Rassegna storica del Risorgimento
ARCHIVIO DI STATO DI MODENA ARCHIVIO FINZI; FINZI GIUSEPPE CART
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1981
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Il 1860 nelle carte di Giuseppe Finù
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apparati militari, politici, amministrativi ed umani che vi erano implicati: crisi per Garibaldi che fa il grande passo dalla Sicilia alla rimanente parte del regno di Napoli, ritenuta la più legittimista e la meglio armata; egli ha scarsissimi mezzi finanziari, e non sa neppure quanti dei volontari locali, insorti per la liberazione dell'isola dal dominio borbonico, ma soprattutto per rivendicazioni sociali, lo vorranno seguire nella guerra per l'indipendenza e per l'unità di tutta l'Italia, per un ideale, cioè, in loro non ancora sufficientemente maturo; crisi per Cavour e per il suo governo, che già tre mesi prima aveva rischiato di cadere a causa dell'opposizione interna all'appoggio dato a Garibaldi, e che ora non soltanto a Napoleone III ex allealo, ma a tutta l'Europa legittimista dovrà rendere conto di un programma di espansione ben più ampio di quello da essa temuto, ma comunque fino ad allora più o meno bene tollerato; crisi per il gran numero di giovani che, spesso dopo aver abbandonato la famiglia in zona ancora austriaca, sognano, a Milano, a Genova ed un po' dovunque di poter partecipare coll'insegna della camicia rossa alla gloria della liberazione d'Italia, ed invece dovranno tornare alle proprie case; e crisi, infine, per la Direzione per il milione di fucili, la quale ha oramai praticamente esaurito i propri fondi e con essi la parte veramente dinamica del proprio compito.
Le parole di tono tanto pessimistico, scritte da Cressini forse frettolosamente in un momento in cui le troppe e troppo intricate forze in giuoco non lasciavano intravedere una chiara e favorevole soluzione della vicenda garibaldina, lasciarono certamente con il fiato sospeso il lettore dei tempi suoi. Nella realtà, fortunatamente, i timori allora giustificati caddero tutti e le possibili iniziative governative prospettate da Cressini, ma in sé assai pericolose per un Piemonte ancora isolato nel quadro politico mondiale, non furono necessarie; il tempo, la volontà dei patrioti, la buona guida politica e (perché no?) una certa dose di fortuna consentirono il superamento dei più conturbanti ostacoli: Garibaldi portò a termine, fino all'incontro di Teano, quella che i più avevano definito la impossibile conquista del regno delle Due Sicilie; nel gioco degli equilibri europei Cavour seppe trovare il posto per la sua Italia in crescita; Mazzini, Bertani, Crispi ed i loro fedelissimi, pur mantenendo viva in Italia e nel mondo l'idea della completa realizzazione dell'indipendenza e dell'unità nazionale, non crearono grosse difficoltà al governo, magari attendendo eventi più favorevoli per i loro ideali repubblicani o scivolando, come fecero alcuni, verso la monarchia riconosciuta strumento indispensabile per la realizzazione dell'unità italiana.
Pietro Correr e il conte Michele Amari rimandarono a casa, coi dovuti modi, i loro volontari veneti e lombardi.
Persino la commovente spedizione dei seminaristi, dei quali si fa cenno nella lettera di Cressini, andò a compimento. Erano essi venti giovani lombardi al di sotto dell'età legale >, e cioè minorenni, scelti fra molti altri che, pronti ad
35) Los Siciliens se montrent de moina en moins disposcs à quitler leur ile pour allcr tester le aventures sur le conlinent. L'Unite Italiennc est encore une abslraction pour le plus grand nombre d'entre eux . Dalla lettera del 12 agosto 1860 del vice-console francese a Messina, Hugues BoulanI, riportata da F. BOYER in Garibaldi et lea Siciliens
àt.
36) a Bisogna chiudere il varco a nuove diserzioni austriache e a refrattari che anelano combattere la santa guerra dell'unificazione . Lettera della Direzione al conte Michele Amari, a Torino, in data 18 agosto 1860, in A.S.M. Archivio Finzi, b. 10.