministro Luigi Carata,28* era ancora vivo il ricordo dell'epi­sodio di cui era stato protagonista a Smirne l'energico capitano americano Ihgraham che per difendere il profugo ungherese Koszta aveva minacciato di bombardare la città. Da parte sua, per le vie diplomatiche, Cavour si limitò a scrivere al ministro Daniel: Je n'ai pas le moindre doute que de son coté le Gouvernement dea Etats Unis [...] prendra aussi les mésures nécessaires pour faire respecter son pavillon.
Più regolarmente si svolse la successiva spedizione guidata da Enrico Co-senz, partita il 1 luglio, con equipaggiamento completo e tanto perfetto che egli si sentì in dovere di ringraziare in due lettere (26.YI e 1.VII) la Dire­zione per la particolare precisione e per la puntualità rispettate nell'invio di tanto complesso materiale. Egli giunse senza incidenti in Sicilia, così che potè portare il suo contributo di eroismi e di sangue nella cruenta battaglia di Milazzo.
Da Genova aveva recato con sé la bandiera tricolore che era stata segreta­mente confezionata per Garibaldi dalle donne udinesi.
Fra la partenza di Cosenz e la chiusura ufficiale del funzionamento della Direzione milanese, avvenuta di fatto in coincidenza con la spedizione Tiirr, s'inserì l'infelice tentativo mazziniano di stornare dalle operazioni di Garibaldi nelle Due Sicilie, un grosso contingente di uomini, di armi e di altro prezioso materiale per cercare un'avventura autonoma nello Stato della Chiesa.29* L'ese­cutore materiale del tentativo fu il medico patriota Agostino Bertani il quale, inconscio secondo alcuni suoi detrattori, dell'indubbia sproporzione esistente fra le sue personali capacità e la posizione che gli sembrò di poter conquistare inserendosi nel vuoto creatosi con il dissidio fra Mazzini e Garibaldi, si fece protagonista di quell'episodio che minacciò di recare gravissimi danni alla
M> V.: HOWARD R. MASSARO, art. cii.
29) Ooto che l'idea di una spedizione a titolo diversivo era venuta innanzitutto allo stesso Garibaldi il quale, tuttavia, per poter usare ogni forza disponibile contro l'esercito borbonico e per non disturbare i piani politici di Cavour e del re nell'instabile equilibrio europeo del momento, vi aveva rinunciato.