Rassegna storica del Risorgimento

ARCHIVIO DI STATO DI MODENA ARCHIVIO FINZI; FINZI GIUSEPPE CART
anno <1981>   pagina <210>
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Vanio Campagnoli
quio avuto da G.C. Abba presso Monreale con il monaco padre Carmelo illu­mina con crudo realismo, più di qualsiasi disquisizione, il baratro esistente fra due punti ideologici, entrambi di sicura validità. Osservò padre Carmelo:
... e non mi hanno saputo dir altro che volete unire l'Italia.
Certo: per farne un grande e solo popolo.
Un solo territorio!... In quanto al popolo, se soffre soffre: ed io non so che vogliate farlo felice.
Felice! Il popolo avrà libertà e scuole.
E nient'altro interruppe il frate ; perché libertà non è pane e la scuola nem­meno. [...].
Dunque, che ci vorrebbe per voi?
una guerra non contro i Borboni, ma degli oppressi contro gli oppressori grandi e piccoli, che non sono soltanto a Corte, ma in ogni città, in ogni villa [...]. Cosi è troppo poco.
L'episodio delle turbolenze avvenute a bordo dell'/sère della spedizione Bertani appare oggi assai meno tragico di quanto non lo vedesse il bravo avvocato Cressini. Esso è soltanto la prova di quanto complessa sia stata nelle sue componenti politico-sociali l'ispirazione di base del movimento risorgimen­tale italiano, cosa già nota, d'altra parte, per analoghe manifestazioni verificatesi nel corso della prima guerra per l'indipendenza.
Per completare le informazioni che si ricavano dalle lettere di Cressini sul conto di Agostino Bertani, è da ricordare che a Genova egli si era meritato l'appellativo di Guillom per le sue manie di grandezza, per l'oro sprecato sulle divise dei suoi graduati e per l'imponente stato maggiore che lo scortava, con grande contorno di trombettieri e di tamburini.
Dopo la partenza da Genova, egli si era fermato nel golfo degli Aranci, dove spendeva trentamila franchi al giorno per i settemila uomini inattivi su sei vapori. Se le informazioni trasmesse da Cressini furono esatte, il tentativo di Bertani venne a costare tre milioni; secondo altri conteggi accettati dal Luzio, il costo totale di esso sarebbe addirittura salito all'enorme cifra di 6.201.000 lire italiane.
Nel frattempo, il 13 agosto, anche il generale Tiirr33) era partito per Mes­sina dove alcuni giorni dopo lo avrebbe raggiunto un battello a vapore, il Pro-vence, ... con 500 uomini, tutte le armi che io (Cressini) tengo in deposito con­segnatemi dal Governo e tutti gli oggetti speditimi da codesta Direzione .
La lettera con la quale è stato iniziato il presente articolo fu scritta dunque nel momento della crisi più acuta per la campagna garibaldina e per tutti gli
ritorno in Sicilia, ved. anche: FRANCESCO DI STEFANO e F. LUIGI ODDO, Storia della Sicilia dal 1860 al 1910, Bari, 1963.
L'episodio di padre Carmelo, ohe segue, si trova in: G. C. ABBA, Da Quarto al Vol­turno. Noterelle di uno dei Mille, Bologna, 1891, p. 75 sgg.
33) Stefano Tiirr, che proveniva dalla Legione Ungherese sciolta in Piemonte dopo l'armistizio di Villafranca, fu assai utile alla spedizione di Garibaldi, oltre che per la sua ben nutrita esperienza militare (fu con il Generale da Quarto fino a Palermo, da cui si allontanò solo per curare una ferita) anche per i suoi ottimi rapporti con il governo pie­montese e con Io stesso re, che gli servirono per ottenere sovvenzioni ed approvvigiona­menti a favore dei combattenti nel sud d'Italia.
W) A.SJVI, - Archivio Finsi, h. 10. Lettera del 13 agosto 1860 da Genova, alla Direzione.